Il Tirreno

Livorno

«Il Comune ci ha ignorati potevamo autotassarci»

di Giorgio Carlini
«Il Comune ci ha ignorati potevamo autotassarci»

Il rammarico di negozianti e associazioni di categoria: «Il centro sarà più triste Insieme avremmo potuto trovare una soluzione, ma non siamo stati coinvolti»

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LIVORNO. Un vuoto carico di significati, che dal punto di vista emotivo va ad inserirsi in una situazione di crisi già evidente nella nostra città: la mancanza del tradizionale albero di Natale in piazza è il segnale più evidente della crisi che sta attraversando Livorno.

Eppure, diversi commercianti del centro e le associazioni di categoria pensano che se fossero stati coinvolti in tempo utile, sarebbe stato possibile trovare una soluzione alternativa. L’albero di Natale è infatti considerato- soprattutto da chi lavora in centro - un elemento caratteristico per la città, al quale è difficile rinunciare anche se la scelta, come ha spiegato il motivo, è stata dettata dalla mancanza di fondi. Come ribadito dall’amministrazione, la rinuncia all'albero si spiega infatti con la volontà di salvare l'Istituto Mascagni e di destinare le spese a altre voci urgenti del bilancio. Ma è la tempistica della decisione a lasciare l'amaro in bocca ai commercianti, soprattutto perché c'è chi ora fa sapere che con un coinvolgimento delle associazioni sarebbe stato possibile trovare risorse per garantire la presenza dell'albero in piazza Grande o piazza Cavour.

C'è poi chi si chiede se era davvero indispensabile tagliare sui costi di una festa così sentita dalle famiglie e dai più piccoli, e chi invece rileva con amarezza come l'aria natalizia si respiri più nei grandi centri commerciali che non per le vie della città.

La "colletta" di Confesercenti. «Comprendo le ragioni che hanno spinto l'amministrazione al sacrificio, ma proprio nel momento di difficoltà sarebbe stato auspicabile condividere l'analisi con gli operatori commerciali. Forse tutti insieme avremmo potuto trovare i fondi per l'albero». Maristella Calgaro, presidente di Confesercenti, rivela che «le associazioni di categoria si sarebbero potute autotassare, coprendo almeno una parte della spesa». «Il dispiacere è grande - prosegue Calgaro - perché l'assenza del tradizionale simbolo natalizio si ripercuote sull'umore della città, già a terra per la situazione di crisi. Il commercio è in condizioni critiche, anche nei numeri delle vendite natalizie. Manca quel tipico senso di felicità: l'assenza dell'albero rischia di aumentare la tristezza del momento e non invoglia gli acquirenti a visitare il centro».

Il rammarico di Confcommercio. Anche per Giannantonio Cesari la mancanza dell'albero è motivo di rammarico, perché «non ci sarà quel simbolo che dava l'idea di una festa universale». Per il presidente di Confcommercio sarà «un motivo in più per essere depressi, più di quanto già non lo siano i commercianti», e sarebbe stato forse opportuno «risparmiare su altre voci, racimolando qualche migliaio di euro per le decorazioni natalizie».

«Il Comune - ammette Cesari - ha senz'altro le sue ragioni, ma spesso ho l'impressione che, nel nostro Paese, si facciano tagli su aspetti minimali e non si abbia il coraggio di intervenire dove si potrebbe ottenere molto di più. L'albero- è forse anche una questione di "immagine": l'amministrazione ha voluto dare un segno tangibile. A prescindere dalla bontà o meno della scelta, tutti si accorgeranno di quanto sia grave il momento".

Le feste? Solo nei maxinegozi. I proprietari della gelateria Dolcefreddo di corso Amedeo sono da sempre impegnati nel promuovere iniziative per rilanciare il cuore della città. Normale quindi che anche qui si esprima il dispiacere per una scelta che, stando al parere di tanti negozianti, penalizzerà le piccole attività in favore dei centri commerciali. «L'albero - afferma Elena Bottici - era uno dei pochi segni tangibili delle festività in centro da parte dell'amministrazione. Il resto è a carico dei commercianti, ma luci e decorazioni sono sempre meno, e il colpo d'occhio quest'anno è meno bello del solito. Vi posso confermare che fino ad oggi il Natale non si è avvertito in città». Secondo Bottici, i livornesi «non sono più motivati a passare un pomeriggio in centro: preferiscono i grandi spazi commerciali, dove trovano luci, feste, Babbo Natale e chissà quanti alberi addobbati».

Sì a eventi alternativi. Una voce in parte fuori dal coro è quella di Maria Teresa Talarico, proprietaria dell'omonima gioielleria di via Grande. «La scelta dell'amministrazione è anche apprezzabile, purché si faccia economia su tutto allo stesso modo. Dubito che un albero avrebbe fatto la differenza in un quadro così desolante». Per Talarico si sarebbero potute però mettere in campo altre iniziative altrettanto significative e magari meno costose. «Il presepe vivente è un evento di grande successo in tantissime città: con le associazioni culturali poteva essere realizzato a una spesa contenuta. Oppure - aggiunge - il Comune avrebbe potuto piantare un albero vero in un punto strategico della città. Sarebbe stato un messaggio educativo per i giovani e pur sempre un simbolo: non delle feste, ma della crisi del 2014, non tanto lontana da quella del '29».

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