Gioco
«Porto 2000, lavoratori preoccupati»
Rsa contro Port Authority: quali conseguenze porterà la privatizzazione?
LIVORNO. «I 6 mesi di ritardo con i quali termineranno i lavori di dragaggio del molo Italia lato nord, ovvero il primo tassello del Prp, sono la più palese dimostrazione che per realizzare interventi di questa natura e anche per quanto concerne la delocalizza«zione di altre imprese, non è possibile indicare tempi e scadenze scritte e certe.
E allora nel caso in cui non venga rispettato il cronoprogramma degli interventi che succede a Porto 2000? Quali misure e quali risposte adotteranno i futuri investitori? E soprattutto, quali conseguenze sul fronte occupazionale?».
Sono le riflessioni e i timori delle Rsa di Porto 2000, Enrico Barbini per la Filcams Cgil, Claudio Bitossi per la Fisascat Cisl, Fabio Bicchierini perla Uiltucs.
L’indice è puntato contro la Port Authority. «A domande legittime come queste i lavoratori non hanno ricevuto ad oggi risposte chiare ed esaustive,l'Autorità portuale su questi temi si è limitata a darci solo garanzie verbali».
Nel mirino dei rappresentanti dei lavoratori, è chiaro, c’è la prossima privatizzazione della società. «La recente inappellabile sentenza di un organo giurisdizionale e costituzionale come il Consiglio di stato, oltre a sancire le competenze del vettovagliamento e dell'attività crocieristica, elimina relativamente agli obblighi di cessione delle quote della legge 84-94 molti elementi vincolanti, avvalorando le posizioni che i lavoratori da sempre sostengono sulla privatizzazione della Porto 2000. La privatizzazione a questo punto, non riguarderebbe la Porto 2000 ma l'intero porto passeggeri. Sarebbe più opportuno far uso del buon senso, favorendo, in attesa delle varie delocazioni un piano programmatico per rilanciare i traffici e acquisendo prima le concessioni delle banchine e successivamente la messa in atto degli investimenti».
«Il piano regolatore - sostengono le Rsa - è rimasto a metà strada tra la regione e il Comune. L’accordo oneroso con Cilp significherà che parte degli utili destinati agli investimenti e allo sviluppo continueranno a finire nelle casse sbagliate».
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