Gioco
PICCOLI PICCOLI SOTTO L’ALBERO GIGANTE
CRISTIANA GRASSO. Eravamo piccoli piccoli, con i nostri cappottini per le feste comprati alla Casa del bambino e le scarpe di vernice, piccolissimi di fronte a quell’albero che non finiva più e...
CRISTIANA GRASSO.
Eravamo piccoli piccoli, con i nostri cappottini per le feste comprati alla Casa del bambino e le scarpe di vernice, piccolissimi di fronte a quell’albero che non finiva più e sembrava arrivare in cielo, là dove di sicuro la Befana ci stava sorvegliando per la storia dei dolci e del carbone mentre Babbo Natale da qualche parte preparava i pacchi. Svettava in piazza Cavour, era bello e riccamente addobbato, era un albero degno del boom e di giocattoli che non erano più chimere come lo erano stati per i nostri genitori.La magia di quei giorni, i giorni prima di Natale, ruotava tutta attorno a quell’abete gigante che si faceva ammirare e sprigionava l’odore della festa, il piacere del dono, il fascino della sorpresa. Bambini di altri tempi, alberi di altri tempi. A chi non viaggiava molto (ed erano in pochi a viaggiare) la piazza in quei giorni sembrava il centro del mondo, la tv c’era ma non c’erano collegamenti con New York a farci venire i complessi del parente povero. Naso all’insù, per mano ai genitori, magari prima di infilarsi in un cinema a piangere per Bambi, ci sentivano ricchi e fortunati. Euforici, più buoni. Anche un po’ spaventati perché di Babbo Natale ce n’era uno solo, ci giudicava. Non lo incontravi in improbabili casette, per strada o la notte della vigilia con la voce del nonno travestito. E davanti a quell’albero enorme non avevamo dubbi: noi piccoli piccoli, il Natale e i suoi riti infinitamente grandi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google