Gioco
Livornese al primo reality tv sulle due ruote
Alessandro Boncompagni, dipendente Labromare e gran passione per il ciclismo, è stato selezionato fra i dieci protagonisti del primo reality tv sul mondo delle due ruote: in onda il venerdì su Bike Channel (canale 214 di Sky), il 12 l'ultima puntata
LIVORNO. L’ultima frontiera del reality è la sfida su due ruote: appassionati amatoriali di ciclismo che si impegnano allo stremo su passaggi da Giro d’Italia agli ordini di un ex campione del passato come Paolo Savoldelli nelle vesti di giudice. Se stiamo parlando di questa iniziativa del canale Sky Bike Channel canale 214, è perché vede fra i dieci protagonisti un livornese: si tratta di Alessandro Boncompagni, al lavoro da 13 anni in Labromare, che ha alle spalle una carriera sportiva che “prima degli ultimi sette-otto anni in sella a una bici, era iniziata con il basket con dieci anni di giovanili nella Pallacanestro Livorno, poi il canottaggio nel Vvf Tomei e qualche anno nell’ambiente remiero del Palio”. E aggiunge: “Dopo la mia vita in famiglia con Claudia e con i miei figli (Diego di 15 mesi e Sara di 8 anni) e dopo l’impegno lavorativo, nel tempo libero è quella della bici la mia passione a livello amatoriale-agonistico”.
Bike Channel è un canale “seguitissimo da noi appassionati delle due ruote”, dice Boncompagni. Il primo reality sul ciclismo sta andando in onda il venerdì dalle 21 e il 12 dicembre è prevista l’ultima delle sei puntate. In campo nel reality due squadre di cinque ciclisti ciascuna (tre uomini e due donne) che vengono “realmente organizzate come due squadre professionistiche: dai materiali utilizzati (bici e vestiario) a macchine e team completi al seguito”, spiega l’atleta livornese. Obiettivo: sulla rotta da Milano a Roma vengono costruiti itinerari comunicati giorno per giorno dal giudice Paolo Savoldelli. C’è da affrontare la tappa e concluderla entro un tempo limite ma anche superare prove speciali diverse ogni volta.
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Com’è nata l’idea di partecipare al reality?
“Semplicemente dando un’occhiata al sito di questo canale Sky (www.bikechannel.it): lanciavano l’idea e, siccome rientravo nei requisiti richiesti, ho deciso di mandare la candidatura. Eravamo in 2mila a esserci fatti avanti, nell’estate ci hanno chiamati in 80 negli studi di Milano per un provino. Poi nuova selezione: scelti in venti per l’ultimo round preliminare sul Lago di Como. Precisamente sul Ghisallo…”
E’ un luogo-mito per qualunque ciclista: c’è un santuario della Madonna patrona dei ciclisti e c’è un bel museo del ciclismo…
“Qui si sono svolte prove pratiche in gruppo: un giro di una trentina di chilometri in cui ognuno doveva dare il meglio di sé mostrando dimestichezza con la bici e saper stare in gruppo a certe velocità. Poi una ulteriore prova, la cronoscalata del Ghisallo con partenza dal Lido di Bellagio: dieci chilometri di salita dura, è un po’ il simbolo del Giro di Lombardia”.
Da dove è saltata fuori questa passione?
“La passione per la bici è sempre stata un chiodo fisso. Nell’anno del militare ho interrotto l’attività agonistica da canottiere e ho comprato la mia prima bici da corsa. E’ vero che sono tornare a cimentarmi con i remi dopo un anno, ma ho lasciato nel cassetto un sogno: mi ero detto che un giorno sarei tornato in sella e mi sarei tolto qualche soddisfazione anche a livello semplicemente amatoriale. Poi per vari motivi ho deciso di interrompere l’attività remiera e mi sono interamente dedicato alle due ruote. Pian piano il tempo dedicato alla bici è aumentato: fino a diventare, dopo famiglia e lavoro, l’unica altra cosa che riempie il mio tempo libero”.
Ma fin qui hai semplicemente confermato che è la tua passione. Ripeto: come mai?
“La bici è sinonimo di libertà: hai modo di assaporare ambienti e paesaggi differenti percorrendo tanti kilometri. Ma forse non è finita qui, c’è dell’altro…”
Dell’altro cosa?
“E’ la possibilità di durare fatica, tanta fatica: quella fatica senza la quale, quasi in maniera sadica, non so stare. E’ la voglia di scaricarsi la mente, lasciare le preoccupazioni della vita quotidiana. Insomma, al termine della giornata devo aver portato il mio fisico allo stremo, aver durato tanta fatica. Ecco, a quel punto mi sento veramente in pace per godermi tutto il resto”.
Ma il debutto nel ciclismo quando c’è stato?
“Nel 2006, all’insegna del vecchio metodo fai-da-te. Tre anni più tardi, mi sono affiancato alla squadra del CicloMotorShop di via de Larderel e in seguito, maturata maggiore esperienza, l’anno scorso mi sono aggregato alla squadra di Carlo Falaschi, confermando la mia passione agonistica”.
Facciamo un po’ di album delle gare e dei piazzamenti.
“Nel 2010 e nel 2011 ho partecipato al Giro del Granducato di Toscana, tra i principali circuiti di GranFondo a livello nazionale: ce l’ho fatta a rientrare nei primi 15 in classifica generale. Poi ho partecipato a gare amatoriali in circuito in ambito regionale, con una dozzina di corse a stagione e qualche piazzamento. Non è mai mancata l’attività all’interno delle squadre: ho sempre dato una mano nell’organizzazione e alla vita sociale”.
C’è qualche episodio da raccontare?
“Mi ricordo una domenica mattina, era credo la fine del 2008: mi aggregai al gruppone dei “Crociati” (la squadra del Team CicloMotorShop). Andavano a scalare il Monte Serra dopo averlo aggirato fino al versante lucchese di S. Andrea di Compito. Una durissima salita di 9 chilometri con pendenze fino al 14%. Riuscii a tener bene per tutta la salita la ruota del capitano Fabrizio Martini. Lui con il ghigno di uno con esperienza da amatore gran fondista, mi disse: “Tu con pochissimi kilometri nelle gambe e con quel cancello di bici (riferendosi alla mia prima bici…) sei qui e ne hai ancora più di me? Vai allora, sei forte e hai stoffa in bici, vedrai che ti toglierai delle soddisfazione tra qualche anno”. Il giorno dopo entrai a far parte della loro squadra”.
Il tuo sogno in bici?
“Il primo che mi viene da dire è che, se avessi potuto o saputo che il ciclismo avrebbe fatto per me, lo avrei fatto già da bambino come ho fatto per il basket prima e per il canottaggio poi. Magari chissà, mi sarei potuto togliere qualche soddisfazione in più. Lasciando da parte quel che poteva essere e non è stato, mi piacerebbe conoscere di persona qualche professionista o ex professionista per toccare con mano l’ambiente. E magari, perché no, vivere qualche giorno in prima persona da professionista in una corsa a tappe…”
Il reality in qualche modo è stato proprio una cosa del genere…
“Sì, forse potrei aggiungere che ciascuno sogna il successo e in questo caso non potrebbe che essere quello di vincere una corsa importante e alzare le mani sul traguardo. Ma sono altrettanto cosciente del fatto che dovrei intensificare ancora di più il tanto tempo che già dedico a questa disciplina. E le condizioni attuali personali non me lo permettono”.
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