Gioco
L’infermiera disperata «Ho provato a salvarlo ma era già in coma»
Ha assistito alla scena e ha prestato i soccorsi al giovane prima dell’arrivo del 118. «Il suo telefonino squillava...»
LIVORNO. «Il telefonino di Simone squillava, squillava in continuazione mentre io tentavo di fargli un massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Poi l’ha raccolto un poliziotto. Alcuni minuti dopo sono arrivati la mamma e il babbo, ma il ragazzo era già morto. Ho visto quei genitori gridare davanti al lenzuolo bianco: non me lo toglierò mai dalla mente».
Sono quasi le cinque del pomeriggio in via del Levante. Daniela Torsi non si dà pace. Nella sua vita da infermiera al pronto soccorso di viale Alfieri ha visto di tutto, ma non basta per spazzar via dagli occhi quei flash maledetti, quel bimbone di 17 anni che le stava morendo davanti e lei impotente a tentare un massaggio cardiaco che non sarebbe servito a niente, e poi gli attimi successivi. «Avrei voluto salvarlo, avrei voluto salvarlo, ma non c’era niente da fare», ripete con le pupille lucide, lo sguardo perso nei lampeggianti delle ambulanze che squarciano il cielo che si sta facendo scuro.
«Mi stavo immettendo su via del Levante provenendo dallo svincolo di Decathlon quando ho visto quel ragazzo volare sull’altro lato della strada. Sono scesa dall’auto, ho attraversato la carreggiata e sono corsa da lui. Aveva le pupille dilatate, ma il cuore batteva ancora», racconta l’infermiera Torsi. E’ stata lei la prima a soccorrere Simone. E a capire la gravità di quell’atterraggio violento, la faccia contro lo spartitraffico proprio nel punto in cui il casco non integrale lascia un varco, il volto tumefatto dopo aver sbattuto sul terreno, forse sul marciapiedi. «Mi sono fatta chiamare il 118 dagli altri automobilisti che si erano fermati sul posto, ho parlato col medico di turno. Simone aveva ancora il casco allacciato, era a pancia in su. L’ho messo sul fianco, il sangue scorreva sul suo volto, la mandibola era frantumata. Ho ispezionato subito il cavo orale, volevo capire se qualcosa ostruiva la respirazione. Credo ci fosse un’emorragia interna in corso. Il battito era debole, le pupille dilatate, ho tentato il massaggio cardiaco aspettando l’arrivo dell’ambulanza, ma è stato invano. Dopo pochi attimi il suo cuore ha smesso di battere».
La sequenza tracciata dall’infermiera degli ultimi minuti della vita di Simone Brilli è scioccante, come se il viaggio in sella a quel motorino lo avesse portato direttamente tra le braccia della morte. Il passaggio è stato un istante: «Credo che non abbia sofferto, non si è accorto di niente - dice Daniela Torsi -. Nel momento in cui è atterrato su quello spartitraffico è andato in coma e non si è più ripreso».
(g.cor.)
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