La protesta
Bacci nuovo segretario, ma l'affluenza è un mezzo flop
Il sindaco renziano di Collesalvetti, ce l'ha fatta a superare al fotofinish (per soli 36 voti) la soglia del 50% ed essere incoronato al primo turno segretario della federazione
LIVORNO. Esattamente sei mesi dopo la clamorosa sconfitta alle elezioni comunali, il Pd è tornato a votare. L’occasione era l’elezione del nuovo segretario della Federazione: ha vinto d’un soffio il favorito Lorenzo Bacci, che si è affermato sugli altri quattro candidati con il 51, 01%. In città sono andati a votare solo in 2.200. In tutta la federazione, da Collesalvetti a Bibbona, in 3.694. Tradotto: appena 1.400 persone in più rispetto agli iscritti al partito, che a novembre erano crollati a 1.250 a Livorno e 2.220 in tutto il territorio (erano 4mila nel 2013...).
Il neosegretario in tutta la federazione ha incassato 1.870 voti e fino a quando non sono saltate fuori le schede della California ha rischiato di finire al ballottaggio: in discussione, infatti, non c’era la sua affermazione (a separarlo dal secondo, Leonardo Conforti, ci sono più di mille preferenze), ma il superamento della soglia del 50%. Alla fine 36 voti gli hanno evitato il ballottaggio in assemblea, dove avrebbe dovuto vedersela con le correnti interne. Così da oggi prende il timone dell’acciaccato partito livornese.
Bacci, appena eletto, prova a dire che quello di ieri non è stato un flop di partecipazione: «Dopo un periodo di assenza, 3.600 persone, numero ampiamente superiore agli iscritti – dice – è venuto a votare: un gesto che dà vigore, fiducia, credibilità nuova al Pd». «È stata la prima volta – aggiunge – che si è scelto un segretario di Federazione con primarie aperte». Ma è evidente che la corsa ai seggi non c’è stata. Anzi. L’affluenza è ko e il primo compito del giovane sindaco renziano di Colle sarà proprio provare a riavvicinare una città che oggi è governata dai Cinque Stelle e che domenica 7 è apparsa ancora molto distante dal partito. Lo sa bene Bacci, che appena viene eletto, con l’applauso dei suoi che scoppia intorno alle 22 di domenica 7 in via Donnini, chiede un «sostegno» agli altri candidati e «uno sforzo collettivo perché questa non sia solo l’affermazione di una candidatura. Dopo un periodo di assenza era importante avere un segretario: il mio interesse sarà far sì che il Pd sia percepito come un partito aperto, concreto, credibile».
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In Federazione, una volta ufficializzato il risultato, restano ad ascoltarlo sia Leonardo Conforti che Pietro Caruso, secondo e terzo alle urne. Ci sono dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini al consigliere comunale Alessio Ciampini. Non si vedono né il capogruppo Marco Ruggeri né l’ex segretario comunale Jari De Filicaia, capolista di Conforti e molto critico con il Pd formato Renzi. Bacci lancia un messaggio chiaro. Prima ai suoi: «A Livorno finisce l’epoca delle correnti, i territori in difficoltà e i tanti cittadini che stanno perdendo il lavoro ci chiedono concretezza». Poi all’amministrazione a Cinque Stelle: «La sfida che lancio al sindaco e al M5S è a parlare di cose concrete, di come rilanciare i nostri territori. Sappiano che il Pd è qui, che sarà il primo punto di riferimento, mettiamo da parte polemiche sterili, stiamo parlando di lavoro, non di elezioni regionali».
I numeri sono questi: vince Bacci col 51,01% (1.870 voti), seguito da Leonardo Conforti col 23,19% (850 voti), Pietro Caruso col 14,57% (534), Oriana Rossi col 7,34% (269 voti) e Andrea Auteri col 3,87% (142 voti). Nel capoluogo i voti di Bacci sono quasi mille, Conforti ne prende 502, ma per lui ci sono percentuali bulgare (anche oltre il 75%) sia nella roccaforte di Shangai che al Carli Salviano...
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