Il Tirreno

Livorno

Vivono nei sotterranei dell’ospedale fra i carrelli del trasporto salme

di Lara Loreti
Vivono nei sotterranei dell’ospedale fra i carrelli del trasporto salme

Gli operai di una ditta appaltatrice trovano una coppia di giovani nel degrado sotto al quinto padiglione Fra tubi arrugginiti, soffitti bassissimi, calcinacci, vetri rotti: e il cibo nelle scatole di materiale sanitario

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LIVORNO. L’immagine che resta più impressa della casa della vergogna, nei sotterranei dell’ospedale, sono quelle strisciate di sangue sul muro del “bagno”, a cui si aggiunge una ditata rossa sull’interruttore della luce. Per entrare basta sfondare con un colpo secco una porticina rossa, tutta sporca, su cui c’è una scritta che, applicata a un posto del genere, sembra quasi una Tracina del Tirreno: “Tenere pulito è più facile che pulire”. Ma c’è poco da ridere: basta guardarsi intorno. Tubi arrugginiti, muffa ovunque, ragnatele. L’odore forte di escrementi non è andato via, nonostante la parziale bonifica fatta dall’Asl. Camminare in quell’ambiente, alto a malapena un metro e novanta, è un percorso a ostacoli: c’è una coltre di vetri rotti, fili di ferro, calcinacci e sporcizia di ogni tipo su tutto il pavimento. Due stanze, pochi metri quadri, nel ventre dell’ospedale, trasformati in alloggio da una giovane coppia di senzatetto.

Lei livornese di 20 anni, lui tunisino di 33, sposati, hanno occupato un tratto dei sotterranei del quinto padiglione, vivendo in condizioni igieniche disperate. Hanno preso dei materassi di risulta, utilizzati per il trasporto salme, li hanno sistemati su bancali di legno, recuperati dai magazzini, e come comodini hanno utilizzato delle cassette ospedaliere usate per il trasporto di materiale sanitario e organico. Da una parte, è possibile vedere una pila di mattoncini sistemati a ferro di cavallo, con all’interno della cenere: è l’angolo cottura, dove i due cucinavano, in una situazione di pericolosità estrema. Si pensi che in quel piccolo spazio, l’unico ricambio d’aria è dato da una finestrella, parzialmente oscurata da una fitta rete di grate sporchissime, che affaccia al livello del suolo.

Un tugurio scoperto giovedì mattina. A segnalare quella situazione assurda sono stati degli operai di una ditta esterna che, verso le 9, sono andati nei sotterranei per fare lavori di manutenzione ad alcuni impianti. E che sorpresa per loro aprire quella porticina e scoprire un mondo fatto di degrado e miseria. Gli operai hanno avvisato il 113 e a quel punto sono intervenute le volanti della polizia, che hanno constatato che la coppia per l’energia elettrica sfruttava la corrente dell’ospedale.

La polizia ha anche accertato che i due avevano rubato diversi arredi ospedalieri, comprese alcune scatole per materiale sanitario che loro utilizzavano come contenitori di cibo. Inutile dire che quegli stessi spazi erano anche sfruttati come servizi igienici: una situazione molto difficile, che è andata avanti per settimane. Evidenti i segni di vita quotidiana, dagli avanzi di cibo ai vestiti. In realtà nelle due stanzette i poliziotti delle volanti hanno trovato quattro giacigli. Ma al momento del sopralluogo, erano solo in due.

I coniugi sono stati denunciati per occupazione di suolo pubblico e per furto della corrente elettrica. I locali sono stati in parte puliti. La loro situazione è stata segnalata ai servizi sociali. Si tratta di due persone con problemi: lui è già noto alle forze dell’ordine per episodi di spaccio e lei come consumatrice. Ma è possibile che nessuno si sia accorto di loro? Eppure ogni giorno, ogni notte, facevano ritorno in quel luogo di degrado “scelto” come casa da chi non ha alternative. E non si tratta di un caso isolato. Ce ne sono altri di clochard che vivono così o peggio, anche all’interno dello stesso ospedale. Proprio ieri, un senzatetto è stato sorpreso a dormire alle soglie delle corsie del quinto padiglione. La povertà avanza. L’indifferenza anche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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