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«Tasse, manovra choc» Amato (Fi) accusa il M5S
LIVORNO. «Una nuova ondata di tasse sta per abbattersi in città. Dove sono finite le promesse fatte dal Movimento Cinque Stelle in campagna elettorale?». A lanciare l'sos mettendo sul tavolo i numeri...
LIVORNO. «Una nuova ondata di tasse sta per abbattersi in città. Dove sono finite le promesse fatte dal Movimento Cinque Stelle in campagna elettorale?». A lanciare l'sos mettendo sul tavolo i numeri della manovra che porterà a un aumento della pressione fiscale in città, a fronte anche di una sforbiciata da parte dello Stato, è Elisa Amato, capogruppo di Forza Italia, che presiede la commissione bilancio.
La consigliera forzista snocciola i dati: l'addizionale Irpef – dice – mantiene stabile l'aliquota di due scaglioni di reddito: il primo (44.341 soggetti) e il quinto (2.050 soggetti) scaglione di reddito. Ma aumenta in modo sensibile da 0,60 a 0,78% per il terzo scaglione (17.053 soggetti) e da 0,70 a 0,79% per il quarto (2.243 soggetti) e penalizza soprattutto il secondo scaglione di reddito, quello da 15mila a 28mila euro, passano da 0,50 a 0,77% nella fascia che raggruppa gran parte dei cittadini (40.868 soggetti) e «senza prevedere fasce di esenzione».
Amato se la prende anche col fatto che l’Imu ordinaria passa «da 9,6 a 10,6 per mille penalizzando fondi e strutture commerciali e industriali mettendo in serio pericolo le imprese e il permanere delle loro attività lavorative» (sulle seconde case «era già a 10,6, manovra necessaria, dicono, per garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dalle linee di mandato». Ma soprattutto: «La Tasi (in sostanza la vecchia Imu prima casa) che da 2,5 per mille passa a 3,5 per mille: tutto questo apporta una ulteriore spesa per i cittadini non indifferente».
La presidente della commissione bilancio fa qualche esempio concreto: «Su una rendita catastale di 350 euro la quota aggiuntiva da versare sarà di circa 59 euro, su una rendita catastale di 540 euro sarà di circa 90 euro, su una rendita di 600 euro sarà di 100 euro, su 800 euro circa 138 euro».
Non è ancora chiaro, invece, cosa accadrà della Tari (rifiuti). Nel corso dell'ultima commissione bilancio in Comune è trapelato che nel documento di programmazione economico-contabile di Palazzo Civico si ipotizza un aumento rilevante per la famiglie, se è vero che il gettito passerebbe dai 35 milioni di euro del 2014 ai 41 milioni del 2017. Una stangata. Però venerdì 5, terminato il consiglio comunale e all'indomani della commissione, l'assessore al bilancio Gianni Lemmetti ha riunito in fretta e furia i capigruppo delle diverse forze politiche per sottolineare, in sostanza, che sulla Tari non ci sarebbe niente di definito, ma solo rapporti e proiezioni interne non ancora varate dalla giunta, in attesa del Piano tecnico finanziario di Aamps.
Ma Amato (Fi) rincara la dose: il M5S aveva «promesso altro». Per l’esponente del centrodestra la manovra «inasprisce la pressione fiscale su una collettività già provata ed è il primo effetto di un dissesto economico che nei fatti esiste già». Senza contare che non c’è una normativa certa sui tributi: «con la legge di stabilità (che non è ancora stata approvata in via definitiva) si prevede una Local Tax che conterrà al suo interno Imu, Tasi e Irpef. Non si comprende tutta questa fretta che, se portata avanti, mi permetterei di dire che è proprio follia finanziaria e politica».
Figurarsi – aggiunge – che in campagna elettorale il M5S, esaminando i bilanci comunali della precedente amministrazione, denunciavano che il "capitolo Tasse e tributi" risultava essere veramente pesante per i cittadini livornesi: «A fronte di un reddito pro-capite bassissimo - si leggeva nel loro programma elettorale - si registra una tassazione da primi posti assoluti. Basti pensare all'Imu prima casa e all'addizionale Irpef con scaglioni che arrivano fino allo 0,8% senza previsione di fasce di esenzione». Così il programma elettorale del M5S – incalza Amato – prometteva esenzione dell'addizionale Irpef per i redditi fino a 28.000 euro e diminuzione dell'aliquota per i redditi sopra i 28.000 euro; poi riduzione del carico fiscale sul lavoro e sulle pensioni nel tentativo di dare impulso ai consumi e, in ogni caso, di alleggerire la pressione fiscale del comune sui propri cittadini». E invece adesso «sta succedendo il contrario e i vincitori delle elezioni comunali stanno ignorano completamente quanto promesso».
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