Gioco
Il racconto "Nastro Azzurro" vince "Parole in viaggio"
Quella della pisana Maria Caruso è una storia di tossicodipendenza e di speranza e si è aggiudicata il primo premio della competizione organizzata da Tirreno e Ctt Nord
LIVORNO. È una storia sul disagio sociale e sul perdono a vincere la tappa finale di “Parole in viaggio”. Ad aggiudicarsi la vittoria assoluta con “Nastro Azzurro” è Maria Caruso 52 anni, nata in Venezuela ma residente a Pisa. Maria, che lavora nel settore ospedaliero, ha sbaragliato gli oltre 80 racconti che in due mesi sono giunti alle redazioni del Tirreno di Livorno e provincia, Pisa e provincia, Lucca e provincia. Con il suo racconto si aggiudica un abbonamento annuale al servizio di trasporto pubblico e un weekend per due persone offerto da Cap viaggi, partner di Ctt Nord, che dice: “Ho deciso di donare ai miei figli”. Ieri mattina nella sede del Tirreno, accolta dal capocronista Alessandro Guarducci, Maria Caruso ha ricevuto il premio dal direttore del giornale Omar Monestier e da Riccardo Nannipieri, responsabile comunicazione della Ctt Nord. Al secondo posto, Giulia Silvestri con “Io rido”, per quanto riguarda l’area di Livorno e provincia e, al terzo, Francesco Lollini per Lucca e provincia con “Il viaggio in bus”, a entrambi va un abbonamento annuale al servizio di trasporto pubblico. “Nastro Azzurro” è una storia toccante, che affronta il tema della tossicodipendenza e l’amore di un padre e di una famiglia che accolgono il figlio appena uscito dal tunnel della droga.
È il racconto di un riscatto sociale e della voglia di vivere la vita con speranza. “Questa storia ha commosso molte persone – dice Maria Caruso – devo ringraziare mia madre perché per scrivere questo racconto ho preso spunto dai tanti aneddoti che lei mi ha narrato. Mi ha insegnato i veri valori della vita e io ho cercato di riportarli in questa storia. “Nastro Azzurro” ha dentro si sé un insegnamento molto importante e cioè che c’è sempre una possibilità per tutti di uscire dalle difficoltà e che spesso ognuno di noi ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa per poter tornare a credere in se stessi”.
Anche la storia di Giulia Silvestri parla di sociale: “Io rido” affronta il tema della disabilità con il sorriso sulle labbra. Nel racconto, una ragazza di nome Sheila incontra sul bus una mamma e il suo bambino costretto su una sedia a rotelle e non vede in loro la tristezza per un disagio ma il sorriso e la voglia di vivere. Giulia Silvestri ha 28 anni, è livornese e si divide tra il lavoro di segretaria per una scuola di arti marziali e la gestione di un baby parking, cioè un luogo che permette ai genitori di lasciare i propri figli in custodia per poche ore. “Ho ricevuto molti consensi positivi per il mio racconto – dice – in ogni storia che scrivo cerco sempre di lasciare un buon insegnamento per i bambini”.
È la storia di un ragazzo di 18 anni monotona e incolore che si accende di luce quando incontra una ragazza, quella raccontata da Francesco Lollini, arrivato terzo. Studente dell’Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei di Viareggio e residente a Massarosa, Francesco, 19 anni, ha deciso di partecipare al concorso per una rivincita personale: “Non tanto per la vittoria – dice - quanto per dimostrare agli altri quanto valgo davvero”. Tutti i racconti che, in questi mesi, sono arrivati alle varie redazioni, sono stati inseriti sul sito online del Tirreno dove possono essere letti.
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