Il Tirreno

Livorno

LA TESTIMONIANZA

"Cercavo una colf, mi hanno implorata per un lavoro da 150 euro"

L'ironica protesta di un gruppo di precari che espongono il cartello "offresi" sul proprio corpo
◗
L'ironica protesta di un gruppo di precari che espongono il cartello "offresi" sul proprio corpo

La testimonianza della scrittrice blogger Andrea Marcolongo appena trasferita a Livorno: in cerca di una colf e dogsitter si è trovata sommersa di persone che la imploravano di assumerla. E' la "generazione La prego prenda me"

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Cercasi collaboratrice domestica, 3 ore settimanali, e servizio di dog sitter in caso di mia assenza». Due righe di offerta di lavoro come un messaggio in bottiglia nel web sul portale subito.it: la prima a dire che come opportunità occupazionale «non mi sembra così allettante» è lei, la persona che ce l'ha messa. («12 ore mensili cane escluso, 150 euro di stipendio»). Parte da qui il racconto che Andrea Marcolongo, scrittrice venuta a vivere qui fra noi (in una casa sui fossi) facendo trasloco dalla vecchia abitazione («una fattoria in un bosco del Chianti»). Cerca «qualcuno che si occupi di me e, soprattutto, del mio cane», visto che stiamo parlando di una «nomade e con cane al seguito» che ha fatto «dieci traslochi in dieci anni».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10440770:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2014/12/06/news/caritas-sempre-piu-persone-normali-a-rischio-poverta-1.10440770]]

Quel che salta fuori da quelle due righe di annuncio è una storia che Marcolongo non vive più semplicemente come la situazione di chi cerca una colf bensì come un tuffo in un mondo neanche lontanamente immaginato. Diventa un racconto in un lungo post sugli “Stati generali", la piattaforma di Jacopo Tondelli (ex Inkiesta). Lo racconta a cominciare dai numeri che misurano l'impatto: «In 36 ore l'annuncio è stato visualizzato 628 volte. Ho ricevuto 129 chiamate, 16 sms, 10 mail».

Ma i numeri non bastano: anche perché «alla quarantesima telefonata, quando una ragazza ventenne si offre di venire a fare la dog sitter in treno da Grosseto, capisco che mi devo fermare». E sottolinea: «Il mio bisogno di una colf può attendere. Il mio bisogno di comprendere cosa sta succedendo in Italia, no».

Ecco che la scrittrice invia «60 sms alle ultime 60 chiamate perse: buonasera, sono Andrea, mi dispiace per non averle risposto. Se le va, le chiedo di scrivermi una frase riguardo la sua ricerca di lavoro». Tutti pensano di avere come interlocutore un uomo (Andrea). «E così le risposte che il gentilissimo signor Andrea riceve nel corso di tutta la notte diventano, la mattina, l’almanacco via sms dell’Italia in cerca di un impiego».

Marcolongo sente di avere a che fare con un magma umano che è «un collasso generazionale che annulla le differenze, anagrafiche e sociali, tra una generazione e l'altra». Con una differenza rispetto a quando «ai tempi dell’università, ad affacciarci sul mondo del lavoro eravamo noi ventenni, generazione mille euro». Tradotto: «Era scontato che le fortunate generazioni che ci avevano preceduto un lavoro l'avessero, eravamo noi a rivendicare il diritto ad un impiego. Oggi si è livellata una sola, immensa generazione formata da persone di ogni età e provenienza sociale che un lavoro non l'ha. La generazione “la prego, scelga me”».

Ecco che di fronte a quest’alluvione di appelli, Marcolongo passa al contatto diretto: 20 persone da conoscere faccia a faccia. «Una generazione senza età, ma con una sola supplica: “la prego, ho bisogno di un lavoro, scelga me”. E soprattutto una preghiera, una litania: “mi dia una almeno una possibilità, almeno lei”». La scrittrice si sente ringraziare («non per un lavoro, per un colloquio! ») con parole che  «mi fanno quasi piangere». Prova disagio e vergogna a «essere nelle condizioni di offrire un lavoro a gente con l’età di mia madre, di mio padre, di mio nonno, dei miei amici, dei loro figli».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10440772:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10440772:1652147876/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Di fronte le passa un caleidoscopio di umanità, un puzzle di esistenze ai margini. Come «Giovanna, livornese, 45 anni», che lavora di notte e ha bisogna di lavorare anche di giorno («sono separata e mio marito non paga gli alimenti ai miei figli»): lei «tira fuori dalla borsa uno straccio e si mette a pulire». Come Erica, che di anni ne ha 38: «Facevo la badante, venerdì è morto il mio signore, dispiace, ma con lui ho perso tutto, anche la casa, dormivo da lui». Come Lucia, che ha 41 anni e viene dall’Est: ha pulito tutta la vita («si offre di dormire a casa mia, le notti in cui non ci sarò, per far compagnia al cane e perché non ha il riscaldamento»). Come Marianna, 61 anni sulla schiena e origini romene, che vuol regalarle un grongo («io e mio marito viviamo in barca e facciamo peschina, ma questo pesce ha troppe spine e la pescheria non ce lo compra») e le racconta di non avere una casa e di campare di pesce e di avanzi degli happy hour dei bar. Come Marco, che dice di avere una ditta di pulizie ma «a fine mese guadagna puliti puliti  400 euro» e, siccome ha moglie e figlio, deve arrangiarsi perché «non sono un vagabondo») e, dopo aver lasciato a casa sei operai, non se la sente di licenziare «l’ultimo operaio rimasto in ditta».

Sono solo alcuni flash pescati da un elenco che potrebbe continuare a lungo: con «l'implorazione di massa per uno stipendio da 150 esordio», come ha ritwittato lei.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore