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Livorno

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Il Pd alla prova delle urne, primarie a rischio flop

di Juna Goti
La sede del Pd in via Donnini
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La sede del Pd in via Donnini

Livorno, domenica 7 il voto in tutta la federazione (aperto anche ai non iscritti e ai sedicenni) per scegliere il nuovo segretario del partito dopo il ko elettorale

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LIVORNO. C'è chi si dice disinnamorato e mette subito in chiaro che non andrà a votare. Chi per strada ti guarda con gli occhi sgranati e risponde: «Primarie che?». E poi chi, tra iscritti e candidati, spera di voltare pagina e tracciare un nuovo inizio. Certo è che domenica 7 dicembre il Pd di Livorno tornerà per la prima volta alla prova delle urne dopo la sonora bocciatura alle elezioni amministrative. Ai livornesi (anche ai non iscritti e ai sedicenni) chiederà di scegliere il segretario della Federazione dopo il semi-commissariamento degli ultimi mesi. I candidati sono: Andrea Auteri, Leonardo Conforti, Lorenzo Bacci, Oriana Rossi, Pietro Caruso. E il punto interrogativo non è solo chi guiderà il partito, ma in quanti andranno a votare. Da Colle a Bibbona, ma soprattutto a Livorno. Perché la temperatura della città a oggi è ancora vicina allo zero.

Lo racconta un po' la risposta di questo elettore di centrosinistra ed ex iscritto: «No, non andrò a votare, sono disinnamorato, disaffezionato: cosa vuole che le dica, con questa situazione...». Giancarlo Papini, 68 anni, insegnante dell'Itis in pensione, gioca a briscola e scopa con un gruppo di amici nella chiostra del circolo Arci di San Jacopo, a pochi metri dalla porta chiusa del Pd. «Ero iscritto - racconta - ho lasciato la tessera quando lasciò Veltroni». E si ritrova nel Pd di Renzi? Alza il sopracciglio: «Guardi, destra e sinistra ormai sono saltate per aria, ora siamo a valutare i fatti».

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La ferita delle elezioni vinte dai Cinque Stelle è ancora aperta: «A livello locale se mi avessero proposto Simoncini sarebbe stata un'altra cosa. Invece il partito se n'è uscito con una sfilza di nomi. Il Pd mi ha deluso. Al primo turno, sulla scheda ho scritto lo stesso "Simoncini", al ballottaggio mi sono tappato il naso: cosa voleva che votassi, i grillini? Certo che no». «Io sono stato deluso - rincara l'ex iscritto - dalla gestione Cosimi, perché vedo una città abbandonata, sporca, culturalmente non come la vorrei, senza parlare dell'occupazione. E una città che ha perso il suo carattere storico». Ma domenica i livornesi parteciperanno? Ripartenza o flop?«Per me la città è ancora distante - risponde - Su una cosa sono d'accordo con Renzi: non si può vivere di rendita tutta la vita. E a Livorno ci voleva un terremoto, un bagno salutare». Non si perderà neppure questo voto, invece, un volto storico della Resistenza, Garibaldo Benifei, 102 anni, presidente dell'Anppia: «Conto di esserci - ci tiene a far sapere - mi sono sempre battuto per la democrazia, andrò a votare», Chi? «Cercherò di scegliere il migliore».

I cinque candidati sono alle battute finali di una campagna referendaria al veleno. In una corsa partita all'insegna del nuovo, di fatto ci sono ben rappresentate tutte le correnti interne di sempre, insieme a chi dice di presentarsi da indipendente o per «rivoltare tutto come un calzino». Il più conosciuto e dato per favorito è il sindaco di Colle, Lorenzo Bacci, renziano della prima che ha detto da subito di non volersi presentare come renziano e che gode anche della stima dei vertici regionali. Ma intorno a lui si è aperto il fuoco amico, il numero dei candidati è cresciuto, insieme a polemiche, ricorsi, divisioni. Se nessuno domenica supererà il 50%, a decidere al ballottaggio sarà la neoeletta assemblea territoriale. E tutto a pochi mesi dalle elezioni regionali...

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Intanto in via Donnini i pacchi con le schede sono pronti. Nel 2013, spiegano dalla segreteria, in tutta la Federazione gli iscritti erano 4mila (la metà a Livorno). Tra ottobre e novembre di quest'anno ne sono stati registrati solo 2mila. Un crollo. «Ma il tesseramento - si affrettano a puntualizzare i Democratici - è partito con cinque mesi di ritardo». Claudio Seriacopi è uno degli iscritti più attivi, che ha avuto il compito non facile di presiedere la commissione di garanzia. «Come andrà? Se guardo anche al recente voto in Emilia - dice - la partecipazione è stata bassa. Qui, alle primarie di colazione per scegliere il sindaco, votarono in 4mila. Quindi, realisticamente...». Realisticamente il rischio flop è concreto. Seriacopi non è candidato in alcuna lista: «È stata una mia scelta, ci vuole rinnovamento»,sottolinea. E la campagna congressuale? Si sforza di essere diplomatico: «Non è stata entusiasmante, con qualche polemica di troppo, soprattutto sui social...».

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