Il Tirreno

Livorno

mare e veleni

Processo bis per i fusti tossici, imputati verso uno sconto

di Federico Lazzotti
Uno dei bidosi tossici dispersi in mare
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Uno dei bidosi tossici dispersi in mare

Livorno, a distanza di nove mesi, un nuovo giudice per il disastro dell’Eurocargo Venezia del dicembre 2011. Ministero, Comune e Regione saranno parte civile

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LIVORNO. Mario Saccà, 56 anni, professione spedizioniere, indagato nel processo per «il disastro ambientale» dell’Eurocargo Venezia, l’incidente marittimo che ha innescato la perdita al largo di Gorgona di 198 fusti tossici (71 dei quali mai recuperati), ha già presentato formalmente la richiesta di essere giudicato con rito abbreviato.

Ma anche gli altri due presunti responsabili dello sversamento in acqua di «34mila chili di materiale nocivo per l’ecosistema marino» avvenuto nella notte del 17 dicembre 2011, potrebbero a breve seguirlo, a cominciare dal comandante della nave della compagnia Grimaldi, Pietro Colotto, 64 anni, considerato dal pubblico ministero «il principale responsabile dello scampato naufragio». E non ultimo Salvatore Morello, 48 anni, responsabile del magazzino della Isab srl, la società produttrice del rifiuto.

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È in questa prospettiva, dunque, che in caso di una eventuale condanna, i tre avranno uno sconto di un terzo rispetto alla pena complessiva che per questo reato prevede un massimo di «10 anni di reclusione», come recita il capo d’imputazione che riguarda il delitto colposo di pericolo.

A distanza di otto mesi e mezzo dall’ultima udienza, finita con l’astensione del giudice Gioacchino Trovato per una incompatibilità nel procedimento, è dunque ripresa giovedì 4 dicembre davanti al collega Antonio Del Forno l’udienza preliminare per l’incidente avvenuto a circa 35 miglia dalla costa livornese, durante il viaggio che l’Eurocargo Venezia stava compiendo trasportando centinaia di fusti dal porto di Catania a quello di Genova.

Nell’agenda stilata del giudice nei giorni precedenti, quello dei bidoni doveva essere il primo processo della giornata, fissato per le 9, ma alla fine l’udienza preliminare bis si è conclusa poco dopo le 13, quando il primo piano del tribunale di Livorno era semideserto.

Quello che è avvenuto aula, lo racconta in sintesi uno dei legali che ha assistito all’udienza, dove una delle difficoltà maggiori del giudice è stata quella, in chiusura di camera di consiglio, di trovare una data buona che potesse mettere d’accordo tutte le parti in causa per discutere il processo.

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«Il giudice - spiega - ha accolto le richieste di costituzione di parte civile presentate da Ragione Toscana, Ministero dell’Ambiente e Comune di Livorno», che in un primo momento, assieme alla Provincia, si era tirato fuori dal procedimento.

In seguito sono state valutate anche le costituzioni di diverse associazioni ambientaliste e di una decina di singoli cittadini. «Il giudice - prosegue il legale - ha accolto le richieste delle associazioni: Wwf, Lipu, Anpana e di Ecomondo, mentre ha rigettato quelle dei singoli cittadini che aveva prospettato un presunto danno».

Ora l’appuntamento è fissato per il 22 gennaio 2015 per l’udienza nella quale, a seconda del dossier che Arpat presenterà all’inizio dell’anno prossimo, potrebbero arrivare le richieste di rito abbreviato anche degli altri due indagati. Poi toccherà al giudice decidere, ma una data per l’eventuale sentenza già c’è: 12 febbraio, quasi 38 mesi dopo quella burrasca nella quale la nave perse 198 bidoni tossici negli abissi del Tirreno.

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