Il Tirreno

Livorno

No Jobs Act, striscioni alla sede Pd

No Jobs Act, striscioni alla sede Pd

Ieri la protesta del Coordinamento dei lavoratori livornesi contro la riforma

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LIVORNO. “Renzi stai attento, a Livorno fischia ancora il vento”: è questo lo striscione che campeggia sul muro del quartier generale del Pd livornese di via Donnini. Ad esporlo ieri mattina è stato il Coordinamento dei lavoratori e della lavoratrici livornesi, lo stesso che il 15 novembre organizzò il corteo cittadino per il lavoro. Perché questo gesto di protesta? «Perché proprio in questi minuti – spiega il portavoce Simone di Renzo – si sta discutendo al Senato il Jobs Act: volevamo ricordare a tutti i livornesi che stanno decidendo anche del loro futuro. La riforma del lavoro del governo Renzi – attacca – conclude il ciclo di riforme, cominciato 15 anni fa, che ha progressivamente distrutto i diritti dei lavoratori. Siamo qui per ricordare al Pd la sua responsabilità politica».

La porta della Federazione è sbarrata. Davanti uno schieramento di forze dell’ordine, a fronte di una cinquantina di persone che manifestano. «È un momento in cui dobbiamo stare uniti, non vogliamo creare spaccature». «E non vogliamo – ripetono – che la città sia svenduta un'altra volta alle multinazionali, non vogliamo altri investimenti truffa».

«Menomale che ci sono – dice dei rappresentanti del coordinamento Marco Meini (rsu Fiom della Trw) – anche perché noi sindacati non avevamo pensato di organizzare qualcosa per una giornata importante come quella di oggi».

Gli fa eco Valerio Melotti, rsu Cgil della Cgt: «È necessario che i lavoratori prendano consapevolezza della situazione, smettano di delegare e comincino a impegnarsi in prima persona». Mentre parliamo, proprio fuori dalla sede Pd, il candidato alla segreteria territoriale dello stesso Pd, Leonard Conforti, si mescola alla folla: «Io sono con questi ragazzi, devo stare con loro, stiamo perdendo il rapporto con chi lotta per mettere insieme il pranzo e la cena – dice – e la sede oggi doveva essere aperta: quando qualcuno viene a bussare dobbiamo incontrarlo, su questo il partito deve cambiare».

Maria Giorgia Corolini

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