Il Tirreno

Livorno

La prof ha applicato il regolamento faremo querela contro il babbo

di Lara Loreti
La prof ha applicato il regolamento faremo querela contro il babbo

Parla l’avvocata che assiste Ilaria Belliti, la docente di inglese aggredita dal genitore di una alunna C’è una norma interna dell’istituto che prevede l’esatta procedura in caso di uso del cellulare a scuola

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LIVORNO. «Il regolamento della scuola è molto chiaro sull’uso del telefonini da parte degli studenti ed è in linea con la direttiva ministeriale del 2007. La professoressa Ilaria Belliti ha solo fatto rispettare le regole. E noi abbiamo la ferma intenzione di presentare una querela contro il babbo che l’ha aggredita».

L’avvocata Eloisa Aliotta segue il caso dell’aggressione ai danni della prof avvenuta nell’aula docenti della scuola media dove insegna Ilaria Belliti. «Formalizzeremo la querela appena sarà definita la prognosi della mia cliente: per il momento ha avuto 20 giorni per la lesione a un osso del piede, ma venerdì (domani ndr) dovrà fare una lastra per accertare se ci sia una frattura o rottura ossea», dice Aliotta. Un episodio particolare, quello successo la scorsa settimana alle 13.30 a fine lezione: la docente è stata spintonata dal babbo di una sua alunna 13enne, a cui lei stessa aveva tolto il cellulare, acceso dalla ragazza prima dell’uscita dall’istituto. Per riportare la calma a scuola era stato necessario l’intervento della polizia.

«Sto studiando la giurisprudenza del caso, fra precedenti e sentenze», spiega l’avvocata. «È la prima volta che mi capita una cosa del genere. Ma da quello che ho appurato finora, il quadro è chiaro: la mia cliente, che ha subìto delle lesioni, ha applicato fedelmente il regolamento scolastico». Quest’ultimo prevede una serie di step, nel caso in cui uno studente venga sorpreso con il telefonino acceso: ritiro del cellulare; consegna alla preside o messa in custodia in cassaforte (per sicurezza); restituzione al genitore; eventuali provvedimenti disciplinari (nota sul registro etc). Dunque, secondo la legale dal punto di vista giuridico, la prof si è mossa in confini ben definiti, secondo la gerarchia delle fonti del diritto che comprende anche i regolamenti. «Episodi analoghi in Italia ci sono già stati e va visto caso per caso: mi viene in mente quello di una professoressa che, nell’incertezza su come regolarsi, si portò il cellulare tolto a un’alunna a casa, e fu accusata di appropriazione indebita. Ma in questo caso, non si configurano assolutamente reati come appropriazione indebita o abuso di ufficio o di mezzi di correzione».

La legale sottolinea che la docente ha agito non solo nel rispetto delle regole, ma anche per il bene dei ragazzi: «Quello su cui voglio porre l’attenzione è che da parte dell’insegnante non c’è stata alcuna volontà di repressione, ma solo il desiderio di educare», dice l’avvocata Aliotta. «I ragazzi non hanno la percezione dei rischi anche legali connessi dei cellulari, in primis in materia di rispetto della privacy e tutela dei minori. La mia cliente è una professoressa tra l’altro nota per essere molto scrupolosa e appassionata».

La dirigente scolastica, dal canto suo, preferisce con fare alcun commento sulla vicenda finché il caso non sarà chiarito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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