Il Tirreno

Livorno

La prof amareggiata «Così si squalifica il ruolo della scuola»

di Lara Loreti
La prof amareggiata «Così si squalifica il ruolo della scuola»

«I genitori dovrebbero collaborare per il bene dei ragazzi è necessario insegnare loro a prendersi le responsabilità»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Constato con rammarico che non c’è fiducia nel ruolo educativo e formativo della scuola, che ha il compito di formare e tutelare i ragazzi, anche nella vita, non solo sui banchi. E le famiglie, in questo, dovrebbero collaborare con i docenti. Lo scopo comune è quello di educare. Ma a volte le famiglie non si rendono conto che il fine è stare vicino ai ragazzi, e che non ci sono interessi diversi da parte degli insegnanti».

Seduta su una poltrona rossa, la gamba distesa per tenere il piede il più possibile a riposo, la professoressa Ilaria Belliti parla con rammarico dell’episodio, in cui lei è stata vittima, successo la scorsa settimana nell’atrio dell’edificio scolastico, dove lei insegna. Un fatto accaduto in una scuola media della zona sud della città, di cui non pubblichiamo il nome per tutelare i minori coinvolti nella vicenda.

«Purtroppo mi sono trovata al centro di una situazione in cui a trionfare, invece che il buon senso, la collaborazione e il rispetto, sono state la prepotenza, la prevaricazione e la violenza - dice la docente - Questa storia sarebbe dovuta finire con una conversazione costruttiva tra me e il babbo della ragazza, la quale peraltro era presente. E invece è successo esattamente l’opposto. Mi avrebbe fatto tanto piacere, e onestamente l’avrei dato per scontato, se il padre avesse detto semplicemente che sua figlia aveva sbagliato ad accendere il cellulare a scuola, e che una cosa del genere non si sarebbe più ripetuta. E invece, quell’uomo si è subito adoperato per giustificare la figlia, dicendo che lei aveva acceso il cellulare perché lui avrebbe dovuto chiamarla per avvisarla che era venuto a scuola a prenderla, per via della pioggia. Non metto in dubbio che questa versione sia vera». Il punto però è un altro. «Le regole vanno rispettate - continua la prof - perché il modello di valori che proponiamo a scuola poi si riflette anche nella società civile. E insegnare ai ragazzi sin da piccoli a non sgarrare di fronte a una regola è un valore fondamentale per il giovane di oggi e soprattutto per l’adulto di domani».

Un principio che la prof ripete con convinzione: «È questo il messaggio che voglio veicolare, più che denunciare il fatto in sé. Perché il mio auspicio è che situazioni del genere non si ripetano più, non solo nel mio istituto, ma nella scuola in generale, un’istituzione in cui io credo fermamente», dice la Belliti.

Ancora una riflessione della docente: «Il babbo si è infuriato nella discussione e, di fronte al mio self control, mi ha accusato di essere strafottente. Voglio precisare che gli insegnanti hanno un codice deontologico che prevede il non alzare la voce nei vari colloqui con in i genitori dei ragazzi: una cosa che secondo me è importante e che cerco di rispettare sempre».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web