Gioco
Trw inamovibile vuole la chiusura
La trattativa riprenderà giovedì. I vertici della multinazionale non cedono sulla solidarietà. Distanze abissali anche sugli incentivi. De Palma (fiom): "Stanno dicendo no su tutti i fronti. Il presidente del consiglio convochi l’azienda ad un tavolo presso palazzo Chigi".
LIVORNO. Dopo 15 ore di confronto serrato al ministero dello sviluppo economico il muro issato dai vertici inglesi della Trw rimane invalicabile ma i sindacati non mollano. E così giovedì ci sarà a Roma un’altra puntata dell’odissea della fabbrica di via Enriques.
I temi in ballo al ministero erano due, principalmente. Il primo: riuscire a mantenere la produzione attiva per almeno altri sei mesi con contratti di solidarietà. Il secondo: trovare un accordo su incentivi accettabili per quei lavoratori disposti ad uscire in maniera volontaria.
Sulla prima richiesta la posizione dell’azienda non sembra permettere grandi margini di speranza. I sindacati mantengono il massimo riserbo sui dettagli della trattativa, ma non è un caso che ad un certo punto il confronto romano si sia incentrato sulla questione degli incentivi, abbandonando la questione della solidarietà.
E d’altra parte attorno all’ora di pranzo lo stesso governo, con il viceministro Claudio De Vincenti, aveva duramente contestato le posizioni della multinazionale, evidenziando di «non apprezzare la rigidità con cui Trw sta affrontando la vertenza dell'impianto di Livorno».
Proprio il governo era stato tirato duramente in ballo l’altra notte da Michele De Palma, numero della Fiom e braccio destro di Landini. «Un misto di rabbia e spossatezza - commentava De Palma sul suo profilo Facebook di ritorno dal primo giorno di incontri -: una multinazionale decide di chiudere uno stabilimento, i lavoratori in sciopero da più di un mese conquistano un tavolo di negoziato con il governo, la Trw dice di no al governo sulla presenza del board americano, dice di no a togliere dal tavolo la chiusura, dice di no ai contratti di solidarietà per un anno. Infine il Governo propone sei mesi di contratto di solidarietà e l'azienda prende tempo. È dura combattere così. Forse il Presidente del Consiglio più che girare a vuoto per il Paese dovrebbe convocare la Trw e aprire un tavolo presso la Presidenza. Se in tutta Italia piove andare sul l'unica spiaggia dove c'è bel tempo e dire che possiamo fare tutti il bagno ci porta tutti in fondo al mare...».
Le speranze di non veder chiudere la fabbrica, come dicevamo, sono ridotte al lumicino. I lavoratori allo stremo continuano a lottare, nella mattina di martedì hanno fatto un presidio simbolico davanti alla prefettura e ieri notte una lunghissima assemblea.
La situazione è complicata. Perché l’azienda oltre a non cedere di un millimetro sulla continuità della produzione, è rigida anche sul tema degli incentivi. «Le proposte avanzate non possono soddisfare il disagio di lavoratori - commentava Simone Puppo, Fiom Cgil, di ritorno da Roma -. Ci fosse un prezzo pagabile per la perdita del lavoro, è ben lontano da quello proposto da Trw».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
