Il Tirreno

Livorno

scuola

Toglie il cellulare a una ragazza insegnante aggredita dal babbo

Lara Loreti
La prof di inglese aggredita, Ilaria Belliti
◗
La prof di inglese aggredita, Ilaria Belliti

Livorno. Era stato “sequestrato” in classe, ma il padre della studentessa pretendeva la restituzione immediata La discussione si è fatta più accesa poi l’uomo ha spintonato la prof facendola cadere nell’aula docenti

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Colpevole di aver fatto rispettare il regolamento scolastico a una sua studentessa. Lei, un'insegnante di scuola media, aveva tolto il cellulare a una ragazza che lo usava all’uscita di classe. Ma è stata aggredita dal papà della ragazza che non aveva affatto gradito il provvedimento. Il tutto davanti alla minore.

Sembra di vederla la professoressa di inglese, Ilaria Belliti, 41 anni, mentre insieme a una collega, nell’aula docenti, sistema le sue cose prima di lasciare l’istituto scolastico dove insegna. Ha da poco “sequestrato” il cellulare a una studentessa di 13 anni, che, appena uscita dalla classe a fine lezione, ha acceso impaziente il telefonino e si è messa in posa con un’amica per fare un selfie, incurante del regolamento che ne vieta l’uso in tutto l’edificio scolastico. «Non poteva aspettare due minuti, all’uscita di scuola? Questi ragazzi sono drogati di smartphone...». Riflessioni che emergono dalla voce e dalla coscienza di chi coi giovani lavora ogni giorno, da anni, confrontandosi con la generazione 2.0, quella degli studenti che nel 2013-14 sono diventati teenager.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10421565:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/parla-la-prof-ilaria-belliti-aggredita-dal-genitore-di-un-allieva/40314/41299]]

Passano pochi minuti e in quella stanza arriva il padre dell’alunna. Livornese, sui 45 anni, il genitore si ribella al sequestro, e alza la voce: «Dov’è il cellulare, me lo deve ridare». In base a quanto appreso, il babbo chiede la restituzione immediata, ma a quanto pare non vuole ascoltare la risposta della prof, che gli spiega che per recuperare il cellulare è necessario contattare il personale che ha le chiavi della cassaforte, dove il telefono è stato riposto al sicuro. Nel clou di una discussione a doppia velocità, dove lui urla e lei usa toni fermi ma pacati, il babbo della studentessa perde le staffe e aggredisce la professoressa: le si avvicina al voltoe poi la spintona, facendola cadere a terra, come la stessa vittima racconta. Opposta la versione del padre che nega di aver spinto la donna. In ogni caso, la caduta c’è stata. E anche brutta. La prof ha infatti riportato un’infrazione ossea al piede, oltre ad alcuni lividi e contusioni. Il pronto soccorso parla di venti giorni di prognosi, con la necessità di fare accertamenti successivi - venerdì mattina - per verificare se ci sia qualcosa di rotto. E pensare che in realtà, la prof ha applicato il regolamento che vieta l’uso dei telefonini a scuola, con il solo obiettivo di far capire alla ragazza che le regole vanno rispettate.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10421546:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2014/12/02/news/la-difesa-ad-oltranza-dei-figli-1.10421546]]«A scuola questa norma viene applicata in maniera molto rigorosa: è una questione di rispetto - dice Ilaria Belliti - E già nel passato ci sono stati casi analoghi di cellulari messi sotto chiave perché usati a scuola e per di più in maniera impropria dagli studenti». È proprio quanto successo pochi giorni fa in questa scuola media. «Non solo la ragazza stava usando il cellulare dentro l’istituto - dice l’insegnante - ma lo stava utilizzando per fare delle foto, e si sa bene che è vietato perché ci sono minori che vanno tutelati». Dal reprimere un comportamento non corretto di una studentessa ad essere spintonati ce ne passa... Come denuncia la prof , «all’interno della scuola è andata in scena un’aggressione gratuita, subìta, peraltro, proprio nella giornata contro la violenza sulle donne, martedì della scorsa settimana». E come se non bastasse, alla vigilia del compleanno della docente, alla quale è toccato spegnere le candeline - si fa per dire - al pronto soccorso, sulla barella, col piede fasciato e tanta rabbia in corpo.

Alla fine, a riportare l’ordine a scuola, ci ha dovuto pensare la polizia. «L’ho chiamata io - racconta l’insegnante - nel momento in cui mi sono ritrovata per terra. Quel babbo si è dimostrato subito aggressivo. Pretendeva la restituzione immediata del cellulare. Io ho solo provato a dirgli che io non avevo le chiavi della cassaforte e non sapevo dove fossero. Bastava aspettare qualche minuto e chiedere al personale addetto, ma lui si è infuriato, mi ha accusato di essere “strafottente e indisponente”. Sottolineo che io non ho mia alzato la voce. Poi, mi è venuto contro il viso e mi ha dato una spinta alla spalla facendomi cadere. Ho battuto la schiena e tutto il lato destro, in particolare il piede. Quando mi sono ritrovata a terra, mi sono spaventata. Non pensavo arrivasse a tanto». In quel momento, nella stanza docenti c’erano solo i due “contendenti”, ma poco più in là, le custodi stavano facendo pulizie e hanno sentito le grida, quindi sono accorse. «Subito dopo la spinta - conclude la docente - quel babbo è uscito dall’aula senza neanche darmi una mano a rialzarmi e negando di avermi dato una spinta: un atteggiamento incredibile e incomprensibile». Versione che il padre livornese ha dato anche alle volanti della polizia, giunte a scuola alle 14. In quel momento nell’istituto c’erano entrambi i genitori della ragazzina, e la preside che ha parlato sia con loro sia con la profi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web