Il Tirreno

Livorno

Quando il nemico è un'incognita

di Fabrizio Brancoli
Quando il nemico è un'incognita

Manuele Iacconi è morto dopo essere stato picchiato a Viareggio la notte di Halloween. Ignoti i suoi aggressori. Il commento

3 MINUTI DI LETTURA





L’ha massacrato con il casco: forse era la prima cosa che si è trovato per le mani. Il casco: un oggetto che serve per proteggere e per salvare. Anche l’arma del delitto è mostruosa e grottesca, in questa storia. Come un killer che si mette in azione per motivazioni insignificanti. O come il destino che proprio nella notte di Halloween, tra demoni e morti viventi, interseca le vite di chi uccide con quelle di chi è ucciso.

Che cosa siamo diventati, quale deriva abbiamo imboccato, dov’è finita l’umanità se finiamo per ucciderci per un gesto frainteso?

La storia raccontata dall'aggressore (o da uno degli aggressori) di Manuele Iacconi è raggelante. Quello che devasta è la sua assurdità. L'abisso tra l’irrilevanza della contesa e la gravità assoluta dell'epilogo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10409084:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2014/12/01/news/il-ragazzo-che-si-e-autoaccusato-non-ha-ucciso-manu-1.10409084]]Può darsi che si tratti di una balla, e che quell'aggressione così selvaggia e crudele sia stata in realtà prodotta da un gruppo di persone: cioè la baby gang verso la quale sono orientate le indagini, per niente convinte dalla confessione del ragazzo, irta di contraddizioni e di passaggi spiegati male. Potrebbero essere stati più d’uno, ad accanirsi contro quel giovane di trentaquattro anni come se fosse un avversario giurato e non uno che passava di lì. Ma questo crinale - quello della ricerca del responsabile, singolo o collettivo - non intacca la sensazione straniante di trovarsi di fronte a un assassinio senza ragione, senza nesso e senza argomento.

Davanti a un delitto siamo abituati a risalire, come sherpa, i percorsi logici che hanno portato a quel gesto. La domanda perché è innata all'uomo: la facciamo sin da bambini. È un mantra insistente, rivolto ai genitori o alle maestre, nel tentativo di dare qualche spiegazione a questa vita, ai suoi segreti, alle domande che ci vengono poste. Ma ora sembra che quella domanda sia diventata essa stessa un mistero, il tragitto insondabile di chi chiede e non otterrà.

Perché? Cercare il movente è diventato un viaggio nel buio. Qui non siamo di fronte alla banalità del male; è piuttosto il banale, a essere cattivo. E fino a pochi anni fa questi fatti, quando accadevano, avevano protagonisti disturbati, marginalizzati dalla società. Un’anziana con il telecomando in mano si rifiuta di cambiare canale e il nipote, con problemi psichici, la uccide a bastonate. C’era sempre quella chiosa, la semantica rassicurante: era uno con problemi psichici. Oggi invece accade agli angoli delle strade, negli incontri casuali.

Il nemico è un iceberg nascosto nella nebbia, rischi la collisione con lui senza accorgertene. Non ti ha minacciato, non ti ha promesso la morte e non puoi capire se il tuo orizzonte è presidiato da un pericolo al quale sfuggire. Il nemico è nella banalità di un gesto, nello squilibrio di una reazione, nelle nostre esistenze minate da angosce e aberrazioni, ma ben camuffate dietro la normalità.

E tutto questo è terribile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini