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L’ultima beffa di AsaTrade: gli assegni sono scaduti
Livorno, migliaia di cittadini si sono visti rifiutare il pagamento dalle banche. «Quando è arrivata la raccomandata la data limite era già passata». La rabbia degli utenti: perché è stato deciso di inserire una validità di un mese sapendo che molti avrebbero ricevuto la busta con l’assegno oltre i tempi? Eni garantisce che chi non ha potuto incassare il rimborso se lo vedrà scalato dalla prossima fattura. Ma ci sono cittadini che devono avere anche 800 euro
LIVORNO. Sono trascorsi cinque mesi dal passaggio definitivo dei clienti di Asa Trade ad Eni, ma la farsa dei rimborsi continua. L’ultimo capitolo, che si sta registrando proprio in questi giorni, ha assunto poi il sapore della beffa: perché i famigerati assegni con cui Asa Trade dovrebbe restituire i soldi prelevati in più ai cittadini sulla base di consumi presunti (ora finalmente conguagliati), dopo tanto attendere sono arrivati ma le banche non li pagano.
«Guardi qua, l’assegno ha validità un mese ed è scaduto: mi spiace ma non può incassarlo», è la frase che gli impiegati degli istituti di credito stanno ripetendo da giorni a cittadini che hanno fatto la fila in banca e magari prima l’avevano fatta alle poste per ritirare una raccomandata che ha tanto il sapore del “pacco”.
E’ un po’ la sensazione che deve aver provato Dorando Pietri quando alla Maratona delle Olimpiadi di Londra si fermò ad un metro dal traguardo: con la differenza che in questo caso, non sono i cittadini ad aver fatto flop ma è un clamoroso errore di valutazione di Eni-AsaTrade-Montepaschi (la responsabilità ad oggi non è chiara) ad aver causato questo ennesimo ritardo nella restituzione di soldi che appartengono ai clienti, non ad altri.
Cosa succederà adesso? Eni si scusa, garantisce che «tutti gli istituti bancari coinvolti stanno effettuando le operazioni di verifica degli assegni incassati dagli aventi diritto e che per i clienti che non hanno potuto riscuotere gli importi dovuti, il rimborso sarà effettuato dall’azienda sulle prime fatture utili», cioè probabilmente tra gennaio e febbraio. Sarà vero e soprattutto quanti errori comporterà l’operazione? E chi - anziché un assegno da 30, 50, 80 euro, scalabile magari in una sola bolletta - aveva da ricevere 800 euro di conguaglio come alcuni lettori che ci hanno scritto, cosa farà? Dovrà attendere dieci fatture per riavere i soldi anticipati?
La domanda-riflessione dei lettori, che ci hanno scritto in massa in questi giorni, è chiara: possibile che per avere i soldi vengano usati gli addebiti bancari e per restituirli non si possa riversare la cifra sullo stesso conto corrente da cui si fanno i prelievi?
E il dubbio che si insinua in molti è maligno ma comprensibile dal punto di vista del cittadino: «Per noi sono poche decine di euro, ma moltiplicate potenzialmente per gli 80mila clienti di AsaTrade sono milioni e cinque mesi di valuta, che adesso diventeranno sette o otto, su una cifra del genere pesano parecchio».
Qualcuno si chiederà: ma se sull’assegno c’è scritto un mese di validità e il cliente è andato a incassarlo oltre il tempo limite, è una sua colpa e dunque è giusto che non riscuota. In realtà il problema sta proprio qua: sulla data di emissione dell’assegno e sui tempi in cui esso è stato consegnato alla clientela. La maggiorparte degli assegni sono infatti datati inizio ottobre, tra il 2 il 4, ma sono stati recapitati attorno al 20 di ottobre. Chi non era a casa all’arrivo del postino, si è trovato la notifica nella cassetta della posta, che comunicava la possibilità di ritirare una raccomandata entro un mese. Cioè entro il 20 novembre. Qualcuno ha ritirato la raccomandata il giorno dopo e magari è riuscito ad incassare l’assegno, qualcuno, molti, l’ha fatto in tempi più lunghi, ma comunque consentiti dalla tempistica postale. Tutti questi sono rimasti beffati: perché l’assegno era ormai scaduto il 2, 3, 4 novembre.
«Ma non potete pagarlo lo stesso?», è stata la domanda che molti livornesi hanno fatto ai cassieri della banca quando si sono sentiti rifiutare il pagamento. «No, l’assegno è bancario, è stata messa una data di scadenza ben precisa e abbiamo l’indicazione di non pagare», è stata la risposta, tranchant.
A molti clienti di AsaTrade-Eni non è rimasto che tornare a casa e scrivere al Tirreno (lo hanno fatto in tantissimi), evidenziando l’obiezione forse più spontanea: perché è stata inserita la validità di un solo mese, anziché prevederne magari una di due o tre mesi? E perché, davanti ad un errore del genere, non si è dato l’input di pagare ugualmente l’assegno, senza scaricare sull’utenza l’ennesimo ritardo e l’ennesimo disagio?
@giucorsi
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