Il Tirreno

Livorno

«Dalla carrozzina si può fare canestro nella vita»

di Giorgio Carlini
«Dalla carrozzina si può fare canestro nella vita»

Maurizio Melis sta cercando di fondare la prima società di basket per disabili «Basta nascondersi in casa per pietismo, a tutti dico: scendete in campo con me»

6 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Ho conosciuto il mondo del basket in carrozzina quasi per caso, all'età di 37 anni, dopo un'adolescenza trascorsa con la rassegnazione di chi pensa di essere costretto a vivere una partita solo da spettatore. Il parquet e la palla a spicchi mi hanno cambiato la vita. E ora mi batto affinché l'incontro con lo sport, per i giovani con un handicap motorio, non sia casuale come lo è stato per me, ma sia un'opportunità reale per rompere le barriere della solitudine e dell'indifferenza».

Maurizio Melis, 56enne nato a Cagliari ma ormai livornese d'adozione, da settimane porta avanti un progetto ambizioso: formare in città la prima squadra di pallacanestro in carrozzina, per permettere a chi ha problemi più o meno gravi agli arti inferiori di vivere le emozioni che solo lo sport sa regalare.

Emozioni che lui, poliomielitico dall'età di 8 mesi, ha scoperto all'interno di una palestra in Sardegna. E l'amore viscerale per il basket lo ha accompagnato fino a Livorno.

Maurizio, partiamo dal principio: quando ti sei avvicinato al basket in carrozzina?

«Nel Cagliari, a 37 anni. In seguito a uno dei numerosi interventi chirurgici a cui mi sono sottoposto a causa della malattia, avevo bisogno di fare riabilitazione. Per caso notai un piccolo annuncio sul giornale: una palestra offriva la possibilità di attività fisica gratuita per i disabili. Così mi si aprì un mondo fino ad allora sconosciuto. Si praticavano diverse discipline sportive, ma capii subito che il basket in carrozzina era il mio sport preferito.

Si può dire che quello con la palla a spicchi è stato un amore a prima vista?

«Senza dubbio. Partecipavo agli allenamenti con una decina di ragazzi con vari tipi di disabilità. Ma andare due volte a settimana in palestra non bastava: a fine allenamento i giovani venivano ricacciati nei loro problemi. Perciò chiesi e ottenni la responsabilità del settore, formando una squadra che si iscrisse al campionato nazionale della Federazione italiana sport disabili (oggi Comitato italiano paralimpico, ndc). Nel 1999 ci staccammo dalla polisportiva fondando il "Bads", Basket disabili Sardegna: fui eletto presidente, rafforzando la squadra con l’inserimento di atleti italiani e stranieri provenienti da altre realtà. Nel corso degli anni ho ottenuto anche il brevetto di allenatore federale».

Poi sei arrivato a Livorno, e la passione per il basket in carrozzina ti ha seguito fin qui...

« Mi sono trasferito in città nel 2008, qualche anno dopo aver conosciuto Antonella, splendida persona con la quale convivo. Ho provato rabbia e dispiacere nel constatare che qui non esisteva quella bellissima specialità. Anzi, non esisteva in tutta la Toscana fino a un anno fa, quando è stata costituita una società a Firenze. Mi mancava la pallacanestro e l'impegno che portavo avanti in Sardegna, ma il progetto andava a rilento poiché lavoravo. Ora sono in pensione di inabilità, e intendo sfruttare la mia esperienza di giocatore, allenatore e presidente per offrire questa preziosa opportunità ai disabili livornesi».

Hai già avuto contatti con istituzioni locali? Come sta andando?

«Le difficoltà non mancano. È un cane che si morde la coda: se non ho ragazzi che partecipano come atleti non ho la forza contrattuale per richiedere l’aiuto delle istituzioni, ma se non ho qualcosa da offrire ai disabili, difficilmente questi parteciperanno a un’iniziativa senza fondamento. L'amministrazione si è però rivelata molto disponibile: ho incontrato la vicesindaco Stella Sorgente e l'assessore allo sport Nicola Perullo, inoltre ho preso contatti con la responsabile degli impianti sportivi. Il primo passo è trovare una sistemazione adeguata: serve un campo da gioco situato in una struttura completamente accessibile e senza barriere. Poi c'è il problema delle carrozzine, prodotte su misura e quindi molto costose... La spesa per una carrozzina si aggira sui 2.500 euro, ma a seconda delle caratteristiche può arrivare anche a 6mila euro. Sono costruite su misura per ogni singolo atleta che, a seconda del grado di disabilità, necessita di una carrozzina più o meno alta, con una seduta e uno schienale particolari, con ruote più o meno scampanate, con o senza rotelline antiribaltamento. Reperire i fondi non è semplice, ma intanto l'amico Carlo Di Giusto, ex giocatore della nazionale che ora allena la squadra del Santa Lucia di Roma, si è detto disponibile a fornirmi alcune carrozzine dismesse».

Che risposta ti aspetti della città? Quante persone pensi che possano partecipare?

«Ho già 4 ragazzi che vogliono provare questa esperienza. Per trovare un numero superiore di atleti il punto è sempre lo stesso: se non si comincia, non ci si può far conoscere. Inoltre in pochi sanno che il basket in carrozzina è uno degli sport per disabili dove atleti con disabilità diverse partecipano insieme e contemporaneamente alla disciplina. L’atleta disabile può essere un paraplegico, un poliomielitico, un amputato, una spina o altro. E nei campionati italiani le squadre sono miste, formate cioè da uomini e donne. Il mio obiettivo è creare un prodotto rivolto sia a chi vuole fare riabilitazione e attività fisica divertendosi e uscendo dalla routine medica, sia a chi ha intenzione di intraprendere un vero percorso agonistico».

Hai stretto rapporti con le associazioni sul territorio che si occupano in vari modi di disabilità?

«Ho contattato diverse realtà livornesi, dove ho trovato persone splendide che mi hanno offerto la massima collaborazione: da Fabrizio Torsi, presidente dell'Associazione paraplegici, fino al campione italiano di tennis in carrozzina Claudio Rigolo dell'associazione Sport insieme Livorno. Con quest'ultimo è nata una collaborazione concreta: piuttosto che creare una nuova associazione, la specialità del basket in carrozzina diventerà una branca della Sil, che oltre al tennis già si occupa di surf e pugilato. Io sarò il referente per la pallacanestro. Ora l'obiettivo è trovare gli atleti e magari alcuni fondi per la nuova realtà sportiva. Per questo ho cominciato a diffondere la notizia con la creazione di una pagina Facebook con il nome originale del progetto: "Toscana disabili sport" (basta cercare il nome sul social network). Ho già ricevuto piccole donazioni grazie a un semplice passaparola, e presto con la Sil metteremo in campo altre iniziative a tal proposito. L'invito a provare il basket in carrozzina è rivolto a tutti, anche se è chiaro che sarà soprattutto chi abita nelle province di Livorno e Pisa che troverà conveniente e non dispendioso partecipare. I contatti sono semplici: basta cercare il mio nome su Facebook, che attualmente è “Maurizio Nonno Melis”, perché recentemente sono diventato orgogliosamente nonno, oppure la pagina di Toscana Disabili Sport».

Maurizio, per concludere, prova a spiegare a chi legge perché un disabile dovrebbe scegliere uno sport come il basket in carrozzina...

«Perché questa disciplina ha permesso a tanti ragazzi e uomini, ma anche ragazze e donne, di uscire da un guscio, di diventare parte attiva della società. Persone che prima si chiudevano in casa per pudore, auto-pietismo e paura di non farcela, ora sono uomini e donne con una famiglia, che lavorano, guidano un’auto e vivono una vita normale. In una società sportiva, inoltre, le regole sono le stesse dei normodotati: servono impegno, serietà, sacrificio e passione. Dobbiamo pensare ai partecipanti come atleti, e non come atleti disabili, accezione che talvolta sminuisce la fisicità e la spettacolarità che ha il basket in carrozzina. Questo sport per me ha rappresentato una rinascita. Una seconda vita ricca di emozioni che ora voglio condividere con i disabili livornesi».

Fare canestro, anche da una carrozzina, adesso non è poi così lontano.

@carlinigiorgio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web