Gioco
Parcelle “gonfiate” dai sindaci revisori A dirlo è l’azienda
LIVORNO. Ben 115.226 euro nel 2011 e 109.956 euro nel 2012: questi i compensi complessivi lordi percepiti dai tre ex sindaci revisori di Aamps e finiti nel mirino del ministero dell’Economia e delle...
LIVORNO. Ben 115.226 euro nel 2011 e 109.956 euro nel 2012: questi i compensi complessivi lordi percepiti dai tre ex sindaci revisori di Aamps e finiti nel mirino del ministero dell’Economia e delle Finanze, come scritto nel verbale redatto dopo l’ispezione dell’aprile 2013. Somme ben più ingenti rispetto ai 37.356 euro del 2008, dei 51.714 del 2009 e dei 62.584 del 2010.
Cifre ora passate al setaccio, e sulle quali saranno chiamati a fornire spiegazioni proprio i membri del collegio sindacale uscente, dunque i commercialisti Giovanni Verugi, Stefano Tamberi e Alessandra Rusciano, già a partire dall’incontro di domani mattina in seconda commissione consiliare.
L’aumento dei compensi era stato rilevato dagli ispettori del ministero, che nell’aprile 2013 e per circa un mese, avevano spulciato archivi e richiesto documenti relativi alla municipalizzata. Gli ispettori, in particolare, tra i primi punti del verbale scrissero che «i compensi del collegio sindacale nel 2011 sono notevolmente aumentati rispetto a quelli del 2010. Ne consegue - continua il verbale - che risultino illegittimi gli aumenti erogati ai sindaci sui compensi dell’esercizio 2011, mentre quelli sulle attività del 2012 andranno rideterminati».
Sui compensi dei collegio sindacale uscente erano poi intervenuti anche i revisori del Comune (Paolo Canozzi, Franco Pardini e Eros Ceccherini) che avevano invitato l’amministrazione a valutare la possibilità di attivare «forme risarcitorie e/o recuperatorie da attivare nei confronti degli organi aziendali». Eventualità che vale anche per le somme percepite dall’amministratore unico di allora, Angelo Rosi (il cui compenso, compresi rimborsi e spese per un collaboratore, è lievitato a oltre 400mila euro), protagonista, secondo il ministero, di una «erogazione indebita per lo svolgimento delle funzioni di direttore generale, in assenza di una relazione finale che attestasse il raggiungimento di obiettivi strategici».
Ad aggravare la questione è il fatto che questi compensi sono stati effettivamente già liquidati. Per questo, come rivelato nel corso della commissione consiliare del 9 settembre scorso, l’Aamps, di concerto con gli uffici tecnici e gli avvocati del Comune, sta valutando proprio l’ipotesi di quella azione «risarcitoria o recuperatoria» nei confronti degli ex membri del collegio sindacale e dell’ex amministratore unico.
Non solo. Proprio in questi giorni dai corridoi di Palazzo civico è trapelato un altro particolare: gli ex sindaci revisori potrebbero infatti aver fatturato ad Aamps prestazioni professionali superiori rispetto a quelle effettivamente svolte. Avrebbero cioè fatturato (nel 2011, 2012 e 2013) decine di ore di presenza alle assemblee societarie che non troverebbero riscontro con quelle di effettiva partecipazione, per importi superiori ai 15 mila euro complessivi lordi. A dimostrarlo, ci sono gli atti che il management dell’azienda ha protocollato e inviato al Comune dopo l’ispezione del Mef, con un confronto tra le ore dovute e quelle effettivamente fatturate (in numero superiore).
Nella commissione di domani è probabile inoltre che gli ex sindaci revisori siano chiamati a dare spiegazioni su un altro fatto che ha destato qualche perplessità: sul bilancio del 2013 di Aamps si erano infatti espressi in modo favorevole i tecnici dell’amministrazione (come i dirigenti Falleni e Parlanti), ma non il collegio sindacale uscente.(g.car.)
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