Gioco
«Non mollo, è mobbing porto tutti in tribunale»
Il comandante all’esercitazione in porto per un incendio a bordo di una nave «Continuerò a indossare la divisa, ma il mio trasferimento non è normale»
LIVORNO. Il nostromo di bordo che ha dato il via alla maxi esercitazione nel porto di Livorno lanciando il finto allarme incendio sulla nave Liburnia, lo blocca sul ponte per stringergli la mano: «Forza comandante, non molli».
Una signora con il vestito blu e uno smartphone in mano, lo segue con gli occhi lungo la banchina fino a quando non riesce a fermarlo. «Sono venuta per stringerli la mano - dice nell’attesa - Per come la vedo io, è un eroe». I volontari della Misericordia tra il salvataggio di un ferito e una lettiga da sistemare sull’ambulanza lo tirano verso di loro, si mettono in posa, lo abbracciano e sorridono davanti al collega che scatta la foto ricordo.
L’ultimo giorno in prima di linea di Gregorio De Falco, il capitano di fregata in rotta di collisione con i suoi superiori dopo l’ordine di trasferimento che da domani lo obbligherà a lasciare la sala operativa dalla quale ha gestito l’emergenza Costa Concordia per un posto da «passacarte» alla direzione marittima, è una sorta di passerella. Alle sue spalle, tra beffa e presagio, la sede della Capitaneria di porto e la maxi scritta Guardia Costiera.
«Sono De Falco - dice al telefono entrando in scena - voglio parlare con l'operativa. Com’è la situazione a bordo? Feriti? Intossicati? Suona l'allarme. Dove sono i vigili del fuoco? C'è l'800 a fianco della nave. Intanto raffredda lui».
Allora comandante, questa è la sua ultima operazione sul campo?
«Probabilmente sì, anche se non nascondo che mi dispiace, perché ci sono alcune cose da correggere. Le esercitazioni servono ad evitare le tragedie vere. In ogni caso non c’è limite alla provvidenza».
Dopo l’amarezza per il trasferimento che ha manifestato nei giorni scorsi ha deciso di lasciare la divisa?
«No, non voglio lasciare le stellette, è chiaro. Tante gente, anche persone che non conosco, in questi giorni mi hanno detto di non mollare e io non mollo. Ecco perché ho contattato alcuni avvocati per cercare di qualificare la questione giuridica del mobbing e agire di conseguenza per rivolgerci al tribunale competente».
Una curiosità: come mai oggi è in abiti civili?
«Sono la squadra di rinforzo, per questo sono in borghese. Sono stato richiamato dalla centrale operativa insieme al resto del personale per fronteggiare l’emergenza».
Dunque lunedì mattina si presenterà nell’ufficio che gli è stato assegnato?
«Anche se non ritengo come ha detto qualcuno che si tratti di un normale trasferimento, mi presenterò dove sono stato destinato. Io conto di continuare a servire lo Stato senza risparmio come ho sempre fatto, in qualunque posizione io sarò messo purché non sia una posizione dalla quale non possa rendere il mio servizio».
Eppure l’ammiraglio Ilarione Dell’Anna che ha firmato il suo trasferimento sostiene che la sede che le è stata assegnata fosse a lei gradita...
«Prima del trasferimento non ho sentito nessuno, né l'anno scorso, né quest'anno».
Un’altra giustificazione dei suoi superiori sul nuovo incarico è che completerà la sua formazione professionale.
«Ho 50 anni e la natura delle cose non è che vada in pensione. Devo rendere il mio servizio per altri 10 anni e non 30 anni, età nella quale ci si deve ancora formare. Nella mia carriera, iniziata nel 1994, ho fatto tante esperienze, ho fatto tutte le sezioni amministrative: alla sezione tecnica a Genova, a quella della pesca a Mazara del Vallo. Da Santa Margherita in poi ho svolto funzioni di carattere operative. Non mi mancano le esperienze amministrative, se le devo fare, le farò, ma devono essere esperienze reali per fare il mio servizio».
Ma cosa le sarebbe piaciuto fare?
«Non è importante quello che mi sarebbe piaciuto fare. A me importa quello che posso offrire».
Nei prossimi giorni sarà convocato in Senato per fare chiarezza su quanto successo, soprattutto sui presunti collegamenti tra il suo trasferimento e l’affaire Concordia.
«In Senato, quando sarò convocato, parlerò dei fatti, non di sensazioni. Non porterò la documentazione perché non ce l'ho fisicamente, ma è a disposizione di tutti».
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