Italia
Sfratto alla Don Nesi, per il giudice hà ragione il vescovo
L’associazione ha lasciato i locali e ora è all’ex Pistelli La curia: il dispiacere prevale sulla soddisfazione
LIVORNO. Il giudice ha dato ragione alla curia nel braccio di ferro che ha visto contrapposti a colpi di carte bollate il vescovo Simone Giusti e l'associazione Don Nesi. A confermarlo sono fonti vicine alla curia.
Al centro dell'attenzione era l'utilizzo di alcuni locali dell'ex Villaggio Scolastico di Corea: la struttura era stata creata dal sacerdote fiorentino e poi donata alla diocesi (così come l'area delle scuole Pistelli venne data in regalo al Comune). Oltre al fatto di lasciare quelle stanze, cosa che è già avvenuta con il trasloco nell'adiacente sede delle ex scuole Pistelli assegnata dal Comune alla Don Nesi, è stato stabilito che l'associazione paghi non solo una sorta di indennizzo per aver continuato ad occupare i locali (attorno ai 55mila euro) ma anche le spese legali.
Nessun commento da parte dell’associazione per adesso. Nei giorni scorsi una folla di persone aveva partecipato alla fiaccolata nelle strade del quartiere a sostegno della “Don Nesi” e il gruppo M5S in Comune aveva chiesto al sindaco Nogarin di intervenire.
Dal quartier generale della curia si guarda a questa vicenda «con dispiacere»: lo si ripete segnalando che la cosa poteva prendere una piega diversa se l’associazione «si fosse presentata al tentativo di conciliazione» e ricordando ai responsabili dell’associazione che «conoscono la strada per venire in vescovado». Le fonti della diocesi ribadiscono di non aver chiesto quell’indennizzo: la cifra è stata determinata da un consulente del tribunale in base alla durata dell’occupazione dei locali da parte dell’associazione.
Quelle stanze, la curia livornese le aveva date molti anni fa in comodato d'uso all'associazione che si occupa di doposcuola ai ragazzi del rione e, più complessivamente, di aiutare le famiglie in difficoltà. Di fronte ai conti della diocesi in rosso, il vescovo aveva posto questa come altre associazioni di fronte al bivio: o entrare sotto l’ambito ecclesiale (e dunque riconoscere l’autorità del vescovo) o pagare un canone, diversamente da quanto accadeva con i predecessori Ablondi e Coletti. È partita poi la procedura di sfratto e da lì lo scontro in sede giudiziaria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
