Il Tirreno

Livorno

De Falco trasferito: «Sono amareggiato»

di Federico Lazzotti
De Falco trasferito: «Sono amareggiato»

Il capitano che ordinò al comandante Schettino di tornare a bordo lascia la sala operativa e passa all’amministrazione

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LIVORNO. È diventato il simbolo del Bene nella tragica notte della Costa Concordia dopo l’ordine perentorio di risalire a bordo che il comandante Francesco Schettino non eseguì mai. C’è chi per quel frase lo voleva in Parlamento e chi ha messo la sua faccia sulle magliette come fosse uno dei Beatles.

Il mondo si è capovolto sul capitano di vascello Gregorio De Falco, 50 anni, quando si è trovato davanti l’ordine di trasferimento ad altro incarico: dalla sala operativa alla scrivani. Ma lui, da militare, ha obbedito senza però nascondere un velo di «amarezza».

Dopo dieci anni, a fine mese, lascerà la sala che domina il porto di Livorno e dalla quale due anni e mezzo fa ha coordinata i soccorsi per il naufragio avvenuto davanti al Giglio.

Il nuovo incarico parla di «un ruolo di coordinamento nella sezione amministrativa della direzione marittima», sempre a Livorno.

Eppure quella frase «sono un po’ amareggiato», pronunciata a margine di una conferenza stampa sulla presentazione di una esercitazione della Protezione civile, ha fatto rumore. E molto.

«Questo - ha detto De Falco presentando l’iniziativa - è il mio ultimo incarico operativo, proprio stamani ho avuto notizia dal comandante Faraone che lascio il servizio operazioni. Sono abbastanza amareggiato, perché da dieci anni la mia ragione professionale è l'operativa, ma sono un militare».

Il deputato del PD Federico Gelli ha chiesto chiarimenti sulla «rimozione» di De Falco al Ministero. «Si chiarisca la vicenda della rimozione del comandante dal settore operativo della Capitaneria e il suo trasferimento ad un ufficio amministrativo. Nel pieno del processo sul naufragio della Costa Concordia, è opportuno chiarire se ci siano motivazioni particolari dietro questa scelta».

Nell’interrogazione inviata al ministro Maurizio Lupi si legge ancora: «De Falco ha gestito in prima persona nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 le fasi cruciali dei soccorsi dopo il naufragio della nave al Giglio e ha ricevuto per questo anche l'encomio solenne della Marina Militare. Sui mezzi di informazione di tutto il mondo è diventato il simbolo dell'Italia che prova a dare un'immagine diversa rispetto ad un disastro del genere. Questa rimozione, merita gli opportuni chiarimenti pubblici, anche per fugare eventuali sospetti che la possano collegare allo svolgimento del processo di Grosseto».

Ai sospetti di un trasferimento che profuma di bocciatura, risponde stizzito l’ammiraglio Arturo Faraone che guida dal 2013 la Capitaneria di porto di Livorno. «Si tratta di un normale avvicendamento come ce ne sono decine nei diversi comandi e non certo di una deminutio. Ecco perché non si deve parlare né di punizione né tantomeno di strumentalizzazione. De Falco ha fatto molto bene durante la sua permanenza alla sala operativa e nella notte della tragedia della Concordia ha reso onore alla Capitaneria».

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