Il Tirreno

Livorno

Perde il lavoro e muore bevendo un litro di grappa

di Pietro Barghigiani
Perde il lavoro e muore bevendo un litro di grappa

Da due anni era disoccupato e non riusciva ad accettare la situazione: lui, astemio, ha finito una bottiglia ed è andato in un coma alcolico fatale

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PISA. Si può morire di lavoro rimanendo seduti sul divano del salotto di casa. È una morte indiretta provocata da un impiego che è stato prima tolto e poi negato. Non ci sono colpevoli con un volto. Solo vittime che se ne vanno con i passi leggeri di chi non vuole disturbare.

È la storia di un 57enne, sposato, con un figlio, disoccupato pure lui. Da due anni aveva perso il lavoro. Faceva l’operaio e alla sua età non riusciva più a rientrare in quel circuito che non solo serve a portare a casa uno stipendio, ma anche a dare dignità a una persona. Qualche lavoretto, due-tre mesi al massimo. Poi il ritorno nell’oblio di chi vive di speranze per un futuro sempre più breve e incerto. Ci aveva provato tante volte a ripartire. E ogni volta una porta chiusa in faccia. Nel tardo pomeriggio di lunedì i familiari lo hanno trovato svenuto nell’abitazione dell’hinterland pisano.

Era in coma etilico dopo aver bevuto una bottiglia di grappa.

Lui che era astemio ha scelto l’alcol per cancellare quelle ombre che gli stavano rovinando la vita. Un gesto nato dalla disperazione e sfociato nel dramma. Moglie e figlio hanno chiamato il 118 che ha inviato sul posto un’ambulanza con il medico. Quando, però, il personale sanitario è arrivato nella casa, il cuore si era già fermato. Nessun mistero sulle cause del decesso anche se il pm di turno, Aldo Mantovani ha fatto trasferire il corpo a medicina legale dove, però, non è stata necessaria l’autopsia. È bastato un esame esterno. Ieri è stato concesso il nullaosta al funerale che sarà celebrato domani. Nella casa si sono presentati anche i carabinieri. Scrupoli investigativi, ma nulla più. Non c’era da capire granché su cosa era successo. Solo rimettere in fila in un viaggio doloroso le ragioni di un riposo forzato di una persona che a 55 anni perde il posto e da quel giorno la sua vita professionale è fatta di rifiuti e delusioni.

L’uomo aveva perso il lavoro da operaio nel settore del pellame in una ditta Santa Croce sull’Arno un paio di anni fa. La moglie lavora in una mensa e il figlio è disoccupato. Una situazione che al 57enne, persona tranquilla e riservata, pesava in modo particolare. Non solo il figlio era senza un impiego e già questo era un pensiero per la famiglia. Quando poi anche l’operaio è rimasto a casa le preoccupazioni sono deflagrate in nevrosi. «Prima o poi prendo la macchina e non torno più» aveva confidato in famiglia in uno dei frequenti momenti di sconforto.

«Si faceva vedere poco in giro – dicono in paese – Era una persona molto riservata. Sapevamo che il cruccio di non trovare lavoro lo aveva colpito parecchio. Anche perché in casa pure il figlio è disoccupato».

Il tarlo di quell’ansia capace di divorare da dentro chi perde il posto e davanti a sé vede solo muri insuperabili aveva iniziato a lavorare da tempo.

Un disagio che i familiari e le persone vicine interpretavano come una reazione naturale alla condizione di disoccupato. C’era qualcosa di più grave. Che un ultracinquantenne espulso dal mondo del lavoro ha voluto raccontare affidandosi all’alcol nel silenzio del salotto di casa in un pomeriggio di fine estate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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