Gioco
Miracolo: rieccoci nelle rotte dei big L’export cerca sbocchi verso gli Usa
Dopo esser stati bloccati dal governo cinese, due dei tre giganti delle flotte marittime ci riprovano e stavolta Livorno è dentro la mappa. Intanto ritorna Zim e anche Cma-Cgm guarda all’America
LIVORNO. Se le grandi direttrici di traffico marittimo con gli Stati Uniti non faranno la valigia lasciando il nostro porto a piangere inutilmente sul latte versato, noi livornesi dobbiamo ringraziare la nomenklatura del Partito comunista cinese e, segnatamente, un compassato signore di 63 anni con gli occhi a mandorla, nato a quasi 8mila chilometri dall'obelisco di Barriera Garibaldi: Gao Hucheng, ex operaio di cementeria, poi diventato addetto commerciale di ambasciata, quindi manager della compagnia di stato per l'import-export fino a entrare poco più che quarantenne nello stato maggiore dell'apparato ministeriale.
SALTA IL PATTO-MONSTRE
Cosa c'entra con noi? C'entra eccome. È stato lui, nel luglio scorso, a mettersi di traverso come ministro del commercio del governo di Pechino per affondare l'alleanza-monstre P3 che aveva messo insieme le prime tre flotte del mondo: i danesi di Maersk, i napoletano-ginevrini di Msc e i francesi di Cma-Cgm che da soli il 40% del mercato. L'assetto di quell'alleanza aveva fatto tremare Livorno perché era stata tagliata fuori dalla mappa dei porti toccati dai nuovi servizi: non era una ipotesi o un sospetto , erano già state pubblicate le schedule. E in gioco non c'erano soltanto 40-50mila teu di contenitori (70-80mila secondo altre fonti), c'era il mantenimento del filo diretto con la costa atlantica degli Usa, che da un paio di secoli rappresenta il principale traffico internazionale del nostro porto.
L'alleanza-kolossal è tornata in campo ma, come abbiamo anticipato all'inizio dell'estate, ha perso il tassello francese e ora si basa sull'accoppiata Maersk-Msc (con la sigla 2M): una "potenza di fuoco" non molto inferiore a quella della P3, se è vero che conta su poco meno di 190 navi anziché appena più di 250 con una capacità di stiva al di sopra dei due milioni di teu. Ma la novità che ci interessa da vicino è un'altra: stando agli annunci, l'identikit delle nuova geografia di traffici marittimi riporterebbe Livorno dentro le grandi direttrici internazionali riorganizzate da quell'alleanza-bis con 22 "rotazioni" che toccheranno 77 porti sul mappamondo.
Segnatamente, per bocca del vicepresidente Diego Aponte, figlio del patriarca Gianluigi, la Msc ha annunciato una nuova mappa in tandem con Maersk sotto la sigla "2M". Nei servizi della compagnia con base a Ginevra compaiono scali a Genova, La Spezia, Trieste, Napoli e Gioia Tauro. Ma anche a Livorno: nella rotta del "Medusec" (che nelle schede Maersk si chiama “Transatlantic 5”) che mette in fila Gioia Tauro,Napoli, Livorno, La Spezia, Genova, Valencia e Algeciras (Spagna), Sines (Portogallo) e, al di là dell'Atlantico, prima Newark, poi Boston, Baltimora, Norfolk, Savannah e Charleston.
Certo, non è un boom. Msc mette in pista un pacchetto di altri servizi che non toccano Livorno: come il "Medgulf" (che scala Gioia Tauro, Napoli e La Spezia); come il "Lion" (Gioia Tauro); come il "Dragon" (Gioia Tauro, La Spezia e Genova); come il "Jade" (Gioia Tauro e La Spezia); come il "Phoenix" (Trieste). Comunque, sia pure un po' defilati ma siamo a bordo e dunque ce n'è di che brindare, visto che eravamo stati sbattuti fuori.
IL RITORNO DI ZIM
Basterebbe forse quasi questa rondine a fare una (mezza) primavera, ammesso che poi tutto questo si traduca effettivamente in volumi di traffico. Ma non è l'unica novità su questo versante: basti ricordare che fra una settimana esatta tornerà ad affacciarsi in Darsena Toscana la compagnia israeliana Zim, uno dei principali clienti del porto prima di emigrare a Genova. La farà con la portacontainer Monaco, che comunque non è un gigante (260 metri di lunghezza e 4500 teu di capacità) e dunque non avrà problemi di agibilità. Figurarsi che per sottolineare l'importanza dell'evento arriveranno al terminal Tdt anche il governatore Enrico Rossi, l'amministratore delegato di Zim Europe Saar Dotan e il numero uno di Ferrovie Michele Elia.
Guarda all'altra sponda atlantica anche l'ex partner di P3, Cma Cgm: l'indomani, secondo quanto annunciato mercoledì scorso, farà partire proprio da Livorno il nuovo assetto dell'Amerigo service che toccherà stavolta Miami (offrendo un link col mercato messicano).
Cos'è cambiato? Intanto, questa vicenda dimostra una volta di più che il futuro delle città portuali del nostro rango dipende dalla propria capacità di ammodernamento infrastrutturale ma anche da decisioni prese all'altro capo del mondo.
TARANTO SVUOTATA
Un esempio? Il caso di Taranto: un mega-terminal (al 40% in mano ai taiwanesi di Evergreen) rimasto pressoché vuoto dopo che Evergreen in tandem con Hutchinson Whampoa di Hong Kong ha deciso di spostare le linee al Pireo. Eppure era un porto che nel decennio scorso volava sui 600-700mila teu con una punta a 890mila teu nel 2006).
Ma c'è anche qualcos'altro: i traffici marittimi sono fatti di navi ma anche di merci. "E non sempre le merci vengono imbarcate o scaricate là dove gli armatori si immaginano di convincere (o costringere) gli operatori a farlo", dice un manager che ben conosce il mercato internazionale. Tradotto: puoi essere un porto efficiente ma se il territorio di riferimento non genera export, resti lì a guardare la luna.
«Una cosa è sicura: i traffici fra Italia e Stati Uniti stanno aumentando, è indiscutibile: merito del cambio fra euro e dollaro che favorisce l'export verso gli Usa e permetterà all'Unione europea di aumentare i traffici in quella direzione», ha dichiarato all'Avvisatore Marittimo Angelo Roma, ex port capitain di Zim e ora consulente marittimo. In cifre: la quotazione dell'euro rispetto al dollaro è scesa da quasi 1,40 (fine 2013) agli attuali 1,28, con uno sprint di sei punti percentuali in meno negli ultimi tre mesi. Non basta: le autorità delle due sponde dell'Atlantico stanno negoziando un Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (Ttip) che mira ad abbattere le barriere commerciali fra Europa e America. Ma sollevando un vasto arcipelago di proteste dal fronte dell'attivismo no-global.
I NUMERI DEL DOSSIER
Nel frattempo però, trattato o non trattato, i mercati corrono da soli. E i numeri segnalati dall'ultimo dossier di Intesa San Paolo per tastare il polso ai distretti toscani segnala un boom dell'export che dalle piccole aziende della nostra regione va a caccia di sbocco negli Usa: più 20,2% il marmo di Carrara sui mercati statunitensi, più 9,1% il vino del Chianti, più 11,9% il settore cuoio e pelletteria di Santa Croce (ma nello stesso campo a Arezzo l'impennata sfiora il 40%), più 13,7% l'abbigliamento dell'Empolese. Con un raffronto che dice parecchio: mentre l'export dell'azienda Italia arranca grossomodo attorno alla crescita zero, il sistema dei distretti a livello nazionale mostrano un incremento che nei primi nove mesi dello scorso anno è stato del 4%. E quelli toscani? Più del doppio, e nell'ultimo trimestre "fotografato" hanno visto crescere dell'11,3% i propri affari all'estero. La locomotiva del sistema piccolo-aziendale esportatore potrebbe essersi rimessa in moto, adesso c'è da capire se il porto è pronto a offrire soluzioni o se questa ripresina ce la porterà via La Spezia.
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