Il Tirreno

Livorno

Le offerte trappola sanzionate dall’organismo di vigilanza

di Ilaria Bonuccelli

La proposta, sul web, sembra allettante. Si cercano «volontari, disoccupati o precari» per la ricostruzione post terremoto in Emilia.I dettagli appaiono credibili, ci sono riferimenti e loghi...

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La proposta, sul web, sembra allettante. Si cercano «volontari, disoccupati o precari» per la ricostruzione post terremoto in Emilia.I dettagli appaiono credibili, ci sono riferimenti e loghi importanti: ministero del Lavoro, il 150° anniversario dell’Unità d’Italia; 4000 euro di “dote lavoro” (oltre un attestato di benemerenza) per gli aspiranti lavoratori «immediatamente disponibili da mobilitare a supporto della Protezione civile»; 10.000 euro di incentivi l’anno per le imprese disposti ad assumere. In molti ci credono, ma non tutti. Scatta la segnalazione all’Antitrust, l’Autorità per la garanzia della concorrenza e il mercato.

Bonus alle aziende se pagano 5.000 euro

L’offerta di “lavoro” prevede infatti il pagamento (da parte delle aziende) di una “fee” - una tariffa di 5000 euro- di affiliazione al network delle società promotrici, Kelion, Cofit e altre. Visto che le società sono già sorvegliate, Antitrust avvia un procedimento (una decina in 4 anni) a tutela dei consumatori, potenziali vittime di «pratiche commerciali scorrette, ingannevoli o aggressive» come certe «false offerte di lavoro» celate in «messaggi pubblicitari che promettono «un’occasione lavorativa” ma in realtà si riferiscono alla frequenza di corsi di formazione (onerosi, ndr) senza garanzia di occupazione; pubblicità ingannevoli sulla possibilità di iniziare un’attività di lavoro autonomo (franchising o a domicilio) con prospetti di guadagni esagerati o falsi. O addirittura omettendo l’obbligo per il consumatore (l’aspirante lavoratore, ndr) di spendere preventivamente somme consistenti per acquistare materiale per il lavoro a domicilio».

Cerchiamo disoccupati per il terremoto dell’Emilia

Il caso di Kelion è serio perché - come specifica Antitrust nell’istruttoria - la Protezione civile, i Comuni emiliani hanno negato collegamenti con la società che non avrebbe neppure «l’autorizzazione ministeriale a svolgere l’attività di agenzia di lavoro». In più in questa vicenda ci sono due aggravanti: è stata «sfruttata la situazione di disagio socio-economico conseguente al terremoto» e le società risultano «destinatarie di un precedente provvedimento di ingannevolezza». Quindi, sentita anche l’Autorità garante per le Comunicazioni (per lepubblicazioni sul web),scattano le sanzioni: la più alta, 17mila euro, per Kelion. Ma la multa non blocca l’attività: su questa società, a marzo 2014 è stato aperto un nuovo procedimento (in corso) per una vicenda analoga: cambia solo sisma, stavolta è quello della Val Padana.

Il rischio recidiva

La recidiva è uno dei rischi più frequenti in questi casi. È accaduto anche alla GM di Napoli, sanzionata (6.600 euro) da Antitrust la prima volta nel 2007 per la ricerca di animatori turistici con un messaggio che garantiva «l’inserimento nel lavoro», omettendo che i corsi di formazione erano a pagamento; nel 2010 la società aveva precisato che il corso di formazione per guardia giurata era a pagamento (11.950 euro) ma il messaggio - censura l’Antitrust - lasciava « intendere che il corso fosse finalizzato a un effettivo inserimento nel settore della sicurezza privata, con l’espressione “garanzia lavoro”». In questo caso, la multa era stata di 25mila euro. Ma la sanzione di per sé non è un deterrente efficace. Molti continuano a svolgere attività ingannevoli. E Antitrust al massimo può ordinare la sospensione dell’attività per un mese.

Lavoro a domicilio, ma ti vendo le perline

Le sanzioni, semmai, si rivelano più efficaci nei confronti di soggetti più deboli come chi dietro le offerte di lavoro a domicilio nasconde la vendita di «fornitura di materiale a carattere oneroso». Due i casi di cui si è occupata l’Antitrust: So.cel prometteva un guadagno di 1500 euro per confezionare accessori e cinturini di orologi. Ma le persone - rileva Antitrust - non venivano informate preventivamente di dover pagare 68 euro per il materiale e spesso non hanno più avuto notizie dopo aver inviato i cinturini. Da qui multa di 15 mila euro per il messaggio ingannevole che garantiva “opportunità di lavoro”. Stessa sanzione alla società Lo scrigno per la promessa di un guadagno di 700 euro per confezionamento di 70 cinghiette: costo “kit assemblaggio” 67 euro. Secondo quanto accertato, la società oltre a non aver garantito lavoro a domicilio avrebbe anche ignorato il diritto di recesso esercitato da varie persone.

Ti inganno come consumatore

Tutti i casi presentano una violazione del codice del Consumo perché la «formulazione e impostazione dei messaggi, occultando la reale natura promozionale sotto la veste di offerta di lavoro sono idonee a indurre in errore il consumatore medio, non permettendo di valutarne la reale convenienza e inducendolo ad assumere decisioni di carattere commerciale che altrimenti non avrebbe preso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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