Gioco
Nozze gay all’estero «Il Comune le registri»
Approvato dai consiglieri un documento da sottoporre al sindaco per la trascrizione dei matrimoni omosessuali
LIVORNO. Il sogno delle le coppie gay livornesi che si sono sposate o si sposeranno all’estero, ossia veder riconosciuta la loro unione anche dal Comune di Livorno, sembra sempre meno irrealizzabile.
I consiglieri dell’ottava commissione, (Diritti e Pari Opportunità) hanno infatti votato per la possibilità di creare un atto di indirizzo da proporre al sindaco e predisporre l’eventuale trascrizione dei matrimoni omosessuali. Un atto che all’unisono la giunta precisa essere una richiesta politica «per eliminare la disparità nei trattamenti di unioni etero ed omosessuali, anche legislativamente».
Una battaglia civile che riconosce il diritto al matrimonio come inalienabile ed inscindibile, a priori, quindi, dell’orientamento sessuale. «In questo senso i comuni devono essere gli apripista per il governo italiano a favore delle unioni omosessuali, andando così al superamento di questo gap che attanaglia l’Italia- dice Francesco Belais del tavolo Rainbow, per i diritto della comunità L.G.B.T. e contro l’omofobia - si riscontra solo una fuga di cervelli data dalla crisi, ma anche una fuga dei diritti per gli omosessuali».
«È grazie al coraggio di alcuni sindaci di comuni come Grosseto, Napoli, Fano e Bologna che oggi ci troviamo qui - introduce il vicesindaco Stella Sorgente - anche Livorno deve permettere la trascrizione negli atti civili dei matrimoni gay celebrati all’estero».
Controvento vanno le parole della consigliera Amato «Mi ritengo contraria a tale trascrizione in quanto non è prevista dall’ordinamento del nostro governo. Basta riportare l’articolo 29 in cui si parla di una famiglia naturale, tradizionale intendendo il matrimonio tra uomo e donna. Deve essere una scelta democratica e non fatta all’interno di un tribunale dal momento che molte famiglie livornesi non sono d’accordo ed io per questo, nonostante sia l’unica, non mi fermerò nella battaglia».
Di tutt’altro avviso è il consigliere Raspanti: «Le leggi sono figlie di un dato periodo storico con propri limiti culturali del momento; se le norme fossero intoccabili, si parlerebbe ancora di leggi razziali. È richiesto un rinnovamento, nuovi diritti che non costa niente dare, ma costa tanto la loro mancanza alla civiltà». Interviene, in conclusione, l’avvocato Tempore, mamma all’interno di una famiglia omogenitoriale: «Dal punto di vista tecnico la trascrizione è un atto simbolico, un valore dichiarativo e non costitutivo, non ne scaturiscono diritti e doveri. Non è una forzatura della legge ma è uno strumento per far capire al governo che il popolo è pronto. Per cosa? Per dare ai cittadini italiani omosessuali diritti e riconoscimenti dovuti».
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