Gioco
Anche noi ingannati e costretti al porta a porta
«Mia figlia mandata a vendere aspiravolvere: pensava di fare la segretaria». E c’è chi doveva proporre contratti per luce e gas. Fioccano le segnalazioni
La figlia di Lorella pensava di andare a fare la telefonista part-time e s'è ritrovata a dover vendere aspirapolveri. Il figlio di Carmen era convinto di lavorare come segretario e invece volevano che convincesse la gente a cambiare il gestore dell’energia elettrica. Manuel, poi, quando ha capito che avrebbe dovuto fare il porta-a-porta prendendo in giro le persone, non ha neppure cominciato: s'è fatto accompagnare a prendere il motorino, ed è tornato a casa di filato.
È successo a molti di venire fregati - o rischiare di esserlo - da offerte di lavoro farlocche, e quelle che riportiamo sono alcune delle testimonianze-denuncia dei nostri lettori su Facebook, a commento dell’inchiesta del Tirreno pubblicata ieri. Due cronisti hanno risposto agli annunci della “Design Companies” di Guamo (alle porte di Lucca) e della “Strike” di Pisa svelando gli imbrogli. Nel caso di Guamo, ad esempio, l'azienda dichiarava di cercare magazzinieri e corrieri e invece voleva che i neo-lavoratori andassero di casa in casa a proporre in modo subdolo alle famiglie un nuovo gestore dell’energia.
Un copione che si ripete sempre più spesso, del resto, come denuncia “Lavoro anomalo”, la pagina facebook che raccoglie le testimonianze di chi è caduto nella trappola delle inserzioni-truffa. C'è spesso un’azienda che propone un impiego da magazziniere oppure da segretario/a, oppure di back office, poi, nel giorno di prova, il candidato-lavoratore viene spesso prelevato in auto e condotto in un’altra città: nessuno gli dice dove viene portato, nessuno gli spiega in cosa consisterà la sua attività, e se il giovane fa domande riceve risposte vaghe e inutili. Alla fine si ritrova a vendere, quasi sempre porta-a-porta, prodotti vari, magari a prezzi esagerati o in modo ingannevole.
Lorella, una nostra lettrice, racconta che qualche tempo fa sua figlia, allora ventenne, cercava un lavoretto per pagarsi un'utilitaria: «Non mi ricordo dove - scrive su Facebook - trovò l'annuncio di un'azienda che offriva un lavoro di segretaria o telefonista per 4 ore». La ragazza andò speranzosa nella sede indicata ma scoprì che l’attività consisteva nell'organizzare riunioni nelle case per vendere aspirapolveri che costavano la bellezza di 3mila euro l'uno. «Inoltre dovevi fare 60 riunioni al mese e se non ci riuscivi non prendevi neppure le provvigioni per le riunioni fatte». «Anche a Bientina - conferma Enza - c'è una ditta che propone ai giovani un lavoro di segreteria e poi li manda a vendere un elettrodomestico».
Carmen invece racconta che suo figlio fu portato in macchina a La Spezia: «un giorno intero a vendere forniture elettriche e del gas quando gli era stato detto che si trattava di un lavoro di segretario». La sera stessa il ragazzo ha detto arrivederci e grazie.
Manuel è fresco di fregatura: proprio una settimana fa gli è successo di andare a fare una prova di lavoro «e guarda caso si trattava di un porta-a-porta per Enel energia... sono quelle persone che mettono i cartelli fuori dal portone e dicono che il giorno stesso o quello seguente manderanno un incaricato a casa». Il problema è che l'annuncio parlava di ben altro e quando al colloquio Manuel aveva chiesto agli addetti dell’azienda «se si trattava di un porta a porta, loro avevano fatto i vaghi».
Gaetano denuncia che un’azienda di Guamo da una decina d’anni «mette continuamente annunci sul giornale per la ricerca di impiegati per mansioni d'ufficio. Vai a fare il colloquio - racconta su Facebook - e miracolosamente ti prendono e ti invitano a fare la prova per il mattino seguente. Il giorno dopo ti ritrovi con un bel trolley in mano e ti dicono: devi andare a vendere questo prodotto…» Il lettore dice di non ricordare il nome della ditta ma potrebbe trattarsi dell'azienda di cui abbiamo parlato nell'inchiesta. «Cambiano nome in continuazione - aggiunge Iacopo - rimane solo il solito numero di telefono».
Da Stefano infine un consiglio: «Ragazzi, non date credito ad annunci poco chiari e molto vaghi». Lui stesso - ammette - è caduto in trappola: «Ora ho aperto un’agenzia di telefonia per conto mio - dice - e ho usato quell’esperienza mettendo annunci chiari e veritieri».
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