La protesta
Niente bistecche, è la festa dell'espiazione
Si chiude oggi la Festa dell'Unità di Livorno. Io ci sono stato due volte alla Festa, quest'anno. A presentare due libri che mi sembravano importanti, per motivi molto diversi.
Due libri che, peraltro, si pongono in un'orbita piuttosto ellittica rispetto al Pd. Uno era il romanzo di esordio di Corrado Fortuna, l'altro un saggio di Perazzoli sul Welfare. L'aria che si respirava alla Festa, quest'anno, era quella dell'espiazione.
Chi criticava queste manifestazioni per l'opulenza delle bistecche e degli stand da fiera campionaria a Livorno non avrebbe insomma trovato molto da ridire.
Chiusa nel recinto dell'Ippodromo in crisi, era la Festa di un partito in crisi, dove di bistecche (purtroppo) non c'era neanche l'ombra. E tuttavia c'erano dibattiti, alcuni molto interessanti.
C'era il libro di Perazzoli, per tornare al punto, che è un libro importante per tutti quelli che hanno o dovrebbero avere una sensibilità alle tematiche sociali, visto che ci spiega come funzionano le cose in quei paesi europei dove vige un principio di tutela universalistico e la povertà viene vista come una piaga da combattere.
Insomma, proprio il contrario di quello che succede qui, dove i cittadini si dividono fra chi ha ogni tutela e chi (ma sono sempre di più) non ne ha alcuna ed è rimesso alla carità delle mense. Un libro di sinistra insomma, per come almeno intendo io la sinistra.
Ma il clima della Festa, ripeto, era quello dell'espiazione, del bagno di umiltà. C'era il farro e la pappa col pomodoro, ma niente bistecche e cacciucco. Devo dire che, tutto sommato, non mi è dispiaciuta.
Ho trovato che fosse una manifestazione necessaria. Penso sia una cosa che ho sperimentato tante volte nella vita: sei in difficoltà? Non fare finta di niente. Fallo vedere, mostralo. Non fare finta che vada tutto bene, perché non va tutto bene.
La Festa dell'Unità è stata quindi la Festa di un Partito in cui, a Livorno, non va tutto bene, ma che, tuttavia, esiste ancora. Mi è piaciuta anche perché una parte di me, un po' dilettantisticamente romantica, simpatizza con i perdenti.
Anche se, crescendo, ho smesso di credere che i perdenti siano sempre quelli che hanno ragione a dispetto della maggioranza, come invece pensano i romantici professionisti.
Dopo la sconfitta elettorale è insomma inevitabile e giusto che ci si mostri in gramaglie, che si mostri visibilmente il segno del lutto.
Lontani dai posti di comando è inevitabile che manchino gli sponsor, e, siccome siamo a Livorno, a nessuno sarà neanche sfuggita la battuta sottintesa alla location stessa della manifestazione: dopo la sconfitta, il Pd, per qualche mese, ha dovuto darsi all'ippica. Finisce quindi oggi quella che potremmo definire la Festa dell'Unità della Quaresima.
Penso sia stato un bene farla. Penso sia stato necessario. Il prossimo anno però, finita la penitenza, cari amici del Pd, ridatemi la bistecca
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google