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Livorno

Il sergente Ernani sotto i reticolati contro il maxi-proiettile

Il sergente Ernani sotto i reticolati contro il maxi-proiettile

LIVORNO. La data è quella del 12 giugno 1916: e qui, nella foto che vedete a lato, Gafforio Ernani è poco più che trentenne mentre tiene un piede sopra un proiettile calibro 305, uno di quelli che...

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LIVORNO. La data è quella del 12 giugno 1916: e qui, nella foto che vedete a lato, Gafforio Ernani è poco più che trentenne mentre tiene un piede sopra un proiettile calibro 305, uno di quelli che erano riconoscibili dal rauco sibilo che emettevano solcando l’aria prima di scoppiare.

Il suo certificato di nascita non è targato Livorno: è stato soffiatore di vetro a Vietri sul Mare e poi a Torrita di Siena, ma sue origini sono laziali (Poggio Mirteto, provincia di Rieti).

Da lì veniva anche il prof. Achille Radaelli, che a Livorno diventerà preside del liceo scientifico Enriques quando la sede era ancora accanto all’Itc Vespucci di via Chiarini. Uniti anche dal fatto di aver dovuto fare i conti con la prima guerra mondiale: Gafforio sergente del genio, Achille intercettore delle conversazioni telefoniche nemiche in tedesco.

È un curioso intreccio di destini: individuali ma anche collettivi, e i familiari di Ernani lo riscoprono in quest’anniversario numero 100 della Grande Guerra. Stesso paese d’origine di Gafforio e di Achille, stessa scuola elementare, eppure strade completamente differenti perché l’uno lascerà i banchi dopo la quinta elementare (che era comunque un buon titolo di studio per quegli anni) e l’altro arriverà fino a laurearsi in lingua e letteratura tedesca.

Le loro esistenze si incroceranno di nuovo a Livorno: Achille vi arriverà facendo carriera nella scuola e giungendo a ricoprire il ruolo di responsabile del liceo scientifico cittadino; Gafforio, nel ’28, dopo aver perso il lavoro per l’introduzione di nuovi macchinari, vi approda trovando lavoro al Monte Paschi.

Ma se i nipoti di Ernani ne raccontano la storia non è solo per ricordare l’intreccfiarsi di due percorsi umani quanto, forse, per farne il simbolo di una generazione contrassegnata dalla Grande Guerra.

«Come sergente del genio, Gafforio Ernani – è il racconto dei familiari – metteva insieme ai soldati al suo comando i tubi di gelatina (che era un esplosivo di quei tempi) sotto i reticolati nemici per farli saltare in aria prima dell’attacco, in altre occasioni ha scavato gallerie dentro le montagne per farle crollare, ha costruito ponti che attraversavano fiumi come l’Isonzo e il Piave. Restava nell’acqua per giorni e giorni, tanto che fu mandato a casa in convalescenza per alcuni mesi perché era rimasto immobilizzato da artrite e reumatismi».

Ernani morì nel luglio ’72 «dopo esser stato insignito della croce di cavaliere di Vittorio Veneto nel marzo ’71». Dunque, «ebbe diritto a una pensione mensile di 5mila lire per 16 mesi», segnalano i familiari commentando: «Che cosa non si faceva per la Patria».

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