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Sorpresa: frena la deflazione choc ma la paura blocca i soldi in banca
Livorno si conferma un caso unico: per l’ottavo mese consecutivo l’inflazione ha il segno “meno” Gli ultimi dati di Bankitalia: il “tesoro” delle famiglie labroniche è cresciuto anche nel periodo più buio
LIVORNO. Frena la deflazione choc che dall’inizio dell’anno sta contrassegnando la nostra città come un caso unico a livello nazionale fra le 31 città al di sopra dei 150mila abitanti sotto i riflettori dell’Istat.
È lo stesso istituto nazionale di statistica a segnalarlo nella newsletter che è diventata una sorta di “bollettino di guerra” della crisi: ci sorpassano Verona (meno 0,8%), Venezia (meno 0,7%) e Torino (meno 0,6%) nell’andamento della deflazione su base annua perché – come riferisce il report periodico – «Livorno segna una attenuazione della flessione tendenziale». Tradotto: rispetto a dodici mesi prima, in agosto l’inflazione corre sì ancora in negativo ma lo fa per lo 0,5% anziché per lo 0,7% com’era stato in luglio. E per la prima volta abbiamo tre città in condizioni peggiori di noi: da gennaio in poi, mese dopo mese, Livorno aveva fatto registrare il tasso di deflazione (su base annua) più alto rispetto a tutte le altre città. Con un’unica eccezione: febbraio.
È solo dalla primavera scorsa che gli italiani hanno iniziato a scoprire che l’inflazione negativa non è una cosa bella così come ci si potrebbe immaginare. Abbiamo passato i decenni a sentirci dire che era la corsa dell’inflazione a rovinarci le buste paga (e, di riflesso, i bilanci familiari, dunque l’esistenza), ed adesso che non solo il caro-vita non solo va a zero ma anzi comincia a correre all’incontrario, dovremmo lamentarci?
In realtà, la tendenza alla diminuzione dei prezzi non è affatto un sollievo, se non momentaneo. Soprattutto perché se mi aspetto che fra un mese pagherò meno quel mobile, quel computer o quell’auto è probabile che io aspetti. Inutile dire che, se calano i consumi, caleranno anche i posti di lavoro in quel settore. A meno di non voler fare uno sforzo di ottimismo e immaginare che il calo dei prezzi dipenda dall’innovazione tecnologica o dalla maggiore concorrenza.
A dar retta alla rilevazione mensile dell’Istat è accaduto invece che in agosto, rispetto al mese precedente, il caro-vita sia tornato a aumentare: più 0,4%. Ecco spiegata l’attenuazione della deflazione misurata non su 12 mesi bensì nell’immediato, in raffronto a 30 giorni prima.
Resta da capire se questo raffreddamento della deflazione in agosto è da interpretare come un episodio, magari legato alle dinamiche del consumo nel segno dell’estate e delle vacanze. Comunque, qualcosa si era intravisto anche dalle ricerca del Centro studi della Camera di commercio sull’andamento delle vendite e soprattutto sulle aspettative degli operatori commerciali rispetto al futuro immediato.
L’ultimo dossier dell’équipe camerale racconta che per il 27° trimestre consecutivo le vendite al dettaglio risultano in calo: e questo significa che ormai la “torta” degli affari si è ridotta di quasi un terzo rispetto al 2008, l’anno in cui siamo entrati nel tunnel della crisi internazionale con il flop dei mutui subprime e il patatrac della Lehman Brothers al di là dell’Atlantico. Eppure la diminuzione registrata a Livorno è risultata non solo inferiore a quelle precedenti ma anche al di sotto dello standard regionale. Di più: gli imprenditori commerciali con “targa” livornese che pronosticano un in cremento delle vendite nel trimestre successivo sono quasi un terzo (32,7%), assai di più che nelle altre città toscane (non si arriva al 28%) e quattro volte il numero dei pessimisti (7,7%).
C’è anche un altro aspetto: i depositi in banca. La “radio- grafia” sarà più accurata quando disporremo dei dati 2014, ma già al 31 dicembre scorso le famiglie consumatrici della nostra provincia avevano in banca una montagna di 2,9 miliardi di euro. Un gruzzoletto mica male, ed è cresciuto pure in questi anni di guai: quasi del 29% rispetto all’inizio del tunnel, ma soprattutto nel periodo più buio. Nel solo 2013: più 7,6%, più del doppio del resto della Toscana. Segno che anche chi ha i soldi non li spende né li investe perché ha paura di precipitare nel gorgo del disagio economico: e li tiene accantonati in forme pronto uso.
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