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L'INCHIESTA / Viaggio nel mondo delle offerte di lavoro ingannevoli

L'INCHIESTA / Viaggio nel mondo delle offerte di lavoro ingannevoli

Ci siamo presentati a fare un colloquio e poi una prova alla "Strike" di Pisa e alla "Design Companies" di Lucca. Ma dietro l'offerta di un lavoro come magazziniere, spedizioniere o corriere in realtà si nasconde il "porta a porta". Ecco cosa abbiamo scoperto durante la nostra inchiesta e cosa ci ha raccontato un'altra sfortunata vittima degli annunci ingannevoli - TUTTI I VIDEO DELL'INCHIESTA di Andrea Scutellà e Cesare Bonifazi Martinozzi

GARANZIA GIOVANI, UN PROGETTO CHE NON DECOLLA

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La musica alta confonde le idee. Tra qualche minuto ci ritroveremo in macchina con tre sconosciuti, persi fra Lucca e Pisa. Perché? Ci sono talmente tante proposte di lavoro ingannevoli che abbiamo deciso di approfondire. Così, per cominciare, abbiamo risposto ad un annuncio di lavoro della "Design Companies" di Guamo sul portale “Subito.it”, dove si cercavano magazzinieri e spedizionieri. Un'avventura che alla fine ci condurrà in quel di Uliveto Terme a suonare ai campanelli per conto di una società dell’energia. Un po’ come Lucia, che voleva fare l'assistenza clienti a Ospedaletto e si è ritrovata ad “aggiornare” le bollette a Casale Marittimo. O come Daniele, che per un contratto a tempo indeterminato da magazziniere era pronto a trasferirsi da Roma a Pisa.

VIDEO 1: La nostra telefonata per fissare un colloquio con la Strike

Una giornata di prova alla “X Factor”. Inizia così: «L'unica cosa che vi ricordo è che questa mattina dietro quella porta eravate in sei e alla fine soltanto uno verrà assunto!», esclama trionfale l'uomo in giacca e cravatta di fronte a noi, con un sorriso da presentatore televisivo. Qualcosa ci dice che comunque il prescelto non farà il corriere «di generi non alimentari» come era stato detto ieri al colloquio. «Tipo Bartolini?» avevamo chiesto, per essere sicuri. «Esatto», aveva risposto l'uomo incurante della foto di Mussolini appesa alla parete del suo ufficio. Sembra naturale, dunque, domandare al presentatore della selezione: «Scusi, ma ieri non avevate parlato di una mansione da corriere?». Ora tocca alla ragazza a cui siamo stati affidati per il giorno di prova - che non sembra certo una “spedizioniera” - il compito di evadere le domande. Chiede i nostri nomi. In un lampo ci troviamo in auto, senza conoscere la méta e il motivo del viaggio.

VIDEO 2: Il nostro colloquio alla Strike

Trecento chilometri per un annuncio ingannevole. Dobbiamo proprio avere la testa dura. Perché solo qualche giorno prima ci eravamo presentati alla "Strike" di Pisa, nella zona industriale di Ospedaletto. Daniele aveva inchiodato a pochi metri da noi per avvertirci, preso da un impeto d'altruismo. «State andando alla Strike? - ci ha chiesto con rabbia - È meglio che ve ne torniate indietro. Sono venuto da Roma per fare un colloquio come magazziniere per un contratto a tempo indeterminato di 1200 euro, o così mi avevano detto al telefono. Ma ho sprecato solo soldi e tempo: 120 euro e 4 ore di viaggio».

VIDEO 3: L'incontro con Daniele prima del nostro colloquio alla Strike

Daniele, proprio come noi, aveva risposto a quell'annuncio di lavoro sul portale Infojobs per “gestione magazino - sì con una sola "z" - e assistenza clienti”. «La donna che mi ha fatto il colloquio - racconta - parlava in maniera veloce e confusionaria. Quando ha visto il mio curriculum ha detto: “Vedo che hai anche un piccola esperienza come magazziniere”. Io quel lavoro l'ho fatto per 12 anni e lo avevo scritto chiaramente». Il colloquio si mantiene su toni vaghi e confusi, ma a Daniele resta impresso un particolare. «Dopo un po' - prosegue - inizia a parlare delle lampadine al led di Enel Energia. Faccio subito mente locale: la stessa cosa era successa anche a mia moglie a Roma, circa tre mesi fa. Le avevano proposto un lavoro come segretaria e si era ritrovata per strada con 3 sconosciuti. Ho cercato su Facebook e ho trovato altri racconti: con la scusa di un lavoro qualsiasi ti ritrovi a bussare porta a porta». Salutiamo Daniele dispiaciuti, ma con la sensazione che il problema degli annunci farlocchi è più grave di quanto appaia. Al colloquio la selezionatrice ci parla di un'assistenza clienti “mansione esterna”: «Se un cliente attuale delle lampade a led di Enel ha un problema, il mio compito è andarlo a trovare - dice, poi aggiunge alla velocità della luce - Ci chiamano su appuntamento, senza problemi».

Facciamo cose, vediamo gente. Siamo in macchina con 3 ragazzi, tra i 19 e i 23 anni, che mettono su un cd di musica da discoteca, come nella sala d'attesa della Design. «Hey, hey dale morosita! Hey, hey dale morosita! Estoy enamorado de rosita…» loro sembrano gasati, noi, invece, siamo perplessi. Soprattutto perché continuiamo a non sapere dove stiamo andando e quale attività dovremo svolgere. «Lavoriamo nel mondo delle utilities - dice la spedizioniera a cui siamo stati affidati - Facciamo una consegna di pratiche amministrativo-cartacee, dobbiamo fare tra le 80 e le 90 visite al giorno». Insomma, citando Ecce Bombo di Nanni Moretti: facciamo cose, vediamo gente. «Quindi che tipo di azienda siamo?», insistiamo. «Consegniamo pratiche amministrativo-cartacee - ripete come un robot - e dobbiamo fare tra le 80 e le 90 visite al giorno. Preferisco spiegare dopo il resto, perché adesso non capireste». Più le domande diventano specifiche, più le risposte si fanno generali. Quando comincia a farfugliare di "start up" e "mark up" ci arrendiamo e decidiamo di goderci il viaggio. «Potremmo sapere almeno dove stiamo andando?» chiediamo, ma dovremo attendere almeno mezz’ora per una risposta chiara: la destinazione è Uliveto Terme, a oltre 20 chilometri dal punto di partenza.

VIDEO 4: la prova di Lucia

Quell'assistenza clienti... porta a porta. «Ci è arrivata la segnalazione di una ragazza che oggi aveva la giornata di prova alla Strike. Adesso ha visto sull'autostrada un cartello che indicava Piombino ed è partita da Ospedaletto». Il giorno successivo al nostro colloquio abbiamo ricevuto una telefonata da Margherita Bernardi del Sol Cgil di Firenze, che cerca di dare manforte allo staff di Lavoro anomalo, la pagina Facebook in cui gli utenti possono segnalare le offerte di lavoro ingannevoli e raccontare le loro esperienze.

Se fosse una sfida, Lucia avrebbe vinto in partenza: il suo tragitto misura la bellezza di 55 chilometri. Non è arrivata a Piombino, per fortuna, ma a Casale Marittimo. «Mi avevano detto che avrei fatto assistenza clienti - racconta - non avrei mai pensato di dover fare un porta a porta». Un equivoco piuttosto comune, tra quelli che hanno fatto un colloquio alla Strike, e non solo lì come è possibile apprendere dalle testimonianze su “Lavoro Anomalo”. «Mi sono presentata per la prova il giorno seguente. Mi hanno affidato a una tutor e ci hanno detto di uscire. Siamo entrate in macchina e abbiamo preso la superstrada. Ho chiesto dove stavamo andando e mi hanno risposto che andavamo a Casale Marittimo». Lucia mostra tutto il suo stupore, ma le viene risposto soltanto che l'azienda agisce per conto di Enel Energia. Capirà in cosa consiste il lavoro solo una volta arrivata a destinazione: «A quel punto ci hanno detto che vogliono spostare le tariffe da statale a mercato libero e quindi loro vanno in ogni appartamento e chiedono di verificare l'aggiornamento della bolletta. Abbiamo fatto un saliscendi per tutti i palazzi. Quella secondo me non è assistenza clienti, una persona ha anche firmato un contratto per tornare a Enel energia. Avevano tutti i documenti a modo, avevano le loro cartelle, i loro tesserini, era tutto organizzato. In un'offerta di lavoro bisogna specificare bene le mansioni, se avessi saputo di cosa si trattava non mi sarei candidata».

VIDEO 5: la preoccupazione e la rabbia dei familiari di Lucia

«Signora, ci sono degli "avvisi" in bolletta per lei!». Quando arriviamo a Uliveto Terme ci fermiamo a fare colazione. La tutor si comporta da perfetta datrice di lavoro e offre anche il caffè. In seguito ci spartiamo la zona: due ragazzi prendono un isolato, noi ne prendiamo un altro. «Ma cosa stiamo facendo?» continuiamo a domandarle indisponenti. «Guardate - risponde lei - e imparerete più facilmente». Cominciamo a suonare ai campanelli delle case basse della zona, gli ulivetesi si affacciano. La tutor è bene attenta a non invadere il loro spazio vitale. Non oltrepassa mai la soglia se non è esplicitamente invitata. «Abbiamo un avviso per lei signora - dice alla prima cliente che risponde - glielo stiamo mandando in bolletta da tre mesi. Ha le tariffe dell'energia scadute, è l'Authority che lo dice. Se mi fa vedere una bolletta glielo posso indicare». C'è chi declina gentilmente e chi dà la colpa ai politici per il nostro lavoro. La tutor ci spiega che non dobbiamo essere insistenti, perché il nostro lavoro «non è questione di abilità personale, ma solo di statistica». Infatti, dopo qualche casa, la badante di una signora di 77 anni ci mostra spontaneamente una bolletta Enel e aggiunge: «Siamo in fase di cambiamento, stiamo per passare ad Acea». La tutor prende in mano la bolletta e la porge: «I dati si inseriscono qui. Questo è il lavoro di back office». Ci rendiamo conto che la richiesta è quella di compilare per lei una proposta di contratto per la “Green Network luce & gas”. Gettiamo la maschera e avvertiamo la badante: «Lei dev'essere consapevole che questa persona le sta facendo cambiare gestore dell'energia. E lo deve dire anche alla signora». La tutor, imbarazzata, risponde: «Chiedo scusa, è il primo giorno di lavoro…». La “badante” sembra voler continuare quella transazione, ma noi giriamo i tacchi e ce ne andiamo.

VIDEO 6: la nostra esperienza alla ''Design Companies'' di Lucca

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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