Sicurezza
Boschi: «Servizio civile, ecco come lo cambiamo»
Il ministro alla festa dell’Unità rimette al centro un’opportunità per i giovani Non un lavoro sottopagato bensì una chance che deve contare negli studi - FOTO
LIVORNO. La folla dei militanti Pd alla festa dell’Unità è tutt’attorno al ministro Maria Elena Boschi. Anche stavolta si parla di riforme sì, ma l’argomento che non ha a che fare né con il Jobs Act né con il Senato e non sembra calamitare i riflettori, eppure è decisivo per la vita di milioni e milioni di cittadini: stiamo parlando del volontariato e del servizio civile. E lei, in prima fila nel rapporto fra il governo e la base come divulgatrice del verbo del premier Renzi, ha al fianco grossi calibri del settore come il sottosegretario Luigi Bobba, Pietro Barbieri (portavoce Forum Terzo settore), la deputata Francesca Bonomo (referente nazionale Pd per il servizio civile), oltre a Paolo Beni e Gianfranco Marocchi.
La questione del servizio civile viene inquadrata anche in riferimento alla riforma scolastica: per Boschi non bisogna «ragionare per compartimenti stagni». Ben venga dunque – aggiunge – il fatto che il servizio civile conti all’interno dei crediti formativi in campo universitario. Poi rincara: «L’obiettivo è un’esperienza umana di crescita personale». Personale ma non individualistica, dice: perché «il Paese sta affrontando una sfida culturale che dobbiamo affrontare non come tante isole ma come un tutt’uno». È dell’aprile scorso l’annuncio che il premier avrebbe buttato giù le prime linee guida del terzo settore, così da ricostruirne le fondamenta attraverso un servizio civile universale e un ampliamento delle risorse economiche. «Ok, si può fare sempre meglio, – dice Boschi – ma ditemi quale governo in soli 5 mesi ce la fa a mettere in piedi nuove regole per il terzo settore». Ma perché non se ne parla abbastanza? Per il ministro dipende dal fatto che è un punto che, fortunatamente, mette d’accordo tutti e non attira chi va a caccia di polemiche: «La rinascita del Paese – aggiunge – si basa su un modello sociale che prevede più coinvolgimento, associazionismo e partecipazione».
Tocca a Barbieri indicare un problema non da poco che incombe sulle scelte politiche: lo dice citando l’esigenza di «separare il grano dal loglio», insomma la gramigna dall’erba buona. Il riferimento è al fatto che l’associazionismo si vede confuso con cooperative con cui poco hanno a che fare. Bobba insiste su quello che ritiene un talento proprio del Paese: «In Italia possediamo una marcia avanti a tutti, il talento popolare con cui la cittadinanza si riunisce per il bene della comunità». È così che bisogna guardare alle riforme riguardanti il Terzo settore: il servizio civile e un’idea di nsocialità delle imprese che guardi non solo al profitto sono un «valore da trasmettere anche alle generazioni future».
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