Il Tirreno

Livorno

Livornesi al lavoro sul tetto della basilica di Betlemme per salvarla

Livornesi al lavoro sul tetto della basilica di Betlemme per salvarla

Durante il pellegrinaggio in Terra Santa il vescovo Simone Giusti ha incontrato un gruppo di operai livornesi che lavorano al restauro del tetto della basilica di Betlemme, che sorge là dove secondo i cristiani è nato Gesù

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Un filo diretto lega Livorno a Betlemme: sul tetto della basilica della Natività sono al lavoro operai livornesi come Francesco e Maurizio Bellini e Emiliano Sheshi, operai dell'azienda pratese Piacenti, specializzata nel restauro di beni culturali. A segnalarlo è la diocesi nel proprio giornale on-line “La settimana tutti i giorni”, raccontando che i lavoratori labronici hanno incontrato il vescovo Simone Giusti (e i pellegrini che lo accompagnavano) durante il pellegrinaggio in Terra Santa.

«Proprio in questi mesi Francesco, – viene sottolineato – insieme ai suoi colleghi specializzati in questo campo, sta ristrutturando il tetto della basilica, costruita sul luogo dove è nato Gesù: un intervento notevole e delicato su un sito antichissimo». Si tratta di un lavoro complesso: «Il tetto in legno necessita di un restauro accurato, praticamente da fare a mano, usando tecniche molto simili a quelle della carpenteria navale».

L'intervento degli artigiani italiani, e in particolare toscani, è stato messo in rilievo anche in un lungo articolo del Washington Post in cui si racconta come quest'antichissimo luogo di culto, legato alla nascita di Gesù, «sta mostrando la sua età»: per colpa delle infiltrazioni nel tetto di piombo, «le antiche travi stanno marcendo e gocciola acqua su mosaici duecenteschi di angeli che volteggiano nel cielo»: figurarsi che l'Onu ha messo questo sito del patrimonio mondiale fra quelli in pericolo.

La basilica – ricorda il quotidiano statunitense – per «una sorta di moderno miracolo» è in affidamento congiunto (anche se «acrimonioso») a tre confessioni cristiane: la chiesa greco-ortodossa, quella armena apostolica e i cattolici dell'ordine francescano. È stato Abu Mazen, presidente dell'Autorità Palestinese, a convincerle a dare il via libera ai maestri artigiani italiani per intervenire con il primo grosso restauro documentato da quando carpentieri veneziani ricostruirono il tetto alla fine del Quattrocento.

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di Redazione web