Il Tirreno

Livorno

«Analisi e visite specialistiche fino alle 22»

«Analisi e visite specialistiche fino alle 22»

La proposta della Cgil che polemizza con sindaco e dg dell’Asl. «Nel silenzio del Comune l’azienda sta perdendo finanziamenti»

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LIVORNO. Ambulatori dell'Asl aperti fino alle 22 e funzionanti anche il sabato e la domenica, in modo da poter permettere analisi e visite specialistiche sino a tarda sera, per diminuire le liste di attesa e ottimizzare l'utilizzo dei macchinari in dotazione. E' una delle proposte che la Cgil lancia al direttore dell'azienda sanitaria Eugenio Porfido, ma anche al sindaco Nogarin.

Il sindacato confederale entra nell'infuocato dibattito sulla sanità livornese, ma evita di infilarsi nella polemica sull'ospedale nuovo: «La nostra posizione è nota, per noi va fatto», dice Franca Taddei della segreteria confederale. «Ma si scannino gli altri su questo tema, noi vogliamo entrare nel merito dei problemi che tutti i giorni toccano i cittadini», aggiunge Enrico Pedini, Spi Cgil.

E le questioni , manco a dirlo, sono tantissime. La Cgil ne affronta alcune, «sfidando azienda e amministrazione comunale su temi concreti», come dice il segretario della funzione pubblica Giovanni Golino. «Per esempio sulle case della salute, che dovevano esser fatte col nuovo ospedale. Adesso Comune e azienda come pensano di affrontare il tema? Aspettando che il tempo passi? Noi diciamo: costruiamone una a nord nella sede della Circoscrizione Uno di piazza Saragat, una a sud nei locali che saranno lasciati vuoti dalla Coop della Rosa. Aspettiamo una risposta di chi amministra».

L’integrazione socio-sanitaria. «Condividiamo che la società della salute di Livorno sia stata forse l'esempio più brutto di questo progetto in tutta la Toscana, perché è stata una società falsa - aggiunge la Taddei -. Ma vogliamo capire ugualmente quale sia il luogo di integrazione socio-sanitaria pensato da Comune e Asl, come si vuol disegnare questo luogo oggi indispensabile».

«Le case della salute - le fa eco Pedini - devono essere il luogo intermedio tra i medici di famiglia e il pronto soccorso, dove lavorino insieme medici di famiglia e infermieri, in un'organizzazione pensata e incentrata su medici generici, specialistica e diagnostica, dove siano previsti anche posti letto per cure intermedie, aperto 24 ore al giorno, dove siano presenti anche i pediatri».

Basta col ritornello "vada al pronto soccorso". Il grido di battaglia è esemplificato nella frase di Pedini: «Basta gente scaraventata in fila al pronto soccorso». «E' lì - aggiunge il segretario dei pensionati della Cgil - che finiscono gli anziani,che oggi hanno due alternative: le badanti o la fila».

Soldi per più dentisti, ma non c’è il progetto. «La Regione ha stanziato due mesi fa 4 milioni e 600mila euro per aumentare l'offerta odontoiatrica pubblica - continua Pedini -. Di questi 431mila euro sono destinati all'Asl 6. Ma l'azienda deve fornire un progetto alla Regione per avere quei soldi: è stato pensato, scritto, comunicato? A noi non risulta. Così quei soldi non arriveranno mai».

Il silenzio assordante di Nogarin. L'attacco è duplice: all'azienda ma anche all'amministrazione comunale. «Finora constatiamo un silenzio assordante sui temi sanitari, al di là delle uscite sulla stampa - accusa Franca Taddei -. Più volte, in passato, abbiamo denunciato la mancanza di indirizzi politico programmatici della conferenza dei sindaci. Ora le cose non sembrano cambiate. In questo limbo l'azienda fa in parte scelte dettate da obiettivi di risparmio, in parte fa non scelte. Come quelle per l'implementazione del servizio odontoiatrico, ma anche quelle per la riduzione delle liste d'attesa. La Regione ha stanziato 17 milioni, di cui un milione e 700mila euro per Livorno. Se l'Asl non presenta un progetto, quei soldi resteranno lì».

Qualcuno vuol tornare al dottor Tersilli... Nella riorganizzazione sanitaria, la Cgil non cambia la sua posizione neanche sul modello: intensità di cure. «Il modello del futuro resta questo. Adesso è stato ripreso a livello nazionale, mentre a Genova e Torino sulla base di questa idea hanno costruito nuovi padiglioni. Chi guarda ad altri modelli ha la testa girata al passato. O forse andava bene quando gli anziani stavano 4 mesi in ospedale?», dice Pedini. E Taddei rincara la dose, lanciando una frecciata velenosa ai Cinque Stelle: «E’ chiaro che l’intensità di cure è un modello che va governato, coinvolgendo il personale. Ma rifiutarlo significa volere ritornare agli anni del dottor Tersilli, il primario col codazzo, e alle barelle cariche di malati che girano per i padiglioni».

Via alle assunzioni. E’ chiaro che al centro di tutto c’è il personale. «Chiediamo l’assunzione immediata del personale sanitario ed amministrativo per la copertura del 100% del turn over 2013 e 2014 del personale», dice Golino. Che fa anche una lista di priorità: «In attesa dell’ospedale di comunità e delle strutture intermedie, è fondamentale incrementare il personale sanitario nei quattro pronto soccorso del territorio, senza dimenticare i reparti materno-infantile». (g.corsi.)

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