Gioco
Torna Zim e il ponte con gli Usa si rinforza
Tdt festeggia il rinnovo del matrimonio e accoglie gli israeliani garantendo navigazione notturna e dragaggi entro fine anno
LIVORNO. Dopo tre anni d’assenza riecco la Zim, dunque. Un ritorno che ha anche un sapore storico per il porto di Livorno, visto che per dirla col presidente della Compagnia Enzo Raugei «le sue navi scalavano l’Alto Fondale quando ancora la Darsena Toscana non esisteva».
E’ chiaro però che il nocciolo di quest’operazione - che adesso invece è ovviamente tutta incentrata sulle banchine di Tdt - risiede altrove. Intanto nei volumi e in quell’obiettivo-auspicio del ritorno (magari fra qualche tempo) ai 100mila teus movimentati negli anni d’oro di cui parla l’ex port captain della compagnia israeliana Angelo Roma. Ma non solo: nel ritorno di Zim c’è l’ampliamento del raggio e della frequenza delle connessioni tra Livorno e gli States, costa atlantica e anche pacifica, il che di questi tempi di dollaro in ripresa, potrà permettere di cavalcare magari uno sprint dell’export. Ma il ritorno della compagnia israeliana incrementerà «la possibilità di accettare carico anche per Caraibi, West Africa e Middle East», come sottolinea l’amministratore delegato di Tdt Luca Becce.
E’ anche un riconoscimento per il porto di Livorno e in particolare per Tdt: «La conferma della considerazione che Zim Line ripone nella nostra struttura, sempre alla ricerca dei migliori benchmark gestionali e tecnico operativi», dice il numero uno di Tdt.
Insomma, una notizia che rappresenta un bel raggio di sole sul cielo grigio del nostro porto. Anche perché, per restare ancora alle parole del manager della Darsena Toscana, «viene ulteriormente rafforzata l’importanza di Livorno e della sua rete organizzativa quale fulcro logistico-strategico per i traffici destinati ai mercati americani e da essi provenienti. Insomma, col ritorno di Zim, per il porto di Livorno si apre una nuova stagione».
Mercoledì primo ottobre sarà il grande giorno. Zim Monaco, bandiera di Malta, 40mila tonnellate di stazza lorda e 4400 teu di portata, arriverà in Darsena Toscana con i suoi 260 metri di lunghezza e 33 di larghezza. Alle cinque e mezzo del pomeriggio l’attracco sarà salutato da una cerimonia in pompa magna con i vertici del porto e della città in prima linea. Il mercoledì successivo toccherà alla Zim Texas, poi alla Zim Tarragona e alla Zim Luanda, tutte containership di dimensioni identiche.
Detto della festa e di tutti i buoni motivi che ci sono per alzare i calici, una domanda sorge spontanea: che cosa è cambiato nel nostro porto e nel mercato mondiale rispetto al 2011 perché Zim sia tornata sui suoi passi? Becce evita - comprensibilmente e diplomaticamente - qualunque riferimento ai problemi che l’armatore israeliano ha avuto sul nostro scalo, limitando l’analisi ad una mera strategia di rotte e identificando nell’esclusione di Livorno dalla famigerata alleanza P3 (poi svanita nel nulla) la scintilla che ha riacceso in Zim l’idea di un ritorno maturata già nel 2013.
E le problematiche che l’armatore israeliano aveva lamentato nel nostro porto? Quelle, ad oggi, ci sono ancora. Ma non sarà un caso che qualcosa cambierà a breve, anzi a brevissimo. Entro fine novembre andrà a sparire la questione della navigazione notturna off limits per le navi sopra i 250 metri per accedere alla Darsena Toscana, che in pieno inverno, quando il sole cala presto, diventa quasi navigazione pomeridiana off limits. «In stretta collaborazione con i piloti e l’autorità marittima abbiamo realizzato il progetto per l’illuminazione del canale di accesso alla Darsena Toscana. Dopo di che sono partiti i lavori che termineranno alla fine del mese di novembre», annuncia Becce. Le spese - per l’importo di alcune decine di migliaia di euro - sono state sostenute dalla Tdt, sebbene l’investimento spettasse chiaramente all’Authority. «Diciamo che intanto anticipiamo noi», specifica Becce. In questo modo dovrebbe essere garantita l’accessibilità notturna per tutti i tipi di navi che scalano Livorno, anche e soprattutto quelle di 300 metri. E’ la soluzione di un problema storico - per quanto apparentemente banale, anche considerato il costo per la sua soluzione - che è stato tra quelli che hanno affossato Livorno negli ultimi anni.
Becce non lo dice, ma è chiaro che l’illuminazione del canale di accesso non può non esser divetato elemento decisivo nell’accordo che ha riportato Zim a Livorno, essendo stato elemento decisivo dell’addio.
Ma non finisce qui: insieme all’illuminazione, un’altra questione scottante dovrà essere risolta a breve, quella dei dragaggi, cioé dei pescaggi. «La fine dei lavori di illuminazione deve andare di pari passo con l’arrivo della draga e il suo immediato utilizzo nelle tre aree fondamentali per garantire l’accesso continuativo delle navi da 7000», dice l’amministratore delegato di Tdt. Il messaggio è diretto all’Autorità Portuale. «Quel lavoro dev’essere fatto entro la fine dell’anno, è indispensabile migliorare il passaggio all’imboccatura sud, al molo Italia e al canale di accesso». Anche qui, guarda caso, si tratta di una risposta ad uno dei problemi principali riscontrati da Zim a Livorno, le cui navi spesso sono state costrette a carichi ridotti per evitare di superare quegli 11.40 metri che i fondali permettevano.
Giulio Corsi
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