Il Tirreno

Livorno

l’investitura in mezzo a 4 sindaci pd

E i “democrat” puntano su Franchi

Kutufà bacchetta Firenze: premiata dal Salva-Italia, troppo strapotere

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LIVORNO. Nella corsa a Palazzo Granducale il Pd punta tutto su Alessandro Franchi. L’investitura pubblica alla festa nazionale dell’Unità all’ippodromo: ok unanime quella per il sindaco di Rosignano in nome di un segnale di forte unità politica. «Nessuna guerriglia per la successione ma un fronte unito contro l'accanimento dei Cinque Stelle», precisa Stefano Bruzzesi, responsabile enti locali del Pd: "Per il M5S le Province sono inutili, corriamo il rischio di essere governati da una minoranza». Con la riforma delle Province ad eleggere il presidente non sono più i cittadini col voto diretto, ma i cosiddetti "grandi elettori", ovvero sindaci e consiglieri dei Comuni nel territorio provinciale.

«È una questione di numeri», dice il presidente uscente Giorgio Kutufà: «Il M5S ha ottenuto il 60% dei seggi solo grazie al ballottaggio: c’è una differenza evidente rispetto al suo peso effettivo sull'elettorato provinciale».

Franchi insiste su un aspetto: non è una candidatura di partito. La riforma Delrio – afferma – «ha dato un ruolo centrale ai Comuni: sono aperto a suggerimenti sui contenuti politici provenienti da qualsiasi realtà locale".

A sostenerlo alla festa dell'Unità sono venuti i colleghi sindaci democratici Sandra Scarpellini (Castagneto), Lorenzo Bacci (Collesalvetti), Massimo Fedeli (Bibbona) e Samuele Lippi (Cecina).

La scelta è stata fatta in nome delle «competenze e dell'esperienza maturata a Rosignano, che riassume in maniera peculiare tutta la provincia di Livorno», dichiara Bacci. Scarpellini lo vede come «un alchimista: potrà aiutare Livorno a riprendersi dalla batosta elettorale». Per Fedeli «c'è bisogno che il Pd torni fra la gente, lui è l'uomo giusto».

Fuori dal coro (ma senza campanilismo) Lippi, che riprendendo Bruzzesi si rivolge invece a Nogarin: «Si ricordi che è il sindaco di tutti, non solo del suo elettorato».

Da Kutufà, che lascia dopo 10 anni, gli auguri e alcune raccomandazioni in caso di vittoria, iniziando dalla crisi dell'azienda Lucchini di Piombino: «La priorità è il lavoro, la seconda l'edilizia scolastica». E non risparmia una stoccata a Firenze ed al trattamento di favore ricevuto dal capoluogo regionale con il “Salva Italia”: «Con questa riforma le Province sono state colpite duramente, e l'introduzione delle "città metropolitane" rischia di favorire ancora di più lo strapotere di Firenze».

Matteo Scardigli

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