Il Tirreno

Livorno

«Ora il giudice salvi le vittime»

I legali delle parti civili: nelle motivazioni ci sia la dichiarazione di responsabilità

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LIVORNO. C’è chi è sicuro che l’inchiesta sulla presunta truffa milionaria di cui Donato Filippi sarebbe stato la mente, potrebbe essere un film. Adesso però, dopo la beffa della sentenza, chi è rimasto coinvolto in prima persona, spera che ci sia almeno il lieto fine.

«Il rischio - spiegano fuori dall’aula i legali delle parti civili - è che con una sentenza di non doversi procedere nei confronti degli indagati condanni le vittime a dover pagare le cartelle esattoriali che nel corso degli anni l’Agenzia delle Entrate a loro recapitato».

Ecco perché l’ultima speranza è riposta nelle motivazione alla sentenza che il giudice depositerà tra novanta giorni.

«Nelle motivazioni - spiegano in coro gli avvocati Lorenzo Losi e Carmen Licata - è necessario per le parti civili che ci sia riportata la dichiarazione di responsabilità nei confronti degli indagati. Da una parte per rivalersi in sede civile e dall'altra affinché l'Agenzia delle Entrate blocchi e cancelli dal ruolo le cartelle».

In attesa del giudizio di primo grado, infatti, sempre su richiesta dei legali delle parti civili, l’Agenzia aveva bloccato le richieste di pagamenti.

Ma adesso che la sentenza c’è e soprattutto quando sarà definitiva il Fisco tornerà a bussare alla porta dei creditori per riscuotere quanto gli spetta a e poco importa se i diretti interessati sono estranei alla vicenda.

«Senza la dichiarazione di responsabilità - vanno avanti gli avvocati - i nostri clienti subiranno oltre al danno una beffa. Molti di loro, tra l’altro hanno debiti molto importanti che superano anche il milione di euro. C’è qualcuno che addirittura rischia di vedermi mettere la casa all’asta».

Ovviamente gli stessi legali sapevano che la quasi totalità dei reati sarebbe stata prescritta.

«Purtroppo - concludono - gli accertamenti che riguardavano questa inchiesta sono stati complicati e tanti e nel balletto di competenza sono passati i 7 anni e mezzo dalla commissione dei fatti. Ecco che il risultato è stato inevitabile».

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