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«Cosmesi e veterinaria nelle farmacie comunali»
LIVORNO. «Il problema non è privatizzare, né mantenere pubblico il servizio: le farmacie comunali devono funzionare in maniera efficiente e produrre reddito come tutto il settore delle farmacie....
LIVORNO. «Il problema non è privatizzare, né mantenere pubblico il servizio: le farmacie comunali devono funzionare in maniera efficiente e produrre reddito come tutto il settore delle farmacie. Chiediamo all'amministrazione comunale di prendere una posizione netta a riguardo: il suo compito è dare un indirizzo chiaro, di controllo».
A dirlo è Sergio Landi a margine di un dibattito che si è svolto, ieri pomeriggio alla Acli di via Cecconi, e che ha richiamato la partecipazione di una decina di persone.
A organizzare l'incontro è stato il gruppo “Amici di Livorno” che, da qualche tempo, si è posto il compito di affrontare questioni che riguardano la città e i beni comuni, come le farmacie comunali (in totale sono 9 su Livorno, gestite da FarmaLi, braccio della Liri).
«Quello delle farmacie comunali – ha spiegato Sergio Landi – è un bene pubblico, una società in continua perdita: negli ultimi tre anni la vendita dei prodotti farmaceutici con ricetta ha risentito di un calo progressivo, mentre è rimasta stazionaria quella di altri prodotti, la cosmesi, l'omeopatia ad esempio».
Come recuperare capacità di vendita delle farmacie comunali? Il gruppo lancia delle proposte: le stesse che andranno ad aggiornare il documento (firmato da una ventina di persone tra cui lo stesso Sergio Landi, Andrea Raiano, Sergio Muzzi) già presentato a sindaco e capogruppo a inizio mese.
«Si potrebbe pensare – ha proseguito Landi – ad un allargamento del mercato della farmacie pubbliche a nuovi segmenti di business: la cosmesi, l'omeopatia, la veterinaria che, al momento, sono molto redditizi. Lo scopo è quello di recuperare redditività per mantenere i servizi socialmente utili, ma economicamente in perdita come il Cup».
Rispetto al personale, ha aggiunto Landi, «occorre migliorare la performance attraverso una maggiore attitudine alla vendita. Le performance private hanno un occhio attento alla redditività, alle esigenze del pubblico: si tratta di una vendita attiva, che cerca di offrire risposte molteplici al cliente. Quella delle farmacie comunali, invece, è una vendita passiva, che viene effettuata dietro ricetta medica».
Una delle soluzioni, dunque, potrebbe essere quella di favorire una maggiore interazione tra clientela e personale farmaceutico, per garantire un servizio più efficiente. Ma c'è anche chi ha avanzato l'ipotesi di «dirottare» il bacino di utenza dalla farmacia dell'ospedale, spesso congestionata, alle farmacie comunali, per guadagnare reddito. Il documento aggiornato, come dichiarato, verrà presentato nelle prossime settimane al Consiglio Comunale, ma il gruppo pensa di estenderlo anche alle farmacie comunali.
«Ci aspettiamo che la commissione competente si riunisca e ne parli. Il consiglio Comunale non può svolgere una mera funzione di nomina», ha concluso Landi.
Rosanna Harper
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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