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Ospedale, Nogarin ripete l’altolà «Da Rossi solo un’idea bizzarra»
Il sindaco pentastellato chiude ancora all’ipotesi del governatore di un altro referendum «Quel voto c’è già stato: fu scoraggiato e depotenziato dal Pd perché aveva paura di una batosta»
LIVORNO. «Il programma con il quale ci siamo proposti per il governo della città parla chiaro: no al nuovo ospedale, sempre più inutile anche alla luce del processo di riordino previsto dalla Regione. La struttura di viale Alfieri è più che sufficiente per le necessità del territorio, e le risorse già stanziate anni addietro per la ristrutturazione devono essere finalizzate al suo completamento». Dopo il primo botta e risposta avvenuto faccia a faccia (durante l’incontro in vescovado giovedì scorso), stavolta il secondo round tra il sindaco di Livorno e il governatore della Toscana si consuma a distanza, nel giro di poche ore.
Domenica Enrico Rossi, alla festa del Pd, aveva confermato la proposta di mettere in piedi un comitato di esperti, nonostante il no secco di Nogarin, per valutare nel dettaglio le due ipotesi (ristrutturazione del vecchio ospedale o realizzazione di un nuovo presidio, anche in un’area diversa da Montenero) e fare poi decidere ai livornesi con un referendum. «Non basta dire che la città ha già scelto quando ha eletto il sindaco - diceva Rossi - altrimenti rispondo che i livornesi hanno eletto anche me e che la sanità è competenza della Regione».
Ieri pomeriggio è arrivata la risposta del sindaco pentastellato, che ribadisce il suo no totale: «Torno a ripetere per l’ennesima volta che nel programma del Movimento 5 Stelle c’è scritto chiaramente “no al nuovo ospedale”». E aggiunge: «I posti letto persi in questi anni (oltre 300) devono essere ripristinati per rispondere al fabbisogno della popolazione. Occorre pensare anche alla possibilità di inserire l’Unità Spinale, promessa e mai mantenuta dalla Regione e necessaria in un territorio (quello dell’area nord ovest) sicuramente carente. Per questo come M5S intendiamo valutare le possibilità e la sostenibilità di recedere dall’accordo di programma sottoscritto con Regione e Asl e dall’affidamento al concessionario già in essere. Questo - chiosa Nogarin - dovrebbe bastare a mettere una pietra sopra alla querelle».
Dopo aver ricordato come «la volontà di rimettere in discussione il percorso avviato dalla precedente amministrazione» fosse chiara ai cittadini «quando sono stati chiamati a esprimersi per assegnare la poltrona di sindaco», il primo cittadino definisce «bizzarra» la proposta del governatore e si lancia in alcune considerazioni «non tanto sul nuovo ospedale, quanto sul referendum auspicato dal Pd toscano e livornese»: «Rossi forse non sa che furono raccolte migliaia di firme per il referendum contro il rigassificatore off-shore e che queste sono state buttate al macero dall’amministrazione dell’epoca targata Pd, che si è inventata mille stratagemmi pur di impedire che i cittadini si esprimessero su quella delicatissima questione». E ancora: «Nella redazione dello statuto del Comune di Livorno fu inserito un codicillo (il riferimento è all’articolo 81, ndr), dai compagni, ora improvvisamente democratici, che consentiva loro di fregarsene bellamente dell’esito di un referendum che abrogava una delibera del consiglio o della giunta, ribaltando tale esito con i propri consiglieri in consiglio comunale».
Inevitabile finire poi sul referendum in merito al nuovo ospedale: «Forse Rossi non sa che c’è già stato, e che i cittadini che si sono espressi, a stragrandissima maggioranza, si sono dichiarati contro. Il referendum non ha raggiunto il quorum, anche perché il Pd, per paura di una batosta, ha preferito puntare sul giochetto dell’astensione per poter invalidare la consultazione». Sempre su quel referendum: «Con “grande prova di cultura democratica” fu trasformato da abrogativo a consultivo dalla precedente amministrazione, per depotenziarne gli effetti».
Il sindaco cita infine la proposta per la semplificazione del referendum, presentata dal gruppo “Agenda per la politica quotidiana”: «Chiedeva che il quorum fosse portato alla metà dei votanti delle precedenti elezioni amministrative, come previsto anche dallo Statuto della Regione, e per avere un referendum abrogativo senza sé e senza ma, che non si confondesse con quello consultivo». Una proposta «lasciata morire in un cassetto, perché la volontà della vecchia amministrazione di continuare a prendere le decisioni senza essere troppo disturbati era lampante».
«Il Pd livornese - conclude Nogarin - dovrebbe avere un po’ più di pudore nell’invocare le consultazioni popolari dirette dopo quello che è riuscito a combinare in questi anni, in cui ha trattato il referendum come “cosa sua”». E avverte: «Se a Enrico Rossi il NO al nuovo ospedale (scritto in maiuscolo, ndr), espresso con chiarezza dalla cittadinanza livornese con il voto di giugno, non dovesse bastare, troveremo il modo di farglielo comprendere durante la sua campagna elettorale per le regionali».
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