Il Tirreno

Livorno

Mtm, la storia è finita: 108 licenziati

di Giulio Corsi
Mtm, la storia è finita: 108 licenziati

Da lunedì in mobilità i lavoratori della fabbrica di Guasticce che installava impianti a gpl. L’azienda: «Mercato deteriorato e ammortizzatori esauriti»

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Una buonuscita da cinquemila euro e una lettera di poche righe, consegnata a mano ai lavoratori che in fila aspettavano il proprio turno in una sala d’attesa della palazzina di Confindustria in via Roma. “<CF2>Con la presente si comunica la cessazione del sito di Guasticce con conseguente licenziamento del personale in forza, a causa del grave deterioramento del mercato di riferimento e dell’esaurimento degli ammortizzatori sociali a disposizione per fronteggiare la crisi</CF>”.

Si è chiusa così, tra giovedì e venerdì della scorsa settimana, la favola industriale della Mtm, la fabbrica nata in 55 giorni e arrivata in pochi mesi a dar lavoro a 900 persone grazie al boom del gpl e soprattutto degli incentivi statali.


Dal marzo del 2008 quando si insediò all’interno dell’interporto di Guasticce, nei 5mila metri quadrati che un tempo erano occupati dalla Omaelba e che ben presto raddoppiarono e poi raddoppiarono ancora, fino all’altro giorno, quando il sipario è calato definitivamente su quei capannoni deserti da mesi e ormai svuotati anche degli ultimi ponti, la Mtm è stata tutto: leggenda dell’impresa spuntata dal nulla e capace di dare ossigeno alla boccheggiante occupazione di un territorio vasto come il nostro, assorbendo anche fuoriusciti dalle fabbriche in chiusura (accadde con gli ex Brovedani, ad esempio), e al tempo stesso paradigma della precarietà, precarietà spacciata per flessibilità ma diventata ben presto orrore sindacale e caso di studio per i più noti giuslavoristi, interinali su interinali ad alternarsi h24 in turni cronometrati dal capo-officina, il record dei record raggiunto ad inizio 2010 con 390 contrattisti su un organico di 400 unità.

Da ieri però la Mtm, con il bene e il male che ha rappresentato, non esiste più. E i suoi 108 lavoratori (loro sì, a tempo indeterminato), dopo mesi di cassa, ora sono in mobilità.

Quasi tutti, alla fine della scorsa settimana, hanno firmato la conciliazione: mille euro per ogni anno di anzianità, i più “vecchi” ne hanno presi seimila, gli altri chi cinque, chi quattro, chi ancora meno. E hanno accettato il licenziamento senza colpo ferire. L’alternativa sarebbe stata opporsi, andare in causa, ma solo in quattro hanno avuto il coraggio di rifiutare quel poco di sbruffo e andare per vie legali.

Non esiste più la Mtm, dicevamo, ma ad essere precisi - e non è un dettaglio - non esiste più la Mtm Livorno. Perché l’azienda va avanti, in Italia con lo stabilimento nel quartier generale di Cherasco, in provincia di Cuneo, e soprattutto all’estero dove le attività vanno benone.

La società nel 2013 ha investito ulteriormente in India, acquisendo il 100% della Indiana Rohan Brc, ha incrementato il mercato russo del 55% e vede incoraggianti segnali di ripresa dal mercato sudamericano a partire proprio da questo secondo semestre 2014.

Il bilancio 2013 si è chiuso con un passivo di 2 milioni e 230mila euro, un bel tracollo rispetto ai 7 milioni e 237mila euro di utile dell’anno precedente, dovuto, in parte ai problemi italici, legati alla fine degli incentivi e al processo di reinternalizzazione da parte delle grandi case automobilistiche delle attività che finora erano appaltate alla Mtm. Ma non solo. Perché - ed è scritto chiaro nell’ultimo bilancio depositato il 31 maggio - la redditività del 2013 è diminuita in buona parte a causa della svalutazione della partecipazione della controllata Australiana Impco Pty che sui conti di Mtm è valsa 4 milioni e 637mila euro.

Insomma, se è vero che il trend delle installazione degli impianti gpl nel 2013 ha registrato un crollo vertiginoso (mille conversioni al mese nell’ultimo trimestre rispetto alle 2100 del primo trimestre), è altrettanto vero che i problemi non risiedevano solo sul ramo dell’impianto di Guasticce ritenuto ormai secco e dunque potato.
Il finale della storia, va detto, era scritto da tempo, nonostante appena il 24 aprile di quest’anno i vertici dell’azienda avessero rassicurato lavoratori e sindacati che l’attività sarebbe andata avanti.
L’ultimo capitolo di una storia comunque amara, è iniziato per caso a metà maggio quando un autotrasportatore scaricò dalle bisarche il suo carico di auto da convertire in gpl e poi salutando si lasciò andare una frase che suonava così: «Mi spiace che sia l'ultimo carico, ragazzi, so che da lunedì non porteremo più auto nella vostra fabbrica».

Parole che non furono smentite dall’azienda e che fecero calare la notte sul futuro di 108 famiglie.
A nulla è valsa in questa partita l’opera di convincimento tentata dal Comune di Collesalvetti, col sindaco Bacci in prima fila, e dall’assessore regionale Simoncini, nè i richiami dei sindacati alla proprietà al rispetto di un territorio da cui Mtm ha avuto molto e che ha permesso utili a ripetizione. E a niente è servita la battaglia dei lavoratori che a lungo da quel giorno di maggio hanno presidiato la fabbrica, tenendo “in custodia” i macchinari e una trentina di autovetture.

La pillola letale è stata fatta digerire un po’ alla volta, prima con le dichiarazioni dell’azienda rinviate di settimana in settimana, poi con l’idea di una cassa integrazione rinnovata (sarebbe scaduta ad agosto, anzi è scaduta ad agosto) il cui pagamento sarebbe stato anticipato dall’azienda stessa fino al 31 dicembre in cambio della fine del presidio. Davanti a questa proposta il presidio è stato interrotto, ma la cassa non è mai stata rinnovata. Anche perché nel frattempo Mtm ha comunicato ufficialmente in Regione la decisione di cessare e la legge oggi vieta la concessione della cassa ad aziende che chiudono.

Così siamo arrivati a settembre con ormai una sola strada davanti. Martedì 2 è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo e venerdì scorso è stata consegnata la comunicazione ai 108 lavoratori, che da ieri sono 108 disoccupati in più di un territorio che anche da questa partita esce sconfitto.

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