Il Tirreno

Livorno

L’azienda festeggia, fuori esplode la rabbia

di Giorgio Carlini
L’azienda festeggia, fuori esplode la rabbia

Striscioni e proteste degli operai messi a casa dalla Trelleborg in occasione dell’open-day dello stabilimento al Picchianti

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LIVORNO. I cancelli della Trelleborg, multinazionale leader nel settore di coperture e guarnizioni con sede al Picchianti, si trasformano ancora una volta in uno spartiacque tra la vita serena di chi ha mantenuto il posto di lavoro e la disperazione di chi lotta perché ritiene di averlo perso ingiustamente. Così, mentre i dipendenti entrano con le proprie famiglie nello stabilimento, in occasione dell’open-day organizzato ieri mattina, in strada si riversa la protesta degli ex impiegati licenziati nel 2010 e ancora impegnati in una battaglia legale contro l’azienda.

La festa e la rabbia. «Mi sembra una cosa fatta apposta per prendere in giro». «Assurdo: assumono gente nuova e lasciano a casa chi ha lavorato qui per 20 anni». Nello scambio di battute tra due pensionati ex dipendenti Trelleborg, giunti in via March per dare sostegno agli operai licenziati, c’è il succo della protesta organizzata all’esterno dei cancelli della fabbrica. Sì, perché chi quel posto di lavoro lo ha perso si sente ora beffato nel vedere come «l’azienda si fa bella agli occhi della città». Lo dice Mirko Bibbiani, uno dei dipendenti messi a casa e appartenente alla Filctem Cgil.

Non solo: dopo un periodo difficile dovuto a un mercato in crisi, Trelleborg sembra ora aver messo alle spalle i problemi degli anni scorsi, con tanto di nuovi investimenti e persino nuove assunzioni. Ma non per coloro che sono ancora al centro della battaglia legale.

Dalla fabbrica al tribunale. La vicenda degli “otto lavoratori alla porta per un cavillo” (così recitava uno degli striscioni mostrati nel corso delle precedenti manifestazioni), comincia con il recesso del rapporto di lavoro da parte dell’azienda nel 2010. Prosegue poi con il giudizio di licenziamento collettivo illegittimo e con l’obbligo di reintegro disposto dal tribunale del lavoro nel 2012, e si conclude (per il momento) nell’ottobre 2013 con il ricorso della Trelleborg e la sentenza in appello che rigetta il precedente verdetto, rendendo ufficiali i licenziamenti.

Ora gli operai prima cacciati, poi richiamati e infine messi a casa stanno ancora aspettando notizie dopo aver presentato da tempo un ricorso in Cassazione. Intanto, però, sono rimasti in cinque. «Perché tre di noi - rivela Bibbiani - sono stati costretti a scegliere la strada della conciliazione e un accordo per uscire dall’azienda, a causa di forti necessità economiche. Per noi - prosegue - resta invece questa situazione di inferno: gli ammortizzatori sociali sono agli sgoccioli, per alcuni sono già terminati. Ma non molliamo».

Assunzioni e polemiche. «Dopo la crisi - rivela Bibbiani - Trelleborg è in ripresa. Ha annunciato investimenti per 1 milione e mezzo di euro. E addirittura ha ricominciato ad assumere. Ha richiamato una decina di ex dipendenti Gbl, come previsto da un vecchio accordo, e ha preso in totale 21 nuove unità. Ma a quanto pare - attacca il rappresentante Filctem Cgil - si sono scordati degli otto padri di famiglia, che hanno lavorato qui per decenni, maturando anzianità e diritti, e ai quali dal 2010 è stato dato il benservito in modo assolutamente illegittimo».

Striscioni e tensione. Mentre al di là dei cancelli i dipendenti, accompagnati dalle loro famiglie, affrettano il passo e si dirigono a visitare lo stabilimento e a partecipare al rinfresco, in strada arrivano i membri del “Coordinamento lavoratori livornesi”: accendono fumogeni e un falò davanti all’ingresso, sotto l’occhio attento di carabinieri, Digos e polizia, pronti a intervenire.

Non mancano i momenti di tensione, quando gli autori del presidio attaccano due grandi striscioni alle cancellate dello stabilimento, recanti le scritte “Solidarietà ai lavoratori licenziati” e “Non c’è niente da festeggiare: i lavoratori dovete reintegrare”. «Cercate di essere comprensivi - urlano i più esasperati agli agenti di vigilanza privata e agli organizzatori dell’open-day - altrimenti scavalchiamo le transenne e veniamo dall’altra parte».

«L’arroganza di questa multinazionale non ha limiti - si legge nel comunicato del Coordinamento - ci sono 8 lavoratori rimasti senza stipendio da mesi, e la dirigenza pensa bene di organizzare una festa all’interno della fabbrica. È inaccettabile lasciare per strada i lavoratori perché non accettano il principio dell’attacco ai diritti e al salario».

Poco prima dell’ora di pranzo il presidio si scioglie lentamente, mentre al di là dei cancelli i dipendenti della Trelleborg continuano il loro tour con le proprie famiglie all’interno della fabbrica.

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