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«Dopo le critiche, io espulso dal portale nazionale del M5S»
LIVORNO. «A chi tocca domani?». Si apre così il lungo post polemico con cui il grillino Marco Valiani (primo dei non eletti per i Cinque Stelle in consiglio comunale) ha annunciato sulla sua pagina...
LIVORNO. «A chi tocca domani?». Si apre così il lungo post polemico con cui il grillino Marco Valiani (primo dei non eletti per i Cinque Stelle in consiglio comunale) ha annunciato sulla sua pagina Facebook l’espulsione dal portale nazionale del Movimento.
Un’espulsione arrivata dopo che il Meet-up vicino a Valiani aveva criticato le scelte del sindaco soprattutto rispetto alla nomina di alcuni assessori e dei vertici delle società partecipate. Critiche che non erano piaciute al Meet-up di maggioranza della città e all’amministrazione, tanto che dallo stesso Filippo Nogarin era partita la lettera dell’avvocato con tanto di diffida ad usare le stelle di Grillo.
Ma sentite cosa è accaduto dopo... «Succedono cose spiacevoli – scrive Valiani – per un Movimento che come primo valore dovrebbe avere la trasparenza. Vi racconto cosa è capitato a me, ma che potrebbe capitare a tutti voi. In data 21 luglio ho ricevuto raccomandata da parte del sindaco di Livorno, Filippo Nogarin dove venivo diffidato all'uso del logo nel Meet up (dove non sono organizer ma co-organizer) e nella pagina fb del Movimento 5 stelle Livorno (dove non sono intestatario della mail di accesso). Pensando fosse solo una ragazzata, in quanto l'unico titolato a diffidare dall'uso del simbolo è Grillo – va avanti Valiani – ho lasciato perdere senza dargli eccessivo peso. Da lì a breve, però è successo che mi sono trovato cancellato, senza comunicazione alcuna da parte dello staff, dal portale nazionale». Così la discussione rimbalza anche sul portale toscano “Amici di Beppe Grillo”.
«Ritengo questa cosa – conclude Valiani – di una gravità assoluta, questo per me si chiama zittire le voci critiche nel Movimento, si chiama negare trasparenza, dialogo, democrazia partecipata, tutte qualità che devono invece fare parte di un processo condiviso di cambiamento. Se facciamo passare sotto silenzio questa espulsione, se lasciamo decidere a un singolo chi può stare dentro e chi fuori, il movimento è finito».
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