Borzacchini, l'uomo che valeva il doppio
“Sul Lungomai di Livorno”, il libro che dà il titolo a questa rubrica, ha vinto ieri il Premio Satira di Forte dei Marmi. Ne sono felice, naturalmente.
Ma, se ne parlo, è solo perché non ho potuto fare a meno di pensare a chi, prima di me, quel premio l’aveva vinto per ben due volte.
Due volte vincitore, così come due erano i nomi che si portava addosso: Giorgio Marchetti, il nome da architetto, e Ettore Borzacchini, quello da scrittore. Lo leggevo da vent'anni, ma lo avevo conosciuto personalmente solo da pochi mesi, grazie al comune amico Michele Cecchini. Ci eravamo rimasti immediatamente simpatici. Giorgio aveva letto il Lungomai, e gli era piaciuto davvero: la cosa mi aveva riempito di orgoglio.
L'ultima volta che l'ho visto, il Borzacchini, cenavamo allo stesso tavolo, ospiti di Francesca Duranti a Villa Rossi, a Lucca. Si capiva che era ormai un uomo provato dalla malattia. Uno che entrava e usciva dagli ospedali, in un lungo calvario di mille interventi. Eppure, se anche accennava alla cosa, mi guardava in quel modo per cui si capiva chiaramente che, in realtà, non vedeva l'ora di farsi una risata. Così, a tavola, parlavamo dei programmi di cucina, ci dicevamo che dovevamo fare qualcosa per fermare questa moda degli chef incazzati che imperversa in tv. E poi, di palo in frasca, mi aveva insegnato la ricetta del “truccato”. Non provo a ridarvela, perché la sbaglierei, o non sarei capace di farvela pregustare come farebbe lui.
Ma la verità è che un “truccato” non è altro che un bicchier d'acqua camuffato da cocktail, un intruglio che i giovanotti sul finire degli anni cinquanta, squattrinati ma appassionati di cinema americano, ordinavano seduti al tavolino del bar, tanto per darsi un tono con i passanti. E se queste sono le ultime parole di Giorgio che ricordo, mi piace pensare che in effetti lui sapesse benissimo che in fondo la vita è tutta un “truccato”, che dietro la patina delle cose scintillanti c'è un'umanità feroce e tenera di cui è giusto e sano ridere. Mai volgare, mai offensivo, qualunque cosa dicesse. Giorgio Marchetti, Ettore Borzacchini era anche un uomo bellissimo, va pur detto infine.
Un vecchio monumentale. Altissimo e magro, con il volto scavato e gli occhi di una vivacità che non si incontra ormai che raramente negli esseri umani. Giorgio Marchetti, Ettore Borzacchini era in definitiva un vero signore. Era insomma un uomo che ne valeva due.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google