Gioco
«Nessun nuovo ospedale sarà maxi-ristrutturazione»
Nogarin ribadisce il no alla proposta di referendum lanciata dal presidente Rossi «Riqualifichiamo i padiglioni: varianti al piano Mariotti, senza intensità di cura»
LIVORNO. Non un ospedale ex novo nell’area di viale Alfieri, ma una maxi ristrutturazione dei padiglioni esistenti. Per il futuro della sanità livornese il Comune parte da qui. Filippo Nogarin lo dice all’indomani della proposta che gli ha lanciato, all’incontro del vescovo, il governatore della Toscana, Enrico Rossi: lasciare che la città decida, con il referendum, se ristrutturare il vecchio ospedale (la Regione ci metterebbe circa 70 milioni) o farne uno nuovo, anche in un’area diversa da Montenero (tra i 250 e i 300 milioni). «La proposta non è stata accolta: vogliamo ristrutturare viale Alfieri», ripete subito Nogarin...
Sindaco, ma cosa intende per ristrutturazione? Con quale piano vi siederete al tavolo con la Regione?
«Presenteremo delle varianti rispetto al piano Mariotti. Piano che era stato portato avanti direttamente dal servizio sanitario nazionale, con impiego di soldi pubblici...».
Che però partiva dall’idea dell’intensità di cura, che non è mai piaciuta al M5S...
«È vero. Infatti, dal momento che rigettiamo il modello per intensità di cura, ripartiamo dalla ristrutturazione prevista da quel piano, facendo le opportune varianti».
Quali?
«Intanto l’importante è che si rigetta il modello per intensità di cura».
Perché?
«Perché i nostri medici non sono formati per questo. La formazione italiana è altamente specialistica. Le faccio una battuta, ma la questione è seria: il “dr House”, che opera in tutti i settori, rappresenta l’intensità di cura. Noi non abbiamo i “dr House”, siamo altamente specialistici».
Quindi cos’ha in mente? Nuovo ospedale nell’attuale?
«Non è chiaro detto così: un ospedale ristrutturato, con modifiche tali da rispondere alle esigenze dei cittadini. Da questo punto di vista si può dire che diventerà nuovo».
Allora parliamo di una maxi-ristrutturazione.
«Sì, di una ristrutturazione importante dei padiglioni esistenti, anche con la demolizione di alcune parti».
Ma il progetto c’è?
«Ci stiamo lavorando. Guardi, il nostro ospedale ha qualcosa di straordinario, sa che è stato anche riprodotto...?»
E che ha quasi un secolo...
«Questo cosa vuol dire? Se compra una casa di ottant’anni fa cosa fa, la butta via? La riqualifica e diventa nuova».
Non teme che la ristrutturazione possa comportare finanziamenti a singhiozzo?
«Ci dobbiamo mettere intorno a un tavolo, come ha detto il presidente: avere un progetto chiaro, una linea di intervento mirata, una preventivazione della spesa, quindi un cronoprogramma a lotti, con l’erogazione a determinati stadi. Questo non vuol dire che non saremo nelle condizioni di fare un nuovo ospedale, ma di fatto ne faremo uno nuovo nell’esistente».
Giovedì sera, dopo il gelo, vi siete dati un appuntamento in Regione con Rossi?
«Nessun gelo, abbiamo anche cenato insieme, dal vescovo, è stata una cena molto cordiale...».
Quando vi incontrerete?
«A breve».
E quando porterà in consiglio la revoca degli atti che ancora prevedono Montenero?
«Aspettiamo di metterci al tavolo col presidente, poi faremo le cose che dobbiamo».
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