Il Tirreno

Livorno

Scontro nel Pd: così è un’altra legge porcata

I sette dissidenti accusano, mentre dal partito si tenta di rassicurare: noi non useremo i nomi bloccati

2 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. È scontro aperto dentro il Partito democratico sulla legge elettorale. I 7 malpancisti contestano listino bloccato, soglie di sbarramento e rappresentatività. Antonio Mazzeo, responsabile organizzazione del Pd toscana, getta acqua sul fuoco e rilancia sui punti che uniscono il partito: «Si tratta di una legge molto innovativa su più aspetti: per la prima volta un presidente di regione si elegge con la possibilità del doppio turno ed è previsto il principio dell’alternanza uomo donna con la possibilità della doppia preferenza. Credo che ci siano tutti i motivi per una grande soddisfazione da parte del Pd toscano». Poi però non nasconde il compromesso con Forza Italia sul minilistino regionale. E rilancia: «Il Pd non lo utilizzerà, così come già deciso a larghissima maggioranza in due direzioni regionali del partito: tutti i consiglieri regionali del Pd saranno eletti con le preferenze. Auspichiamo che facciano lo stesso tutti gli altri partiti politici».

Una posizione che fa saltare sulla sedia i dissidenti interni che si sono astenuti alla votazione. La consigliera Daniela Lastri ribatte: «Dire “non useremo il listino bloccato” è solo ipocrisia. E' come se il Pd sfidasse Forza Italia a non servirsi dei nomi bloccati. Ma allora perché il Pd ha votato questa legge? Il listino bloccato - insiste - è come un fantasma. Obbliga il cittadino a scorrere i nomi dei candidati sui tabelloni elettorali, ma se ci mette le crocetta sopra, non saprà mai chi avrà votato».

È ancora più duro l'altro dissidente interno, il consigliere pisano Pier Paolo Tognocchi: «Calderoli definì la sua legge elettorale una porcata. Immagino la vergogna che hanno provato i tanti consiglieri del mio partito che hanno votato a testa bassa questa norma. E come definire il Toscanellum se non un'altra porcata?». Lastri e Tognocchi affondano il colpo anche sulla scarsa democrazia nella scelta dei candidati. «Di fatto – dice Tognocchi - si avoca a pochi la scelta dei candidati nelle liste. Questo va contro la democrazia dentro i partiti che non sono mai stati regolati per legge».

I due consiglieri giudicano addirittura imbarazzante la soglia di sbarramento del 5% per i partiti che corrono da soli. «E' troppo elevata – denuncia Lastri - Non è giusto che un partito che raccoglie 98mila voti e arriva al 4,9% non possa entrare in consiglio regionale. Anche il sub-emendamento spuntato fuori all'alba con lo sbarramento del 10% è stato di fatto come una tagliola non dichiarata. Rincara la dose Tognocchi: «Questa è una legge palesemente contro la rappresentanza delle minoranze».

Intanto è sempre più insistente la voce di un ricorso alla Corte Costituzionale. I dissidenti del Pd non si muoveranno. Più probabile che stia preparando qualcosa Fratelli d'Italia.(s.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web