Proteste
Con listini e premio si rischi il pasticcio
Con un voto notturno il Consiglio regionale toscano ha approvato la nuova legge elettorale. È in sostanza il testo approvato dalla commissione ai primi d'agosto e già commentato. Ritorno su due punti.
In primo luogo, il premio di maggioranza. A livello regionale l'elettore è chiamato a esprimere contemporaneamente due voti: uno per il candidato presidente e uno per una lista. La legge prevede la possibilità del voto disgiunto. Pertanto, il presidente potrebbe ottenere una percentuale anche alta di voti e la lista collegata un numero inferiore. Il sistema approvato prevede che il "premio di maggioranza" (ovvero 24 consiglieri se al primo turno il candidato presidente abbia almeno il 45% dei voti; 23 consiglieri se il 40% o se vince al ballottaggio) vada alla lista del candidato vincitore: ma questa, come si è visto, può avere ottenuto anche pochi voti, cioè meno del 45% o del 40% del suo candidato presidente. In altri termini: potrebbe accadere che una lista ottenga il 30% dei voti o anche meno: questa lista, per il solo fatto di aver appoggiato il candidato "giusto", ottiene il 57,5% dei seggi. Ciò pone alcuni problemi, anche in relazione alla sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. Rileggiamo le motivazioni della Consulta: "le disposizioni in esame non impongono il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista (o coalizione di liste) di maggioranza relativa dei voti; e ad essa assegnano automaticamente un numero anche molto elevato di seggi, tale da trasformare, in ipotesi, una formazione che ha conseguito una percentuale pur molto ridotta di suffragi in quella che raggiunge la maggioranza assoluta dei componenti dell'assemblea. Risulta, pertanto, palese che in tal modo esse consentono una illimitata compressione della rappresentatività dell'assemblea parlamentare, incompatibile con i principi costituzionali in base ai quali le assemblee parlamentari sono sedi esclusive della "rappresentanza politica nazionale" (art. 67 Cost.), si fondano sull'espressione del voto e quindi della sovranità popolare”. E' vero che tali affermazioni riguardavano il Parlamento e non i Consigli regionali, ma i principi richiamati sono talmente forti e pervasivi che una loro violazione ad opera di una legge regionale non può suscitare legittimi sospetti: e in ogni caso gettano un'ombra assi negativa sull'opportunità politica delle scelte.
Un altro punto. Si è sostenuto che questo sistema "restituisce il diritto di voto all'elettore", perché re-introduce le preferenze. In effetti, sono state fortemente volute da un largo schieramento di forze, non solo politiche ma anche sociali e culturali, e si deve dar atto al legislatore regionale di essere tornato indietro rispetto alla soluzione 2004. Ma tale scelta apprezzabile deve essere comunque posta in relazione con due previsioni. Da un lato, la possibilità per le liste che lo vogliono fare (discrezionalità fortemente sospetta) di prevedere un listino bloccato: tre candidati che ogni partito potrà eleggere a livello regionale senza passare dalle preferenze (e i cui nomi non compariranno neppure nella scheda). In secondo luogo, la previsione delle preferenze ha come conseguenza l'eliminazione delle primarie. Al riguardo, va sottolineata una differenza importante tra primarie e preferenze: con le primarie la competizione è precedente la consultazione elettorale e dentro il partito (o la coalizione); con le preferenze la competizione intra-partito è contemporanea a quella tra partiti: come avveniva nelle elezioni politiche in cui c'era la DC, allorché il sistema delle preferenze contribuì alla trasformazione di quel partito in "partito di correnti". Quest'ultima considerazione mi pare tutt'altro che lontana dalla prospettiva attuale: in un Pd in cui le varie "anime" sono spesso contrapposte, e ciò vale anche per altri partiti, le elezioni rischiano di trasformarsi in una competizione intra-partito. Forse su questo punto non si poteva fare diversamente: ma ciò conferma che ogni sistema elettorale ha in sé dei rischi, di cui è meglio essere avvertiti.
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