Toscana
Frustata del vescovo su casa e lavoro «Basta con i bla bla»
E sul problema alloggi: chi ha due case non può dormire in pace se non è disposto a condividere con chi non ha un tetto»
LIVORNO. «È finito il tempo delle parole, dei proclami e della declamazione dei buoni propositi: servono fatti». E poi: «Chi ha fame, il piatto di minestra lo cerca oggi, non fra un mese e intanto mangia parole». Il vescovo Simone Giusti, nel giorno del “compleanno della Madonna”, dal sagrato del santuario di Montenero riempito di folla («mai così numerosa nonostante sia un lunedì feriale») apre l’anno pastorale della diocesi con una strigliata alla classe dirigente e alle istituzioni della città.
Il monsignore-architetto ripete che non è una frustata “contro” bensì è una sollecitazione “per”: ma – aggiunge – «un vescovo non può starsene rintanato nel suo angolino in sacrestia, deve dare voce a chi non ce l’ha». E chi vuol intendere intenda...
Non è una predica come cento altre: qui siamo di fronte alla Chiesa che rimette in moto i motori. E, mentre il vescovo mette nero su bianco la nuova lettera pastorale sulla famiglia, rincara la dose mettendo a disposizione tutta la potenza di fuoco e la capacità di abnegazione e di organizzazione che ha il volontariato all’ombra dei campanili, fra Caritas e la rete solidaristica delle parrocchie. Poi ribadisce: se c’è bisogno di ridiscutere con le istituzioni le forme dell’intervento delle organizzazioni ecclesiali, la curia è disposta ad affrontare il discorso a 360 gradi («siamo pronti a rivedere i nostri servizi e le relative modalità ma al tempo stesso siamo fermi nel chiedere azioni strategiche per i poveri: non assistenzialismo ma percorsi per uscire da situazioni di miseria»).
Inutile dire che il fuoco del discorso è soprattutto su casa e lavoro: torna a definirli «diritti biblici», e detto da un vescovo suona come qualcosa di più che aggettivi tipo “sociali” o “costituzionali”. Anche perché è esplicito il richiamo al «giudizio che Dio avrà su di noi».
Sull’emergenza abitativa il messaggio è uno scossone nel segno di una nuova morale sociale dei credenti «di fronte ai bisogni fondamentali dei fratelli in difficoltà»: l’inverno è alle porte e «nessuno che ha due case può dormire il sonno del giusto se non è disposto a sapere condividere ciò che possiede con chi non ha un tetto».
Quanto al lavoro, forse s’intravede qualcosa in fondo al tunnel: il riferimento è alla «possibilità di 150 assunzioni in porto» (non lo specifica ma è da presumere che parli del progetto relativo al bacino) e a «un progetto di raffineria che vale altri cento posti» (il progetto Masol?). Anche qui l’appello alle istituzioni: «Non spetta al vescovo indicare come ma le istituzioni si mettano intorno a un tavolo e trovino un accordo per qualunque cosa possa tradursi in lavoro perché nel lavoro c’è la dignità delle persone».
Cosa chiede? L’idea-base è traducibile così: istituzioni e forze sociali facciano squadra. «Al di là delle legittime differenze nelle visioni politiche, si lavori insieme: l’importante è creare lavoro, non impedire all’altro di raggiungere i propri obiettivi». Come dire: la vittoria si misura da quanto lavoro si crea, prima ancora che dalla «sconfitta del proprio avversario politico».
Lui prova a fare da regista-mediatore di questa nuova stagione: ha chiamato in vescovado giovedì il governatore Enrico Rossi a discutere con il sindaco pentastellato livornese Filippo Nogarin, con i suoi colleghi Pd Lorenzo Bacci (Collesalvetti) e Alessandro Franchi (Rosignano) più il presidente della Provincia Giorgio Kutufà (che era anche l’unico fra questi presente ieri a Montenero).
Non basta. Se c’è un qualcosa impedisce alle idee di tramutarsi in investimenti e nuove fabbriche, a giudizio del presule questo “qualcosa” è il moloch della burocrazia. Con due sottolineature: 1) va «enormemente snellita»; 2) qualunque imprenditore, piccolo o grande che sia, «deve avere richieste certe» ma anche «tempi sicuri». E qui salta fuori anche un capoverso dedicato ai progetti Caritas «in attesa di autorizzazione»: «Spero proprio che non si imbattano in incomprensibili ritardi».
Nella lunga omelia il vescovo mette l’accento anche sulle persecuzioni religiose e su quella che chiama «indignazione a senso unico». Vedi alla voce striscione su Gaza: «Non ci sono perseguitati di serie A e di serie B. Bisogna alzare la voce – afferma – quando a soffrire sono i palestinesi, quando sono gli ebrei, quando sono i tanti cristiani massacrati nel mondo. Ce lo insegna quel prof musulmano di Ninive morto per difendere i suoi amici cristiani».
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