Il Tirreno

Livorno

Casalp, i Comuni della provincia contro Nogarin

Scoppia la lite sulla nomina dei vertici della società «Atto di forza di Livorno, non si amministra così»

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LIVORNO. Si fanno di fuoco le polemiche sulla nomina dei vertici di Casalp, la società che gestisce le case popolari. I Comuni della provincia si sono schierati apertamente contro l’amministrazione Nogarin e all’assemblea in programma domani a Palazzo Civico potrebbe scoppiare il patatrac.

«È stata a dir poco un triste spettacolo a cui non avremmo sinceramente voluto assistere», hanno scritto gli assessori al sociale di Castagneto, San Vincenzo, Campiglia Marittima, Piombino e il vicesindaco di Cecina dopo la conferenza dei sindaci della provincia convocata il 2 settembre per parlare di “ governance aziendale, le linee di indirizzo, procedura e modalità di selezione del direttore generale di Casalp”.

«Dopo un breve preambolo dell'assessore alle politiche sociali del Comune di Livorno – scrivono gli amministratori in rivolta – abbiamo appreso che il medesimo aveva già deciso per la nomina di un amministratore unico (si parla di Vanessa Soriani, ndr), nonostante nel precedente incontro gli amministratori del territorio della provincia avessero manifestato forti perplessità in proposito e avessero di contro proposto la costituzione di un Consiglio di amministrazione, piuttosto che la nomina di un amministratore unico». «La nomina di un Cda – aggiungono – consentirebbe una più snella gestione sulle attività di direzione, una maggiore ampiezza di conoscenze e competenze utili all'adozione di scelte appropriate, un maggior scambio tra i territori e un maggiore e più costante trasferimento di informazioni verso e dai territori». E «il Consiglio di amministrazione – sottolineano – potrebbe essere formato da un rappresentante per ogni zona socio-sanitaria e darebbe in tal modo garanzia di maggiore rappresentatività e partecipazione a tutto il territorio provinciale».

Già un mese fa, come raccontato dal Tirreno, il Lode di Casalp si era chiuso con un nulla di fatto, un rinvio: Filippo Nogarin aveva spinto per la nomina di un nuovo amministratore unico dopo Stefano Taddia (che a oggi resta al timone), mentre dalla provincia avevano chiesto un cda a costo zero per garantire la rappresentatività del territorio.

La polemica ora non si placa. Anzi. «In poche parole l'assessore del Comune di Livorno – scrivono gli altri assessori – aveva già individuato da solo “il profilo ideale per ricoprire quel ruolo”, informando per l'occasione noi amministratori dei Comuni provinciali con la consegna di un curriculum vitae comprensivo di nome e cognome durante la conferenza dei sindaci». «Il metodo utilizzato – si arrabbiano – ci appare a dir poco molto discutibile, per non dire scandaloso. Ci mette in imbarazzo e ci rammarica fortemente. Non ci piace la demagogia e non crediamo nella pseudo-democrazia. Francamente, in nome della trasparenza, avremmo voluto che un posto di così grande rilevanza e responsabilità fosse stato messo a concorso pubblico e non sponsorizzato con una selezione ad personam». Oppure, ribadiscono, «avremmo potuto prevedere un cda a costo zero, come peraltro proposto in conferenza».

«La discussione può essere talvolta anche dura e forte – continuano gli assessori alle politiche sociali – ma deve sempre condurre a una sintesi maturata all'interno degli organismi preposti, una sintesi che rappresenti una risposta per i cittadini e una dignitosa rappresentanza delle singole comunità locali. A nostro avviso la vera democrazia scaturisce dal confronto serio che deve essere alla base di qualsiasi scelta istituzionale e politica. Se Livorno ritiene, in virtù della sua ampiezza e del suo indice demografico, di non doversi confrontare con gli altri territori, lo dica con chiarezza e trasparenza, noi ne prenderemmo atto».

Siamo perfettamente consapevoli – concludono – che i numeri contano in politica, ma è altrettanto evidente che i numeri da soli portano a scelte meramente tecniche che sminuiscono il ruolo di rappresentanza democratica istituzionale dei territori. Noi siamo aperti al dialogo e al confronto civile finalizzato a raggiungere un obiettivo comune, che è quello di dare risposte ai cittadini dei nostri territori. Il Comune di Livorno ci chiami se e quando vorrà confrontarsi e discutere delle cose e non lo faccia solo per ratificare decisioni già prese...».

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